I magnifici cinque di Pietradolce

Al Congresso Nazionale Ais di Taormina abbiamo assaggiato le etichette più rappresentative dell'azienda etnea

14-12-2017
I vigneti di Pietradolce, azienda del versante no

I vigneti di Pietradolce, azienda del versante nord dell'Etna, tra le frazioni di Solicchiata e Passopisciaro

Una signora bellissima, col vestito e le labbra del colore della lava e con i capelli fumanti raccolti a formare una cima infuocata, interpretazione femminile e materna dell’Etna. Appare così, la Montagna, sulle etichette dei vini di Pietradolce, l’azienda fondata e condotta dalla famiglia Faro sul versante nord dell'Etna, tra le frazioni di Solicchiata e Passopisciaro.

Michele Faro, ultimo discendente di una famiglia di grandi vivaisti siciliani - a Giarre hanno realizzato Radicepura, l’originale centro congressi circondato da un grande giardino botanico e istallazioni opera di maestri del Garden design - ha fatto della ristrutturazione dei vigneti pre-phyllossera, ovvero non attaccati e non attaccabili dall'insetto che distrusse gran parte dei vigneti europei sul finire dell’Ottocento, una ragion d’essere a salvaguardia di un patrimonio prezioso, che oggi rimane una rara testimonianza di com’era il vino prima degli innesti. Le ragioni per cui i vigneti di Pietradolce, posizionati fra i 600 e i 900 metri di altitudine siano miracolosamente scampati al flagello sono da ritrovare soprattutto nel particolare terreno lavico che ha permesso di preservare le radici delle viti, e nelle pronunciate escursioni termiche che danno vita a vini sapidi, minerali e di grande carattere.

Nei 15 ettari di proprietà spezzettati tra vari appezzamenti di grande bellezza nelle tre contrade Rampante, Santo Spirito e Zottorinoto, i vitigni coltivati nei vigneti tutti ad alberello e tutti vendemmiati a mano, sono quelli classici del territorio: tra i bianchi il Carricante, che come dice il nome “carica” il vino di corpo e aromi, e tra i rossi l'aristocratico Nerello Mascalese e il più rustico Nerello Cappuccio.

L'Etna nella rappresentazione femminea delle etichette di Pietradolce

L'Etna nella rappresentazione femminea delle etichette di Pietradolce

A destra, Michele Faro

A destra, Michele Faro

Li abbiamo assaggiati per voi al 51’ Congresso Nazionale AIS a Taormina con una degustazione di 5 vini di cui 4 provenienti da vigneti a piede franco, assieme a un’analisi dei “clos” presenti nelle contrade dell’azienda, piccoli appezzamenti di vite all’interno dello stesso vigneto circondati da un muretto capace di proteggere la pianta e consentirle di esprimere caratteristiche di biodiversità differenti.

L'Archineri Etna Bianco, espressione di un vigneto pre-phyllossera di 120 anni di età, nell'annata 2013 ha una mineralità e una sapidità talmente pronunciate da sgomentare e affascinare. Il Pietradolce Etna Rosato 2016, che nasce da un vigneto di 40 anni, è agrumato e seducente, con note di arancia, rose, frutta e pepe bianco, è la manifestazione del legame con le tradizioni del territorio etneo, dove era consuetudine diffusa effettuare macerazioni di pochi giorni al fine di produrre vini di pronta beva.

L'Archineri Etna Rosso 2014, che proviene da un vigneto di 80 anni di età, fa 14 mesi di tonneau di rovere ed è elegante e balsamico. L'Etna Rosso Contrada Rampante 2014 è un vino avvolgente e denso, quasi focoso al palato, nato da viti di 90 anni di età. Il cru Vigna Barbagalli, il top aziendale, lo abbiamo assaggiato sempre nell'annata 2014: grandioso, di un’eleganza sottile e mai ostentata. Un vino proveniente da un vigneto di 100 anni di età e prodotto in poche migliaia di bottiglie, ma chi riuscisse a conquistarne una avrebbe l’occasione per degustare un prodotto autentico della cultura etnea, compiere un salto spazio-temporale per comprendere e cogliere la vera essenza della realtà vitivinicola autoctona di centinaia di anni addietro, rievocando antichi paesaggi e vecchie viti coltivate ad alberello dai maggiori interpreti di questa straordinaria terra, materna ed elegante come una signora.


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