Il Gin Tonic che vorrei

La temperatura, le proporzioni. Il cocktail più bevuto di Spagna secondo il critico del Pais

23-07-2011
Il gin tonic di Javier de las Muelas, grande barte
Il gin tonic di Javier de las Muelas, grande bartender del Dry Martini di Barcellona, +34.932175072 (foto, Jordi Poch/El Pais)

Siccome bevo poco vino, cerco di procurarmelo sufficientemente buono. Non sono nemmeno un fan dei distillati ad alta gradazione e meno ancora dei cocktail. Di tanto in tanto però, come spesso succede in queste serate estive, perdo il controllo per il gin tonic. In Spagna, lo beviamo come da nessun altra parte. Tanto che siamo il paese che beve più gin, secondo solo alle Filippine.

Anni fa, quand’era di moda vantarsi col vino, i più esagerati viaggiavano con la tabella delle varie annate di Rioja nel taschino. Quasi nessuno ne capiva nulla ma pazienza. Oggi è di moda ostentare i nomi dei vari gin: guai commettere l’errore di prenderne due di fila della stessa marca. Tale e tanta la pressione che oggi non esiste cockteleria che non tenga sul bancone più di 50 gin diversi. Mi dicono che sul mercato circolino più di 300 varietà e che il numero lievita di continuo. Sembra che tutti vogliano provare nuovi brand, da bottiglie di design.

Lime o limone?
Lime o limone?
La preparazione del gin tonic è un mistero simile a quello della tortilla di patate.Com’è possibile che con 3 soli ingredienti – acqua tonica, gin e e limone -, più i cubetti di ghiaccio, si riesca a ottenere un risultato così notevole? Prendo tempo a trarre delle conclusioni. La chiave di tutto? La temperatura degli ingredienti, che devono essere freddi o ghiacciati. E la proporzione tra gin e tonica. La qualità dei vari elementi la do per assodata.

Confesso che i gin creativi mi annoiano. Quelli in cui appaiono fettine di cetriolo, bacche di ginepro, liquirizia, fiori, coriandolo o quel che è. Giardini fluttuanti che mi disturbano. E non mi è nemmeno chiaro se i cucchiaini a spirale con cui alcuni bar tender fanno scivolare la tonica sia spettacolo o meno. Di sicuro, i bicchieri a tubo sono già caduti nel dimenticatoio.

Negli ultimi mesi ho assaggiato dei magnifici gin tonic, a partire da quello di Pitu Roca (Josep, il secondo dei fratelli Roca, ndr) al Celler de Can Roca, i cui cubetti sono ottenuti attraverso infusione a freddo di ginepro e cardamomo. Delicatissimo. E non ne cito altri perché voglio concentrarmi su uno dei miei preferiti, quello del celebre Dry Martíni di Barcellona (Aribau 162, +34.932175072).

Javier de las Muelas
Javier de las Muelas
Il proprietario, Javier de las Muelas, amico da anni, è uno degli esperti più paradossali che io conosca: non beve alcol e non l’ho mai visto agitare uno shaker. Eppure, le sue teorie mi convincono:
1. Coppa grande tipo balòn o, meglio, bicchieri alti da sidro.
2. Cubetti di ghiaccio d’acqua pura decalcificata.
3. Gin a O°C.
4. Tonica a 3°C.
5. Fettine di lime o limone verde d’agricoltura biologica, lavati e seccati per rimuoverne la paraffina.
6. Tre parti di tonica per una di gin, aspetto chiave.

Il Gin tonic di Javier de las Muelas
Ingredienti
1 coppa di gin Bombay Original o Sapphire (7 cl)
1 bottiglietta di tonica Schweppes
1 fettina di lime
cubetti di ghiaccio d’acqua pura

Preparazione
Introdurre 7 cubetti di ghiaccio in un bicchiere alto e largo tipo quelli da sidro. Aggiungere il gin e versare lentamente la tonica. Decorare con la fettina di lime e mescolare delicatamante. 
Così, semplicemente. Mi rimane solo un dubbio: meglio utilizzare le semplici fette di limone o solo la loro buccia?


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