15-12-2025

Nelle Tropical Valley siciliane: stanno per diventare l'eden per gli avocado in Europa

I primi 100 ettari tra le province di Messina e Siracusa, ma saranno 500 nei prossimi anni, perlopiù in aree abbandonate: ossia la maggior coltivazione di avocado del continente. I progetti di Halaesa, società agricola benefit

I primi 100 ettari impiantati ad avocado dalla sic

I primi 100 ettari impiantati ad avocado dalla siciliana Halaesa si estendono tra Tusa e Noto, ovvero tra le province di Messina e Siracusa

Idee, coraggio, competenze. Non è una formula magica, ma il lasciapassare per fare impresa anche in una terra complicata e faticosa come la Sicilia. Se hai idee, coraggio e competenze puoi trovare pure quei fondi pubblici e finanziamenti bancari senza i quali tutto resta immobile e nell'abbandono, sopratutto in agricoltura. Così ecco che un gruppo di giovani in gamba, guidati da Francesco Mastrandrea, 39 anni, laurea in management a Trento, master alla Bocconi e un passato nella consulenza finanziaria per l'agricoltura che gli ha permesso d'imparare a sbrogliare ogni difficoltà legata ai bandi, ha fondato Halaesa. Sì, Francesco ha acceso la scintilla a un progetto ambizioso e innovativo, dove il termine agribusiness non è una speranza nascosta tra le righe ma il pilastro su cui si basa Halaesa, società agricola benefit fondata nel 2022 con l'obiettivo di diventare il principale produttore europeo di avocado sostenibile entro il 2030. Oggi Halaesa conta 100 ettari, entro il il 2026 triplicheranno ed entro il 2030 diventeranno 500. Noi abbiamo partecipato alla fase iniziale del primo promettente raccolto dell'azienda: sono previsti 200 quintali di avocado Hass, la varietà più pregiata e a piena produzione, dal 2033-34, Halaesa punta a un fatturato di 25 milioni di euro che non sono noccioline ma, appunto, agribusiness.

Da sinistra, l'agronomo Eristo Tripoli, il Ceo Francesco Mastrandrea, la manager Marzia Villari e il co-founder Vitaliano Fiorillo 

Da sinistra, l'agronomo Eristo Tripoli, il Ceo Francesco Mastrandrea, la manager Marzia Villari e il co-founder Vitaliano Fiorillo 

Mastrandrea sottolinea l'obiettivo della sfida: «Vogliamo nutrire il futuro, rispettando il pianeta e valorizzando il territorio. Vogliamo riuscirci promuovendo un'agricoltura rigenerativa dell'ambiente e del territorio con una filiera corta, tracciabile e tecnologicamente avanzata». Il termine agribusiness è già di per sé rivoluzionario perché parla di un progetto supportato non solo da fondi pubblici, ma da imprenditori della finanza e dell'industria (circa 9 milioni di euro sono già stati raccolti e messi nel progetto) che hanno capito come l'agricoltura possa uscire dal limitante concetto di “campo” per costruire qualcosa di molto più grande, diventare un'impresa industriale legata a un prodotto che crea valore.

L'avocado è dunque il frutto sul quale si rafforzeranno di anno in anno e di ettaro in ettaro le Tropical Valley siciliane. Oggi l'avocado spopola per la domanda ma latita per l'offerta e, prima di Halaesa, mancava pure di una filiera strutturata. I numeri illustrano chiaramente il fenomeno: l'Italia è il quinto consumatore in Europa eppure importa il 95% degli avocado (in pochi anni si è passati da 20 a 45 milioni di chili sbarcati nel nostro Paese, soprattutto da Spagna e Portogallo, ma anche dal Sudafrica e dall'America Latina). Se fino a 10 anni fa ogni italiano ne consumava 100 grammi a testa all'anno, oggi sono 8 volte tanto, con la grande distribuzione che ha messo a segno un +28% nei primi 6 mesi del 2025. Tutto ciò è dovuto anche al fatto che si è allargato lo spettro di utilizzo dell'avocado, non più solo nel guacamole o nel sushi, ma in un paniere che va dai prodotti di bellezza ai cocktail e che soprattutto ne ha destagionalizzato l'utilizzo.

