Le tante facce di At Carmen

L'Albereta con Abbattista, L'Andana con Bartolini e molti altri progetti: Martino de Rosa racconta

24-04-2016
Carmen Moretti e Martino de Rosa, fondatori di At

Carmen Moretti e Martino de Rosa, fondatori di At Carmen, insieme allo chef de L'Albereta Fabio Abbattista, che da due anni ha preso il posto di Gualtiero Marchesi per la gestione della ristorazione del relais in Franciacorta. E' stato il primo successo della nuova società

Carmen Moretti e Martino de Rosa, compagni da tempo nella vita e da ancora più tempo professionalmente, due anni fa hanno creato At Carmen, società attiva nel campo della ristorazione, dell'hôtellerie, del vino, dell'organizzazione di eventi. Alla base chiaramente c'è il grande lavoro fatto dai due soprattutto nell'ambito del Gruppo Moretti, che oggi è la holding Terra Moretti, impegnata in molteplici attività (edilizia, case vinicole come Bellavista, Contadi Castaldi, Petra, la tenuta toscana La Badiola con il resort L’Andana, il relais L'Albereta).

Abbiamo chiesto a Martino de Rosa – per diversi anni Amministratore Delegato del Gruppo Moretti, ma anche artefice del successo negli Stati Uniti di alcune delle più prestigiose realtà vitivinicole italiane di raccontarci le origini e la filosofia di questa impresa, che ha in cantiere molte novità di grande interesse e di assoluta eccellenza.

«At Carmen ai miei occhi – ci spiega – è un concentrato di tanti anni di esperienze. Nella mia vita ho avuto la fortuna di fare tantissime cose insieme a molti soci prestigiosi: quando ho compiuto 50 anni mi sono detto che volevo un'ultima avventura che fosse appunto il riepilogo di tanti progetti realizzati, così è nata questa società che unisce le competenze e le capacità mie e di mia moglie. Per le quali dobbiamo certamente ringraziare i compagni di strada di oltre vent'anni, in particolare una persona come mio suocero, Vittorio Moretti, che ci ha dato modo di gestire molte aziende diverse».

Sua moglie si chiama Carmen, il nome quindi è un omaggio a lei?
L'idea nacque durante un pranzo, insieme a mia moglie e a me c'era Oliviero Toscani, con cui abbiamo lavorato in diverse occasioni, ma che è soprattutto un caro amico. Ci chiedevamo che nome scegliere per questo progetto, Oliviero continuava a insistere sul fatto che mia moglie fosse il punto di partenza di tutto e ci propose di aggiungere questo “at”, come segno di modernità. Mi fido molto di Toscani, mi piaceva l'idea di fare un omaggio a mia moglie, così abbiamo fatto questa scelta.

La sala del ristorante gastronomico de L'Albereta, Leonefelice

La sala del ristorante gastronomico de L'Albereta, Leonefelice

Quali sono gli ambiti in cui vi proponete di lavorare con At Carmen?
Operiamo nei settori della ristorazione, dell'ospitalità e del vino – che sono poi i contesti in cui entrambi, sia insieme che separatamente, abbiamo lavorato in questi anni – con l'obiettivo di creare una società che come prima cosa sia in grado di trovare, a livello progettuale, soluzioni adeguate e finalità precise sia per idee nostre che di altri imprenditori, e che inoltre, dove necessario, possa affrontare con efficacia anche la parte pratica e gestionale di tali progetti. A due anni dalla nascita di At Carmen possiamo dirci molto soddisfati, stiamo creando una squadra di cui andare fieri.

Quali sono i progetti che meglio rappresentano il vostro impegno?
Innanzitutto la rivoluzione del food di tutta L'Albereta: credo possa rappresentare molto bene la filosofia di At Carmen. Partivamo dall'aver portato Marchesi a Erbusco, idea che fu di mia moglie, e dall'aver portato Ducasse a L'Andana, idea invece mia: queste esperienze ci hanno fatto comprendere che oggi il mercato fosse pronto per scelte diverse, e che in particolare L'Albereta avesse la solidità necessaria per affrontare una fase nuova, con un grande professionista, ma molto più giovane, come Fabio Abbattista; e soprattutto per realizzare prodotti di grande identità, molto rappresentativi di quell'idea di ospitalità che ha sempre offerto L'Albereta. A distanza di due anni, possiamo dire di averci visto giusto. Questa è stata la prima sfida vinta con At Carmen e da qui siamo partiti per realizzare una serie di altri progetti che prenderanno forma molto presto.

Invece per L'Andana che idee avete avuto?
In Maremma, dopo dieci anni di rapporto fantastico con Alain Ducasse, ritenevamo che ci fosse bisogno di fare una scelta più italiana, ma sempre all'avanguardia. Dopo qualche riflessione siamo arrivati a capire che la persona giusta era Enrico Bartolini. E' anche lui un professionista giovane, con origini toscane, in un momento molto interessante del suo percorso: così come successe anche con Ducasse, si è innamorato del luogo ed è felice e onorato di poter succedere a una simile icona della cucina internazionale.

Il Vistalago Bistrò, L'Albereta

Il Vistalago Bistrò, L'Albereta

Ci sono altri progetti nel futuro prossimo che possiamo anticipare?
Ce ne sono due che hanno una grande importanza per noi. Innanzitutto stiamo lavorando a questa idea di “chiosco”, che avrà come elementi cardine il vino e la pizza. Il primo dovrebbe aprire in Franciacorta in contemporanea con l'inaugurazione della grandiosa installazione che l'artista bulgaro-newyorchese Christo farà sul Lago d'Iseo, il 18 di giugno, per la visibilità internazionale che ci potrà offrire. E' un progetto che At Carmen gestirà direttamente, ma purtroppo non posso ancora svelare il nome del cuoco che sarà il nostro partner in questa avventura, posso solo dire che si tratta di uno dei più grandi interpreti in assoluto della pizza napoletana. Ma tra pochi giorni potremo comunicare ogni cosa, anche il marchio che daremo a questi “chioschi”. Vogliamo sviluppare questa idea molto velocemente, con l'ambizione di portarla anche all'estero in tempi brevi.

Lei ha una grande esperienza proprio con l'estero, in particolare con gli Stati Uniti...
Sì, e infatti il secondo progetto, che si affianca a quello dei “chioschi”, è di aprire At Carmen USA. Vogliamo aggregare una decina di aziende del settore agro-alimentare, sotto il nome di Italian Brigades, per portarle con noi negli Stati Uniti: proporremo un mix di grandi aziende e di realtà più particolari, con l'obiettivo di posizionarle nel modo migliore in quel mercato, perché sappiamo ormai come il marketing e la comunicazione siano elementi essenziali per il successo di un'impresa. Vogliamo essere attivi in America nel giro di poco tempo, diciamo per i primi di settembre, e aprire anche qualche “chiosco” più o meno contemporaneamente. E poi vogliamo, sempre all'estero, aprire anche altri locali, abbiamo due o tre concept differenti in testa su cui lavoreremo.


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