«Siamo fatti della sostanza dei sogni...E più alti saranno, migliore sarà il nostro futuro, e lo saremo anche noi»

Inaugura l'edizione #17 del Congresso di Identità Milano il direttore artistico Davide Rampello. Il Futuro è oggi, tema del 2022, è un pensiero che si rivolge a tutti, e per affrontare il domani occorre dotarsi di coscienza e conoscenza

21-04-2022
a cura di Marialuisa Iannuzzi
Davide Rampello inaugura sul palco dell'Audit

Davide Rampello inaugura sul palco dell'Auditorium del MiCo, questa mattina - giovedì 21 aprile - la diciassettesima edizione di Identità Milano 2022. Il tema è Il Futuro è oggi, ed è proprio a partire da questa frase che Rampello introduce il suo pensiero sull'oggi. Foto a cura di Brambilla-Serrani

«Qual è, dunque, la cosa più importante che ci appartiene? Il tempo. Ma c’è qualcosa che si pone persino al di sopra del tempo, quindi, dare un senso al tempo che abbiamo a disposizione».

Inizia così la riflessione del direttore artistico, Davide Rampello sul tema proposto per questa nuova fresca edizione di Identità Milano 2022, Il Futuro è oggi, una frase che ci aiuta a considerare, a valutare quanto stringiamo tra le mani, in questo tempo che è quello dell’azione, il tempo dell’essere. Ed è una frase che si rivolge all’umanità tutta, senza scremature, senza limiti di categorie, ma che nella cornice del Congresso si proietta, nel particolare, sulla ristorazione. «Che parola magnifica, ristorazione, ristorare e quindi, consolidare perché chi opera in questo luogo mentale, sociale, culturale (e solo in ultimo economico), ricostituisce lo spirito e il corpo di chi accede ai "poli di restauro".

È in questi luoghi che si crea e propone conoscenza; è qui che si modella un’esperienza proponendo il patrimonio unico della nostra bella Italia, cioè quanto ogni giorno i vignaioli, gli agricoltori, i casari, i pastai, i norcini del nostro paese, producono; straordinarie eccellenze, qualità differenti, con responsabilità e rispetto. Tutto questo arriva ed è custodito in un ristorante, l’ultimo luogo di comunità, l’ultima chiesa laica dove si perpetua il convivio, quel concetto “inaugurato” tanti anni addietro da San Benedetto da Norcia. Fu quest'ultimo a strutturare il modello del convento, il tempio dell’adunanza, del trovarsi insieme; lui a creare la prima vera comunità impegnata a salvare e salvaguardare il patrimonio della cultura greca e latina. Eppure, ancor prima di Benedetto, un altro padre della chiesa e squisito pensatore ha respirato la profondità del messaggio che oggi, nel 2022, si propaga dalle sale del MiCoAgostino d’Ippona, meglio noto come Sant’Agostino: per lui, l’unico tempo da vivere, l’unico a esistere è il presente- pre-sum sono qui, in questo momento - l’attimo che stiamo vivendo. Dal presente, poi, l’uomo si rivolge al passato attraverso la memoria che, invece, è il ricordo del presente-passato. Ma l’uomo pensa anche a cosa sarà domani, a quel che accadrà, dunque, il presente del futuro, a cui Agostino dà il nome di attesa - tendere verso e non aspettare, ma incamminarsi lungo quella strada che ci porta proprio dove desideriamo.

Il passato, il futuro: ma è nell’azione del presente che risiede tutta la forza e la coscienza dell’uomo, il frutto della conoscenza. Se ci volgiamo ancora una volta a San Benedetto, noteremo che è nella sua piccola formula – ora et labora – che il significato della conoscenza si concentra: ora è pregare, la conoscenza appunto, conosci e lavora, conosci e agisci.

Ma cosa c’entra tutto questo con il presente, e ancora di più con il futuro? Ci perdiamo nella ripetizione incalzante di parole quali sostenibilità, storytelling, esperienza. Entriamo in un ristorante e i piatti, non solo li degustiamo, ma ci vengono raccontati per fissarli nella memoria delle cose. E questo accade perche dall'esperienza, dal ricordo che maturiamo, da qui ha origine la conoscenza, come insegna anche Leonardo Da Vinci, «che non era uomo di lettere, non sapeva leggere il greco o il latino e per attingere conoscenza, non poteva che trattenere nell'animo tutto ciò che viveva». Anni son passati, eppure ci si rende conto che questa resta tuttora l’unica via, la più sincera per acquisire oltre che conoscenza, coscienza del presente.

Certo, considerare il presente, oggigiorno, non è cosa facile: una guerra in corso, una crisi economica sempre più acuta, la fine di una pandemia che comunque limita l'uomo e i suoi progetti. La tempesta è ancora in corso: tuttavia, ci sono tempeste che si concludono con visioni di speranza, che innalzano lo spirito e lo gonfiano di speranza. Scriveva William Shakespeare, sul finale della sua opera che porta proprio questo nome, La Tempesta: «We are such stuff as dreams are made on - Noi siamo fatti della sostanza dei sogni». Un brillante testamento, un’intuizione meravigliosa che solo un grande poeta è riuscito a esprimere attraverso le parole, ma il cui senso può essere espletato dalle nostre esistenze perché non c’è sogno più vero del futuro, della solidità di un progetto, e quanto più il nostro futuro è alto, quanta più sostanza c’è nei nostri sogni, tanto più saremo alti noi. Tutto sta nello scegliere, tutto si riduce a quel libero arbitrio che ci è stato donato all’origine della nostra esistenza.

Era il 1483 e Pico della Mirandola aveva soli 23 anni quando scrisse il De Hominis Dignitate, tutto ciò che l'uomo deve compiere per essere degno, innanzitutto di sé stesso e della vita. Vivere il presente è una questione di scelte, è l’atto di dare valore alle cose, a partire da sé. Ce lo spiega così:

«Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine».


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IG2022: il futuro è oggi