Abruzzo che vai, vino buono che trovi

La regione all'ombra di Gran Sasso e Majella è un fiorire sempre più ricco di etichette e uve che sono espressione perfetta del territorio. Una panoramica dal Consorzio di Tutela

15-10-2021
Abruzzo, paesaggio vitato con vista mare

Abruzzo, paesaggio vitato con vista mare

Collocato tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella, l’Abruzzo è un territorio da sempre vocato alla vitivinicoltura. Possiamo suddividerlo in due zone: quella interna montuosa, che costituisce oltre il 65% dell’intero territorio regionale, e quella litoranea con l’ampia fascia collinare. Le aree produttive si concentrano per la quasi totalità nella zona collinare: in particolare, nella provincia di Chieti dove ricade il 75% del territorio vitato, seguono Pescara e Teramo con circa il 10% ognuna ed infine l’Aquila con meno del 4%.

La valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni più importanti rappresentano oggi i suoi punti di forza; un lavoro non facile che il Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo sta portando avanti con determinazione e soprattutto con la consapevolezza del proprio patrimonio paesaggistico, di cultura ed enogastronomia. Il vino in questo contesto diventa la voce narrante del territorio, al fine di dare un nuovo volto a questa realtà produttiva variegata e interessante.

Oggi il consorzio sta puntando sempre di più verso una connotazione qualitativa ed espressiva delle diverse denominazioni, non solo con l’obiettivo di interpretare al meglio i vitigni che si legano all’Abruzzo, ma anche puntando ad ampliare le sue azioni strategiche per promuovere i vini della regione, attraverso importanti azioni di enoturismo e marketing territoriale. Vengono così messi a sistema format attuali che puntano a far vivere il territorio nella sua interezza; dal trekking nei vigneti, alle degustazioni all’aperto, dai pic-nic in vigna a insolite degustazioni armonizzate dalle campane tibetane.

Il progetto che si è sviluppato nel corso degli ultimi anni vuole mettere a sistema tutte le filiere impegnate nell’ambito turistico, dalla ristorazione all’accoglienza, dall’agroalimentare ai tour operator.

Racconta il presidente del Consorzio Valentino Di Campli: “Si continua a lavorare sulla qualità e sull’identità dei vini e devo dire che i risultati sono molto interessanti, con il Montepulciano d’Abruzzo che fa da traino su tutta la proposta enologica - dai bianchi ai rosati per esempio - e sta riscuotendo sempre più interesse da parte dei consumatori. Un vino è il suo territorio e in Abruzzo questo legame è così evidente e profondo da convincerci a scegliere proprio il vino come voce narrante per accompagnare chi viene nella nostra regione, con un progetto di marketing territoriale che si concretizza nella App Percorsi-Abruzzo Wine Experience".

Castello Roccascalegna (Chieti)

Castello Roccascalegna (Chieti)

Tornando alla qualità e alla varietà dei vini, sicuramente il Montepulciano è il padrone di casa di questa realtà, coltivato su circa 17.000 ettari, con un trend in continua crescita. Si tratta di un vitigno incredibilmente generoso, con immensa carica polifenolica, un vitigno affascinante, che va gestito con consapevolezza, ma che può dare vita a tipologie ed espressioni eleganti ed interessanti, dai freschi e saporiti Cerasuolo, a rossi meno impegnativi, fino a prodotti perfetti per un più lungo invecchiamento.

Ne sono di esempio il Montepulciano d’Abruzzo Spelt della Fattoria La Valentina e il Montepulciano Le Vigne di Faraone, il Cocca di Casa di Fontefico, tutti del 2017; promettenti il Montepulciano d’Abruzzo Anfora 2019 di Cirelli e l’Ottobre Rosso 2020 di Tenuta I Fauri; il Campo Affamato 2018 di Inalto che gioca sulla freschezza e sul frutto e il Mazzamurello 2018 di Torre dei Beati, ancora un poco esuberante nelle note speziate e balsamiche derivanti dall’affinamento in legno.

Non sono da meno i bianchi, non solo il Trebbiano - con oltre 12000 ettari, ma in base agli assaggi fatti, si è rivelato molto interessante il Pecorino. Anche questa una bacca bianca, come il Trebbiano, può resistere al tempo, dando vita a vini versatili ed espressivi, di grande profondità e coinvolgimento.

Si tratta di un vitigno “antico”, le sue prime tracce risalgono ai tempi di Catone il Censore (II secolo a.C.) che lo includeva tra le varietà portate in Italia durante le migrazioni greche; è caratterizzato da una maturazione precoce delle uve e da basse rese quantitative. L’origine del nome è ancora incerta, ma tra quelle più accreditate risulta l’ipotesi che lo lega alla pratica della pastorizia transumante tipica dell’Abruzzo.

Interessanti e di spiccata personalità il Colli Aprutini Pec 2020 di Abbazia di Propezzano, dalle ottime potenzialità, coinvolgente e complesso l’Abruzzo Pecorino Machaon 2018 di Ausonia; lineare e pulito il Terre di Chieti Pecorino Peco 2020 di Cantina Tollo; sempre del 2020 si distingue per carattere ed eleganza l’Abruzzo Pecorino di Tenuta i Fauri e ancora il Colli Aprutini Cortalto 2019 di Cerulli Spinozzi. Non sono da meno - seppur prodotti in quantità ancora molto basse - i vini a base di Montonico e Cococciola, sono sempre più scelti e apprezzati. 

Di assoluta rilevanza anche la produzione di vini rosati come il Cerasuolo d’Abruzzo DOC - dal 2010 prima denominazione in Italia dedicata esclusivamente alla tipologia rosata - che sta sicuramente rivivendo un momento di maggiore crescita nei consumi e di consapevolezza produttiva. Il Cerasuolo D’Abruzzo è un rosato affascinante, ottenuto dalle uve Montepulciano utilizzando una particolare tecnica di vinificazione; la sua straordinaria freschezza unita all’eleganza dei suoi profumi lo rende un vino particolarmente piacevole e affascinante. Da segnalare il Cerasuolo d’Abruzzo Giusi 2020 di Tenuta Terraviva; il Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne 2018 di Cataldi Madonna e il Baldovino 2020 di Tenuta I Fauri.

In questo contesto di crescita e di visione prospettica, rientra anche l’accordo recentemente siglato a Ortona tra Intesa Sanpaolo e il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo; azione che vuole rafforzare l’accesso al credito per le aziende della filiera vitivinicola.

Sottolinea Valentino Di Campli: “Questo importante accordo con Intesa Sanpaolo va sicuramente a integrare gli strumenti a sostegno degli investimenti e della liquidità per le nostre cantine associate con l’obiettivo di tutelare i vini prodotti e di ampliarne il potenziale. Abbiamo trovato un partner che ci consente di costruire una serie di soluzioni su misura per le nostre cantine, in generale, per il nostro territorio; l’obiettivo è proprio quello di fornire alle aziende adeguati strumenti per affrontare al meglio le tante sfide - dall’innovazione nei processi produttivi fino alla sostenibilità e all’internazionalizzazione - che attendono il settore enologico”.


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