Il cibo è cultura, noi la difendiamo

Bona Frescobaldi, ospite di Identità Expo, spiega il suo impegno per la difesa del nostro patrimonio

19-05-2015
Bona Frescobaldi, al centro della foto, l'altro gi

Bona Frescobaldi, al centro della foto, l'altro giorno durante il pranzo dei Friends of Fai a Identità Expo S.Pellegrino, chef era Antonia Klugmann

Una vita spesa in difesa del patrimonio del paese: da quello paesaggistico, al monumentale, all’agroalimentare. Bona Frescobaldi è non solo “ambasciatrice del vino” nel mondo, come socia della celebre azienda vinicola toscana Marchesi de’ Frescobaldi; da sempre è anche impegnata a valorizzare le eccellenze italiane. E’ stata per dieci anni presidente del Consorzio Laudemio, da lei fondato, per la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva, ad esempio. Ed è attualmente nel cda del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), nonché “international chairman” dell’associazione Friends of Fai che si propone di trovare fondi da parte di donatori americani da devolvere al restauro e alla manutenzione dello straordinario patrimonio artistico e architettonico del Belpaese.

E proprio guidando un gruppo di statunitensi in visita all’Esposizione 2015, la Frescobaldi è stata ospite di Identità Expo S:Pellegrino, dove ha potuto gustare lo splendido pranzo pensato e realizzato da Antonia Klugmann.

Il Padiglione China, uno dei più apprezzati da Bona Frescobaldi

Il Padiglione China, uno dei più apprezzati da Bona Frescobaldi

Marchesa, qual è la sua impressione su Expo.
«Sono rimasta straordinariamente colpita. Ho visto il Padiglione Zero curato da Davide Rampello: bellissimo, entusiasmante. Meravigliosa la “borsa alimentare”. E certe architetture…».

C’è il contenitore. Ma, al di là di certe polemiche, c’è anche il contenuto.
«Esatto. E’ questo il giusto spirito del quale avevamo davvero bisogno, dopo anni di frustrazione e direi quasi umiliazione per chi ama questo Paese. Ecco, io ora sono piena di speranza. Giulia Maria Crespi mi dice sempre che la bellezza è essenziale e dà moltissimo. Ecco, io penso lo stesso anche della creatività. E’ proprio la creatività che vedo qui tra di voi a darmi la certezza che potremo ripartire. E io penso non a me, ma ai miei figli (Fiammetta, Angelica, Lamberto, Diana, ndr) e ai miei 10 nipoti».

Che padiglioni ha visitato, oltre al temporary restaurant di Identità Expo?
«Ho avuto poco tempo, ho apprezzato però le architetture del padiglione vietnamita… Di quello israeliano… La “curva” del padiglione cinese… Io ora devo partire da Expo: ma parto per ritornare».

Qual è il suo impegno per il Fai e l’impegno del Fai per il Paese?
«Da 12 anni, ogni anno porto gruppi di donatori statunitensi in giro a conoscere l’immenso patrimonio di bellezza del Paese: una ricchezza che non sappiamo comunicare adeguatamente. Loro sono strabiliati, anche se sono abituati a ricevere un livello di accoglienza superiore, sull’hotellerie abbiamo ancora molti passi da fare. Mentre la gastronomia è un nostro certissimo punto di forza».

 L'Abbazia di Santa Maria di Cerrate, poco a Nord di Lecce: è un recente restauro targato Fai

 L'Abbazia di Santa Maria di Cerrate, poco a Nord di Lecce: è un recente restauro targato Fai

Vuole citare qualche recente intervento del Fai particolarmente significativo?
«Stiamo operando per far sì che cresca la presenza giovanile tra gli oltre 100mila soci del Fondo. Quanto agli interventi sul patrimonio paesaggistico o monumentale, voglio citare quello sull’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, in provincia di Lecce. O alla Torre Campatelli di San Gimignano. Poi grazie al nostro presidente, prof. Andrea Carandini, stiamo avviando importanti progetti di restauro archeologico a Roma».

La valorizzazione del patrimonio culturale di un Paese significa anche dare il giusto spazio alla sua cucina…
«Certo! Arte e cibo devono andare a braccetto. La ristorazione italiana ci rappresenta in tutto il mondo e porta avanti due tendenze ugualmente importanti: da una parte la tradizione, dall’altra la creatività. E mi piace ricordare un mio viaggio negli Usa fatto nel 2013 insieme a Massimo Bottura, lo chef che forse più di ogni altro fa da ponte tra questi due trend, li unisce nel suo stile unico».

Lei si definisce buongustaia?
«Sicuramente. Sono una sostenitrice della straordinaria cucina italiana di provincia, mentre nelle città d’arte spesso si mangia meno bene. Però io vengo da Firenze, dove ho un indirizzo del cuore, di livello assoluto: l’Enoteca Pinchiorri».


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