Vini d'Abruzzo: passato, presente e futuro

Una degustazione di alcune delle migliori produzioni regionali offre spunti di riflessione sulle caratteristiche e sulle prospettive dei vitigni più rappresentativi

21-11-2021

C’è l’Abruzzo in viaggio tra passato e futuro, con i suoi vini che ne raccontano le differenze geografiche più marcate, nel giro di pochi chilometri, ma soprattutto sanno suscitare il desiderio di esplorarle. Tra le tappe in questo intenso autunno per il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, con 200 associati, c’è stata quella milanese, che ha permesso di riflettere sulle personalità delle etichette regionali e di spingere lo sguardo avanti ad esempio sul Pecorino.

Il presidente Valentino Di Campli ha partecipato all’avvio della Milano Wine Week e alla masterclass con Davide Acerra e Leila Salimbeni, ma anche al pranzo al Cera Milano per condurre in questa esplorazione.

In campo, in quest’ultimo evento, tre ambasciatori dell’Abruzzo, Trebbiano, Cerasolo e Montepulciano. L’occasione anche per fare il punto su una produzione che ha solide radici storiche (le prime testimonianze risalgono all’età antica, con citazioni nei testi di Ovidio, Polibio e Plinio il Vecchio) e che nell’ultima metà del secolo scorso ha registrato un balzo in avanti a livello qualitativo.

Dal punto di vista, invece, dei numeri, parliamo di 33mila ettari di superficie vitata, 3,2 milioni di ettolitri e 17mila ettari di Montepulciano. La concentrazione maggiore è a Chieti: qui si trova l’83% della produzione, vicino alle colline costiere. Pescara e Teramo realizzano rispettivamente il 10% e il 6%, solo una piccolissima porzione (l’1%) a L’Aquila.

Presenti 6mila produttori di uva, 35 cantine cooperative e oltre 250 cantine. Metodo più diffuso quello tradizionale della pergola abruzzese, anche se si sta facendo rapidamente strada nei nuovi impianti la forma a filare. Soffermandosi sui vini Doc, si supera il milione di ettolitri con predominio netto di Montepulciano d’Abruzzo (80%).

Sul secondo gradino del podio il Trebbiano, poi una serie alcuni vitigni autoctoni. Tra questi ultimi, sta riscuotendo un crescente interesse il Pecorino. La sua freschezza e anche la sua armonia che riesce a trasmettere in maniera diffusa note di frutta, anche tropicale, floreali e balsamiche, stanno avendo presa pure sul mercato estero.

Alla masterclass abbiamo apprezzato particolarmente, per iniziare, il Pecorino Igt Colline Pescaresi “Mia Natura” 2020 della Tenuta Arabona che ormai da 30 anni ha introdotto i metodi dell’agricoltura biologica. Come ispira il nome della linea, un vino – Pecorino al 100% - che vuole celebrare un rinnovato e sano rapporto tra uomo e ambiente. Si è puntato sulla criomacerazione a 0°, poi fermentazione a temperatura controllata in assenza di vinacce su pied de cuve con lieviti indigeni. Si imbottiglia senza chiarifica e si prevede poi un affinamento di breve durata in acciaio. Il profumo è un’esplosione delicata di fiori e frutti gialli, sensazioni che trovano piacevole conferma al palato.

Nel 2019 piacevole tappa con la Cantina Tollo e il suo Pecorino Abruzzo Dop 2019. Un vino che si esprime con fierezza, specialmente attraverso la vastità di aromi, capaci di accentuare la freschezza: ad esempio con una carezza di salvia. Ancora di più, si distingue per la facilità nel prolungare le sensazioni su finale.

Infine “Tegeo” Abruzzo Doc Pecorino Superiore 2018 di Codicevino. Anche qui, colpisce l’equilibrio, una sorta di saggezza che si delinea fin dal colore, un giallo paglierino che rivela riflessi dorati, e poi all’olfatto con le spezie che vibrano sulle note fruttate e floreali in un’esperienza che non stanca mai, anzi è continuamente sollecitata alla ricerca.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo