Il progetto Janare secondo La Guardiense, la più importante realtà cooperativa del Sud Italia

500 ettari, 1000 soci, per produrre vino di qualità. Un enologo di fama mondiale come Riccardo Cotarella a dirigere le operazioni, andando oltre, ma non trascurando, la Falanghina

04-07-2021

Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, è sede de La Guardiense, realtà cooperativa ambasciatrice di un territorio magico. Janare è un progetto che vede protagonista la realtà cooperativa più importante del Sud Italia. Siamo nell’area beneventana del Sannio, tra il Massiccio del Taburno e il Matese, una cantina costituita da mille agricoltori che coltivano 1500 ettari di vigneto.

Janare si concentra su 500 ettari, attestando che le zonazioni non sono mode passeggere, bensì un’esaltazione vera della produzione enologica di quest’angolo di Campania. Janare non è un nome di fantasia, sono le donne cosiddette "streghe" della tradizione cittadina del Sannio beneventano. Un elemento culturale magico.

Il presidente de La Guardiense, Domizio Pigna, ci racconta: «La fondazione di questa cantina cooperativa risale all’8 marzo 1960 ad opera di 33 soci. Oggi siamo 1000. Il percorso di produrre vini di qualità non è stato semplice. Ogni nostro socio viticoltore è proprietario di 1 ettaro e mezzo di vigna, quindi la gestione del vigneto gode di una attenzione straordinaria. È come se fossero 1000 piccole aziende che producono uva sotto la regia di un grande enologo».

I vigneti de La Guardiense

I vigneti de La Guardiense

Infatti tra il 2005 e 2006 arrivò in cantina Riccardo Cotarella, winemaker di fama e presidente mondiale degli Enologi: «Questa realtà fonda la sua unicità in 3636 vigneti diversi - chiosa Cotarella -. Appena arrivato a La Guardiense ho trovato una cantina deficitaria sul lato tecnologico. I soci avevo una grande voglia di riscatto e l’obiettivo di alzare l’asticella qualitativa, ad ogni costo. Seguo oltre un centinaio di cantine nel mondo con diciotto collaboratori, tra i miei studenti migliori ho scelto Marco Giulioli a cui assegnai l’incarico di enologo qui, a Guarda Sanframondi. Abbiamo sfatato che il Sannio sia solo madre della Falanghina, producendo anche Fiano, Aglianico e Greco. Sulla Falanghina abbiamo lavorato molto per elevare la qualità indipendentemente dal numero di chi fa impresa del vino».

E così dalla parole ai fatti: degustare Falanghina Senete dall'annata 2020 alla 2016 ha espresso un territorio con vini complessi, sapidi, vibranti che sprigionano energia. Frutto del lavoro fondamentale di zonazione, avvenuto mappando i terreni e leggendone direttamente le caratteristiche, vigneto per vigneto.

Un fotogramma dalla presentazione di Janare

Un fotogramma dalla presentazione di Janare

Interessante l’assaggio del Greco 2015 Pietralata. Una produzione di sole 600 bottiglie in quell’annata. Ci auguriamo possano bissare nel 2021 per ritrovare un vino fresco e molto conviviale. Nota di merito per il Cantari, Aglianico Riserva 2014: grande struttura con un naso invaso dai sentori di amarena e un sorso croccante.

La rivoluzione grafica de La Guardiense si allinea a una comunicazione moderna con una tradizione che si rinnova. Esaltazione dei fonemi nel marchio, attraverso uno studio recuperando l’alfabeto osco-sannita, fino a un elegante lavoro sulle fasi lunari essenziali, fin dai tempi delle Janare, per attuare le migliori pratiche agronomiche legate ai movimenti della luna.

«Dare dignità alla propria professione senza pensare agli individualismi - afferma Cotarella - perché i soci de La Guardiense sono anche imprenditori con l’obiettivo di riscattare un territorio. Sperimentazioni, studi, tecnologia non sono amici solo della Cooperativa ma portano sapere e beneficio all’intero Sannio. Ecco la generosità dei mille soci».