Un brindisi al futuro

Un'Italia del vino in ottima salute: il bilancio della 25esima edizione del Merano Wine Festival

10-11-2016
Dopo cinque giorni intensi e pieni di pubblico e p

Dopo cinque giorni intensi e pieni di pubblico e professionisti del settore, si sono chiuse le porte del Kurhaus di Merano

L'Italia del vino cresce. E non parliamo di numeri, ma di qualità e di voglia di esaltare le caratteristiche dei propri territori. Dopo cinque giornate del Merano Wine Festival, la sensazione è quella che l'Italia del vino stia bene. E che stia imparando a valorizzare il patrimonio che ha a disposizione.

Girando in lungo e in largo nella Kurhaus, attraversando le varie sale che ospitavano la selezione del Wine Italia, si è compreso come la globalizzazione del vino, almeno nel nostro paese, sia un concetto per ora scartato. I vitigni autoctoni, le micro zone e alcune rarità hanno caratterizzato le giornate al Merano Wine Festival, evitando un "appiattimento" dei valori ma cercando di esaltare le singole caratteristiche.

Andrea Panozzo e Daniela Conta

Andrea Panozzo e Daniela Conta

Un esempio arriva dall'azienda Theresa Eccher, una cantina che lavora da qualche anno sull'Etna e che è uscita con la seconda vendemmia del suo Altero, un Etna rosso con una particolarità. «Nasce da vigne prefillossera, che hanno 120 anni – spiega Andrea Panozzo, titolare assieme alla moglie Daniela Conta – In particolare sono piante di Nerello Mascalese, ma essendo un vigneto antico, sorto su una colata lavica del 1881, c'è anche un po' di Nerello Capuccio, ma si parla dell'1%».

Altero 2012 è un vino davvero unico, molto particolare, che assorbe le caratteristiche del vulcano e le porta nel bicchiere. In Piemonte, nelle Langhe, invece, c'è l'orgoglio del Nebbiolo, anche se spesso ci si sofferma solo a parlare di Barolo e Barbaresco. Ma c'è anche la "Rive Gauche" del Tanaro, come sottolineano con un metodo Charmat di Arneis dall'azienda Malvirà di Canale d'Alba.

Ma si deve porre l'attenzione sul Roero Riserva Renesio 2009, nebbiolo in purezza, che ha una finezza e un'eleganza che molti "cugini nobili" non hanno. Il problema è proprio far uscire il nome Roero dall'ombra lunga di Barolo e Barbaresco.

Alcune bottiglie dell'azienda Malvirà di Canale d'Alba

Alcune bottiglie dell'azienda Malvirà di Canale d'Alba

Si tratta solo di due esempi, tra i 350 produttori italiani presenti, per far capire come la biodiversità italiana, anche nel campo della viticoltura, è un fattore sul quale puntare con decisione.

E il Merano Wine Festival è stata anche l'occasione di dare uno sguardo sul mondo, con un'ampia sezione dedicata agli stranieri, in particolare agli Champagne francesi ai quali è stata dedicata l'intera ultima giornata di manifestazione, e ai grandi rossi, con la presenza dell'Union des Grands Crus de Bordeaux, ma anche con interessanti focus sul Libano e sulla Georgia.

Il bilancio del Merano Wine Festival è positivo: un quadro fresco di dove sta andando il vino in Italia e nel mondo. Con un brindisi finale con un pensiero ottimista per il futuro.


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