Tutto il verde del Bahrain

Il padiglione dell'arcipelago del Golfo Persico è un rigoglioso giardino botanico pieno di frutti

02-08-2015
Il padiglione del Regno del Bahrain è stato pensa

Il padiglione del Regno del Bahrain è stato pensato come una serie di frutteti che si intersecano tra spazi espositivi chiusi, ed è stato costruito con dei pannelli prefabbricati grazie ai quali potrà essere smontato e trasferito in Bahrain alla fine di Expo Milano 2015 per diventare un giardino botanico pubblico

Osservandolo dall'esterno, non è semplice capire come il padiglione del Regno del Bahrain a Expo Milano 2015 sia uno dei più green, dei più rigogliosi, e anche dei più attenti alle tematiche legate al concetto di eco-sostenibilità; inoltre può vantare anche un altro primato, ovvero quello di essere stato il primo in assoluto a essere completato.

Il Regno del Bahrain si presenta così a Expo con uno spazio di circa duemila metri quadrati disegnato dall’architetta olandese Anne Holtrop in collaborazione con la paesaggista Anouk Vogel. La struttura che lo contiene è interamente formata da pannelli prefabbricati di calcestruzzo bianco, che appunto, dall'esterno, nascondono il prezioso contenuto del padiglione.

Il padiglione visto dall'alto

Il padiglione visto dall'alto

Una volta varcata la soglia però ci si trova di fronte a un giardino botanico davvero rigoglioso e particolare. Un’incisione su pietra posta all’ingresso racconta come il padiglione sia l'interpretazione poetica dell’eredità della cultura agricola del Paese, che discende dall’antica civiltà di Dilmun. Questo nome, che oggi è portato da una delle città dello stato del Bahrain, indicava nell'antichità una zona conosciuta come il leggendario "Giardino dell'Eden" per la quantità di acqua sorgente che allora sgorgava. Durante l'età del Bronzo costituiva uno degli snodi chiave delle rotte commerciali fra la Mesopotamia e la Valle dell'Indo.

Così il padiglione, concepito con il titolo “Archeologie del verde”, è stato costruito intorno a dieci diversi frutteti, creando una specie di continuo paesaggio verde. Dieci, per rappresentare ognuno dei principali alberi da frutta originari del Bahrain, e separati da spazi chiusi, i frutteti raccontano il ricco patrimonio agrario dell’arcipelago e costituiscono la parte principale della visita. Questi alberi fioriscono e danno frutti in diversi periodi, abbracciando così i sei mesi dell’Expo. In questo momento ad esempio si possono ammirare i frutti di banani, fichi, giuggioli, melograni e olivi che si avviano alla maturazione.

Il tetto

Il tetto

Nel padiglione sono anche esposti alcuni reperti archeologici che celebrano la millenaria tradizione agricola di questo paese. L'eco-sostenibilità di questo spazio e di questa struttura è confermata anche dalla scelta dei pannelli prefabbricati, che alla fine di Expo permetteranno di trasportare l'intero padiglione in Bahrain dove, una volta ricostruito, servirà da giardino botanico, ideato con lo scopo di avvicinare il pubblico locale e internazionale al patrimonio agricolo dell’arcipelago (lo stato del Bahrain è composto infatti di 33 isole vicino alle coste occidentali del Golfo Persico), che è stato a lungo trascurato.

Per Expo 2015 il Regno del Bahrain ha portato a Milano l’imprenditrice e chef Narise Kamber, a cui è stata affidata la supervisione della ristorazione del padiglione. La Kamber è proprietaria di Saffron e di Jena Bakery, due locali molto popolari. Il primo in particolare ha vinto il Time Out Award per il miglior ristorante del Bahrain nel 2014, e propone un menu di piatti tradizionali rivisitati in chiave moderna.

Invece la carta pensata per il padiglione prende spunto nuovamente dalla frutta, e cambia in funzione delle stagioni di maturazione. Si servono dunque frullati, insalate di frutta, e piatti come l’insalata di pomelo e arancio, la papaya con le melanzane, la Madrooba bahreinita (polpette alla brace avvolte da una crosta di riso), il gelato di rosa, e molte bevande tra cui il frappè di dattero al caffè e il tè all’acqua di palma.


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