01-04-2026

Albura, il nuovo golosissimo progetto di Francesco D’Alessandro ad Avezzano

L'ex sous chef di Mammaròssa ha aperto nel cuore della Marsica, in Abruzzo, una tavola che profuma di brace, territorio e condivisione

A poco più di un’ora d’auto da Roma, oltre il traffico della capitale e la frenesia dei quartieri gastronomici più battuti, esiste un’altra geografia della cucina. Una carta che profuma di territorio e di brace con una forte identità, libera, che supera le aspettative. Ad Avezzano, nel cuore della Marsica, ha aperto Albura Bistrot, il nuovo progetto del cuoco Francesco D’Alessandro.

Il locale nasce da un’idea semplice ma molto difficile da realizzare: costruire uno spazio informale in cui la cucina ben eseguita possa essere vissuta senza fronzoli e idolatrìa. Niente rigidità, niente liturgie gastronomiche troppo complicate. Albura è pensato come un luogo conviviale, dove si entra per una cucina golosa e tecnicamente solida con la possibilità di sedersi al bancone e osservare il piatto mentre prende forma.

L’albura è la parte viva dell’albero, quella nascosta sotto la corteccia dove scorre la linfa e avvengono i processi vitali. Un’immagine che parla di energia, trasformazione e movimento. Accanto a questa dimensione vegetale c’è poi il fuoco: la brace, elemento centrale della cucina di D’Alessandro, capace di trasformare la materia prima con una forza primitiva e diretta.

Classe 1994, il cuoco ha costruito il proprio percorso partendo dalla gavetta: per quasi dieci anni è stato sous-chef all’Osteria Mammaròssa di Avezzano, esperienza che gli ha permesso di consolidare tecnica, sensibilità verso il prodotto, attenzione alla stagionalità, e una cucina che non perde mai il legame con il territorio. Quando si trasferisce a Mentone, in Costa Azzurra, lavora con Mauro Colagreco. Prima nella brigata del Mirazur (3 stelle) e poi come sous-chef di Casa Fuego, la braceria dello chef. Qui approfondisce in modo radicale il rapporto con il fuoco: studio delle carni, delle cotture dirette, dei tempi della brace. Un bagaglio tecnico che oggi rappresenta uno dei pilastri della sua cucina.

Bancone e brace

Bancone e brace

Il ritorno in Abruzzo coincide con una fase imprenditoriale intensa. Insieme alla famiglia prende vita una piccola costellazione di progetti gastronomici: Sgranocchia Pizzeria a Rocca di Mezzo, dedicata alla pizza romana sottile e croccante. Poi Sgranocchia Forno ad Avezzano, bakery contemporanea ispirata alle panetterie del Nord Europa e alla cultura della colazione ma con al centro il pane.

Albura Bistrot rappresenta il tassello più maturo di questo percorso. Non un ristorante gastronomico in senso tradizionale, ma uno spazio dinamico in cui la cucina può essere vissuta con leggerezza concreta. Il menu segue la stessa logica. Piatti curati, tecnicamente precisi, ma pensati per essere condivisi senza formalità. La brace gioca un ruolo centrale, ma non è mai un esercizio di stile. È piuttosto uno strumento per esaltare ingredienti e stagioni anche con cotture lunghe.

Gli antipasti sono tutti da mettere al centro del tavolo: Fungo fritto, spinacino e limone sotto sale, Lattuga alla brace, salsa al vermouth, aringa affumicata. Sulla griglia il Diaframma con radicchio e olive, la Spalla di agnello arrosto o il Galletto alla brace. Sorprendenti i primi, testimoni dell’esperienza del cuoco: Tubetti, salsa di cime di rapa affumicata vongole e limone oppure il Riso alla brace con zafferano, cotechino e cipollotto. Tutti i piatti hanno tridimensionalità, morso, bilanciamento di consistenze e acidità.

Accanto alla cucina, un altro elemento definisce l’identità del bistrot: il vino. La carta è ampia e costruita con attenzione, con una selezione che annovera etichette italiane e internazionali con grande spazio lasciato agli artigiani del vino. C’è anche una buona proposta al calice, pensata per permettere agli ospiti l’assaggio di più vini grazie anche a ricarichi accessibili.

In un momento in cui la ristorazione tende spesso a diventare un’esperienza impegnativa, sia economicamente sia formalmente, Albura propone un modello diverso. Cucina di ricerca, tecnica solida e ingredienti selezionati, ma inseriti in una dimensione quotidiana. È anche questo uno dei valori della nuova gastronomia di provincia. Lontano dai riflettori più intensi, giovani professionisti stanno costruendo progetti personali, capaci di tradurre il dialogo con il territorio parlando al mondo.

Vince la condivisione. A destra, Carciofo alla brace, spuma di patate e quinoa croccante

Vince la condivisione. A destra, Carciofo alla brace, spuma di patate e quinoa croccante

Francesco D’Alessandro appartiene a questa generazione. Non ama definirsi chef, preferisce il termine “cuoco”. Una scelta che racconta una visione precisa del mestiere: meno protagonismo e più sostanza, meno distanza e più condivisione. È forse questa la nuova frontiera della cucina? Creare spazi in cui la qualità non diventi mai ostentazione? Difficile capire quale sarà la linfa della ristorazione nei prossimi anni e come i problemi di sostenibilità economica e ambientale troveranno sintesi con la voglia di stupire. Ad Avezzano, quella linfa oggi scorre dentro Albura. E racconta una storia gastronomica importante.

Albura Bistrot
via XX Settembre, 456
Avezzano (L'Aquila)
+3908631680543
Piatti menu: 7/60 euro
Chiuso l'intero martedì e domenica sera; a pranzo aperto solo domenica


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Matteo Gizzi

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Matteo Gizzi

gastronauta fin da adolescente e con un guida sempre in tasca. Aquilano di nascita e bancario di professione con una profonda passione per il cibo autentico e sostenibile. Panificatore autodidatta

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