Il gran bazar delle vanità e delle vini-tà, ormai, volge al termine. Oggi quarto e conclusivo giorno del Vinitaly, la fiera di Verona che quest’anno ha visto più sorrisi che mugugni tra i produttori. Un trend felice di cui avevamo avuto notizia già un mese fa, nei giorni del Milano Food&Wine Festival. Come da consuetudine, c’è un Vinitaly da salvare e uno da buttare. Da salvare, come accennato, i sorrisi dei produttori che quest’anno hanno visto un buon afflusso di operatori del settore, quelli veri, con l’arrivo di nuovi importatori soprattutto dall’estero, ma anche di ristoratori ed enotecari italiani che apprezzano sempre di più i vini non standardizzati, ma che abbiano un carattere proprio, con una storia da raccontare, con esperienze da condividere.
Vini veri, nella maggior parte dei casi: i viticoltori si sono tolti le loro tute da lavoro per indossare la giacca buona della domenica per far assaggiare i loro vini. Tra questi ricordiamo con immenso piacere alcuni prodotti molto interessanti. Ci piace ricordare il Valtellina superiore 2009 Dirupi, di 2 giovani vigneron che credono fortemente nella Valtellina, l’Erbaluce di Caluso 2009 dell’azienda Favaro, un vino dalle prospettive ancora molto lunghe, l’Ubimaior 2004 della tenuta Pederzana, un lambrusco Grasparossa con un lungo e complesso affinamento, e ancora l’Albarossa 2010 di Poggio Ridente, unica realtà bio che produce questo vitigno autoctono. L’Herzu Lange bianco dell’azienda Germano di Serralunga in Piemonte è invece un riesling che non ha nulla da invidiare ai vini della Mosella, mentre il Teroldego Beato 2007 di Redondel è un vino che esprime benissimo la passione di un piccolo vignaiolo.
Doverosa precisazione: questi sono gli assaggi di 3 giorni di una fiera che riunisce 4mila espositori, con centinaia di migliaia di vini in degustazione. Non si mette in dubbio che ci siano stati prodotti anche migliori di quelli citati, ma sono sicuramente i vini che hanno impressionato di più nell’ambito di un significativo campione.

I numeri ufficiali di Vinitaly 2012 al termine del terzo giorno: 95mila mq di superficie espositiva, 4.164 espositori, 156mila visitatori di cui 2.625 giornalisti
Da salvare, in questo
Vinitaly, c’è la scelta di accorciare di un giorno la manifestazione, cambiando il periodo (prima era da giovedì a lunedì, ora da domenica a mercoledì): dopo aver smaltito la domenica della confusione, delle famiglie e dei beoni, nelle successive giornate c’è stato una maggiore concentrazione di operatori del settore. Da buttare invece la parte del gran bazar delle vanità: le luci psichedeliche da discoteca di alcuni stand, ma anche i cocktail ghiaccio-vino e chissà cos’altro di qualche stand acchiappa-giovani. Da dimenticare, e in fretta, i troppi ubriachi in circolazione a partire già dal primo pomeriggio: la loro maleducazione dovrebbe essere accompagnata alle uscita da qualche addetto della Fiera.
Da buttare ci sono anche i vini griffati in negativo, per esempio quelli di Hello Kitty: non si vuole contestare la qualità del prodotto, ma la scelta di svilire la qualità di un vino all’interno di un packaging di sola apparenza. Da buttare le hostess da abiti attillati e tacco 12: la promozione dell’immagine sarebbe meglio lasciarla a qualche concorso di bellezza. Perché il vino buono non ha bisogno di trucchetti per essere apprezzato.