Nino Negri, 120 anni a Cinque Stelle

Festa per l'importante anniversario. E l'enologo Maule racconta i suoi 46 anni in Valtellina

27-10-2017
Casimiro Maule, enologo della Nino Negri dal 1971,

Casimiro Maule, enologo della Nino Negri dal 1971, e Corrado Casoli, presidente di Giv

L’emozione di 120 anni di storia non si può raccontare. E’ come ammirare l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci: un conto è guardarla attraverso le fotografie, un altro è fermarsi a contemplarla.

La Nino Negri, per questo importante traguardo, ha voluto regalare l’emozione di toccare una parte della propria storia, assaggiando i vini che hanno fatto grande questa cantina valtellinese, per la precisione di Chiuro a pochi chilometri da Sondrio, e ha aggiunto ai propri ospiti anche una seconda emozione, quella di poter contemplare il Cenacolo Vinciano di Milano.

Il banco d'assaggio al Palazzo delle Stelline

Il banco d'assaggio al Palazzo delle Stelline

La storia della Nino Negri, la cantina più importante della Valtellina, può essere ripercorsa con alcune date fondamentali. La prima è sicuramente il 1897, data di fondazione della casa vinicola di Chiuro,  quando proprio Nino Negri sposa Amelia Galli e, dal Castello di Chiuro inizia la produzione e la commercializzazione del vino. Fu poi il figlio Carlo, “sciur Carlücio”, che rilancia l’attività: fu tra i primi in Italia a diplomarsi in Enologia e nel 1927 affianca il padre e poi inizia anche il passaggio dal vino sfuso alle bottiglie e nel 1956 arriva il primo Sfursat, svolta enologia per la Valtellina. Nel 1969 la neonata società Winefood acquista la Negri.

Due anni dopo, un’altra svolta: l’azienda vuole il “miglior giovane enologo” dalla scuola di San Michele all’Adige, e così arriva Casimiro Maule.  Nel 1977 muore Carlo Negri, che era ancora alla guida della cantina, e agli inizi degli anni Ottanta la situazione non sembrava andare come si sperava. Nel 1986 arriva il Giv, Gruppo Italiano Vini, con nuovi investimenti e nuova linfa all’azienda, e che portano, nel 1989, a un premio molto prestigioso per lo Sfursat della Negri: la medaglia d’oro al Concorso enologico di Bordeaux. E il resto è storia – di successi – dei nostri giorni.

La degustazione delle vecchie annate di Sfursat Cinque Stelle

La degustazione delle vecchie annate di Sfursat Cinque Stelle

E proprio quello Sforzato Cinque Stelle del 1989 è uno dei sei protagonisti della speciale degustazione che si è tenuta al Palazzo delle Stelline per celebrare l’anniversario, tenuta dal direttore ed enologo Casimiro Maule insieme al giornalista Luciano Ferraro. «Questa è una festa importante per noi – ha spiegato Maule - perché ho chiesto di poter fare qualcosa per ricordare chi ha lavorato per la Negri in tutti questi anni e ha permesso di raggiungere questo traguardo».

E i vini portati in degustazione hanno tutti una storia da raccontare. Come il 2013, che lo stesso Maule ha definito simile a «un grappolo d’uva, di Nebbiolo, in bocca» e ancora il 2009, più rotondo e morbido. Si passa poi al 2001, che ha vinto parecchi premi tra i quali quello come vino rosso dell’anno dalla guida Gambero Rosso/Slow Food (prima della “scissione” delle due testate).

I vini in degustazione

I vini in degustazione

E ancora il 1999, che esce comunque a testa alta nonostante abbia avuto alcune difficoltà, e uno straordinario 1997, che dimostra come questo vino possa arrivare agevolmente ai 20 anni di affinamento. E per concludere proprio quel 1989, dal quale, in un certo senso, iniziò l’ascesa della Negri.

Tutti vini con l’inconfondibile mano di Casimiro Maule, un “signore del vino” arrivato giovanissimo dal Trentino, che ha reso grande non solo la Negri, ma tutta la Valtellina. E che ci racconta la sua esperienza.

E’ il 1971: il preside della scuola di San Michele all’Adige la chiama. Cosa le ha detto?

Mi ha detto che c’è un produttore valtellinese che cerca un enologo.

Casimiro Maule presenta il Castel Chiuro

Casimiro Maule presenta il Castel Chiuro

Quanti anni aveva?

Ne avevo ventuno.

Quando ha detto Valtellina, che cosa ha pensato?

Che non sapevo dove si trovasse la Valtellina. Ho fatto anche una brutta figura. Però mi ha detto anche che era il posto dove si produce l’Inferno. E noi ragazzi lo avevamo studiato a scuola…

Ma a 21 anni, trasferirsi in Valtellina… Chi glielo ha fatto fare?

La voglia di conoscere una zona nuova e la voglia di andare a lavorare in un’azienda, la Nino Negri appunto, che aveva vigna e cantina, perché a me piaceva molto il discorso della vigna. Perché sono nato in una famiglia che lavorava la terra e volevo andare in un’azienda che avesse anche il vigneto.

Dopo 46 anni, è ancora lì, alla Negri. Si sente più Valtellinese o Trentino?

Sono ancora Trentino. La radice è lì e rimarrà sempre lì dove sono nato e dove ho vissuto la mia gioventù.

Per i 120 anni della Negri è nato un nuovo vino, il Castel Chiuro.

Volevo fare un vino che ricordasse la storia dell’azienda, di Carluccio Negri e della famiglia Negri. Un vino molto tradizionale, molto caratteristico, molto territoriale.

Chi è per lei Carlo Negri?

E’ stato un maestro. Un maestro non solo come enologo, ma un maestro di vita. Lui era molto bravo anche da un punto di vista del comportamento, con le persone. Parlava con tutti, dal ministro, fino all’ultimo degli agricoltori.

Un po’ come lei?

Sì, dai, un po’ come me. 


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