In questo periodo è in atto la prima raccolta di avocado Hass dell'azienda Halaesa che entro il 2030 vuole diventare il primo produttore europeo 

In questo periodo è in atto la prima raccolta di avocado Hass dell'azienda Halaesa che entro il 2030 vuole diventare il primo produttore europeo 

Halaesa prende il nome dall'omonima città greca che sorgeva nei pressi dell'attuale Tusa, 2.500 anime: tra lì e Noto, ovvero tra le province di Messina e Siracusa, è stato avviato il progetto con 45 mila piante di avocado Hass piantate. «Non avendo terreni su cui partire - spiega Mastrandrea – sono andato a cercarmeli, parlando con i proprietari e riportando a valore, in zone a ridotto sviluppo economico e sociale, appezzamenti per lo più abbandonati da decenni o magari devastati da 3 o 4 incendi. Basti pensare che per rimetterli in sesto sono occorsi 7-8 mila euro per ettaro, fondamentale che non fossero battuti dal vento ed avessero falde d'acqua e pozzi autorizzati per contrastare lo sbalzo delle temperature degli ultimi anni. Non ci siamo spaventati di fronte a nulla, volevamo dimostrare che anche un terreno dato per spacciato può diventare un modello di impresa capace di attrarre capitali e forza lavoro. Ci si ostina a parlare dei cambiamenti climatici come un problema, noi abbiamo voluto farli diventare un'opportunità imprenditoriale per il Sud Italia facendo nascere un modello agricolo replicabile che metta al centro la rigenerazione come strategia di sviluppo sostenibile».

L'acqua è fondamentale per la crescita degli avocado e tutti i terreni dell'azienda ne hanno accesso diretto anche grazie ai bacini di raccolta realizzati in tutte le proprietà  

L'acqua è fondamentale per la crescita degli avocado e tutti i terreni dell'azienda ne hanno accesso diretto anche grazie ai bacini di raccolta realizzati in tutte le proprietà  

Halaesa ha studiato a fondo i vantaggi di avere un avocado tutto italiano e bio: il frutto è raccolto nel momento esatto della maturazione fisiologica, arriva in tavola dopo 10-15 giorni dalla raccolta, garantendo valori nutritivi superiori e una riduzione del 90% dell'impatto ambientale rispetto a quelli importati da Perù o Messico, che percorrono migliaia di chilometri via nave o aereo in viaggi che possono durare oltre 40 giorni. L'avocado inoltre può restare fino a tre mesi appeso al ramo, così che si può contingentare la raccolta in base alla richiesta della grande distribuzione e avendo  sempre la tracciabilità completa dal campo alla tavola. Halaesa vuole anche “rinverdire” quella che oggi è la figura di chi guida le imprese agricole: solo il 9% è sotto i 40 anni, il 16% è over 75, 11,1 ettari è l'azienda media italiana (in America è 30 volte di più). Per riuscirci Mastrandrea è stato chiaro: «Le nuove generazioni chiedono visione, strumenti digitali e sostenibilità economica. L'agricoltura del futuro non deve essere solo resistenza e sacrificio, ma anche innovazione e dignità». Per questo l'azienda ha investito molto su macchinari, tecnologia e formazione con il risultato che i 27 dipendenti assunti sono sotto i 30 anni, il 50% di loro non aveva mai lavorato sulla terra e tutti sono locali, a conferma che se le cose sono fatte bene e in trasparenza, l'agricoltura resta un polo attrattivo anche per il futuro dei giovani.

L'Italia è il quinto Paese consumatore di avocado, ma se la domanda spopola, l'offerta latita. Il 95% degli avocado che finiscono sulle nostre tavole è importato. Halaesa vuole sovvertire questa percentuale

L'Italia è il quinto Paese consumatore di avocado, ma se la domanda spopola, l'offerta latita. Il 95% degli avocado che finiscono sulle nostre tavole è importato. Halaesa vuole sovvertire questa percentuale

«Li abbiamo assunti - spiega il Ceo - con contratti a tempo indeterminato, hanno stipendi dignitosi e godono di un welfare aziendale che significa metterci al loro fianco ogni volta che c'è un problema o una richiesta. Vogliamo che i piccoli paesi non si spopolino e che la terra resti un patrimonio su cui credere. Halaesa reinveste nel progetto ogni guadagno in meccanizzazione, sensoristica e agricoltura di precisione per costruire un modello agricolo che unisca innovazione e tradizione, con rispetto per la terra e per le persone. Vogliamo dimostrare che l'agricoltura può essere sostenibile e, al tempo stesso, economicamente competitiva».

L'azienda è molto attenta al tema della sicurezza, tutte le piante di avocado sono tenute ad un'altezza di raccolta che non richiede l'utilizzo di scale e sta costruendo una rete di raccoglitori stagionali qualificati, provenienti dalle stesse aree rurali, per garantire competenza, stabilità e crescita del territorio. Dove possibile, Halaesa attiva sinergie con le aziende confinanti, come scambi di servizi e utilizzo reciproco di sottoprodotti agricoli, generando un modello di economia circolare. Parallelamente, grazie a un progetto di ricerca cofinanziato dal Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Halaesa sta collaborando con il laboratorio ATEN dell'Università di Palermo per trovare applicazioni innovative agli scarti nel campo della nutraceutica e del medicale.

Entro il 2026 Halaesa vuole portare a 300 gli ettari coltivati ad avocado per farli diventare 500 entro il 2030. A pieno regime è previsto un fatturato di 25 milioni di euro

Entro il 2026 Halaesa vuole portare a 300 gli ettari coltivati ad avocado per farli diventare 500 entro il 2030. A pieno regime è previsto un fatturato di 25 milioni di euro

La vera forza di Halaesa sta nella compattezza del suo team, professionisti giovani che sanno cos'è l'agricoltura per non essersi limitati a studiarla sui libri ma vivendola con passione e sperimentazione. Come fa, per esempio, Marzia Villari, classe 1994, che dopo un intenso percorso di studio tra Milano e Roma prima in Economia e gestione aziendale e poi in Comunicazione d'impresa e digital marketing, ha aperto a Messina con il papà Angelo l'azienda agricola e fattoria urbana Villarè, per poi portare la sua esperienza manageriale e operativa in Halaesa. Vitaliano Fiorillo, socio fondatore dell'azienda e direttore dell’Invernizzi AgriLab della SDA Bocconi, ha conosciuto Francesco in un corso da lui diretto e hanno subito condiviso la stessa visione: «Le aziende agricole non hanno una strategia per crescere. Oggi anche in agricoltura servono marketing e computer, ma dobbiamo sempre tenere presente che siamo più efficienti se lavoriamo con la natura e non sulla natura. Halaesa è un modello replicabile e la conferma che le cose si possono fare in un certo modo e funzionano». Fiorillo ha analizzato a fondo anche il tema idrico, fondamentale visto che ad ogni pianta servono 10 litri al giorno: «Tutti i terreni dell'azienda hanno accesso diretto all'acqua, anche grazie ai bacini di raccolta realizzati in tutte le proprietà. Il suolo viene nutrito e coltivato seguendo pratiche agronomiche che aiutano a ripristinare la biodiversità del suolo, riducendo al minimo pratiche invasive come l'aratura. L’80% dei consumi energetici è coperto dall'autoproduzione dei nostri impianti di energie rinnovabili e i principi dell’agricoltura rigenerativa guidano ogni attività: uso di colture azotanti come favino e sulla, tra una fila e l’altra di avocado per mantenere la fertilità, e introduzione di pannelli fotovoltaici flottanti installati su alcuni dei bacini di raccolta delle acque per ottimizzare spazio e produzione energetica».

Il progetto di Halaesa porta anche nuovi posti di lavoro "perchè - spiega Mastrandrea - vogliamo che i piccoli paesi non si spopolino e che la terra resti un patrimonio su cui credere"

Il progetto di Halaesa porta anche nuovi posti di lavoro "perchè - spiega Mastrandrea - vogliamo che i piccoli paesi non si spopolino e che la terra resti un patrimonio su cui credere"

Il ruolo di responsabile agronomico è invece affidato a Eristo Tripoli, specializzato nella coltivazione di frutti esotici nell'area mediterranea, che spiega come il terreno di crescita dell'avocado non possa essere stagnante «perché la pianta vuole bere bene e quotidianamente, in estate anche due volte al giorno». L'avocado di Halaesa viene inserito in sistemi agricoli diversificati, spesso associato a colture complementari come limoni, arance, melograni, mango, orticole, uliveti, con rotazioni e consociazioni che rispettano il suolo, proteggono la biodiversità e alimentano gli ecosistemi. L'avocado, tra l'altro, è una coltura molto redditizia al punto che acquistare, per esempio, un limoneto e ripiantarlo ad avocado, garantisce una rendita annua doppia. Succede anche con i vigneti e, non a caso, nelle scorse settimane Halaesa ha acquisito l'area vitata della Tenuta Baroni a Noto per convertirla in coltivazioni di avocado.

La Produzione Lorda Vendibile (PLV) dell'avocado stimata a regime è tra 35.000 e 45.000 euro per ettaro, più del doppio rispetto a colture tipiche come limoni o olivi. «Con l’espansione prevista – sottolinea Mastrandrea – dovremmo coprire fino al 10% del consumo nazionale, contando su una pianificazione finanziaria rigorosa e su un rapporto diretto con la distribuzione, che elimina le inefficienze della filiera tradizionale. Innovazione, redditività e rispetto per la terra: è questo il futuro dell’agribusiness mediterraneo».


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Paola Pellai

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Paola Pellai

giornalista professionista, nata in un'annata di vino buono. Ha spaziato in ogni settore, dallo sport alla politica perché far volare in alto la curiosità è il sistema migliore per non annoiare e non annoiarsi. Non ha nessuna allergia né preconcetto alimentare, quindi fatele assaggiare di tutto. E se volete renderla felice, leggete il suo libro di fotostorie, Il tempo di uno sguardo

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