Cina a Expo tra passato e futuro

Il Paese racconta la propria storia che s'affaccia alla modernità. Obbiettivo finale: l'armonia

04-08-2015
Il padiglione cinese a Expo 2015 è il più vasto,

Il padiglione cinese a Expo 2015 è il più vasto, dopo quello tedesco. Vuole raccontare il grande Paese che trova il proprio equilibrio tra passato e futuro, tradizione e modernità

La Cina a Expo ha costruito uno dei padiglioni più grandi di tutti, 4.590 metri quadri, secondo solo a quello della Germania, e già questo vuol dire qualcosa: in fondo vanta pur sempre anche la seconda maggior economia mondiale... E’ pure uno dei più belli e scenografici, se non il maggiormante gradevole in assoluto, con un oceano di fiori gialli – tagete e tanti altri - che introducono alla struttura, chilometri di legno di bambù a fondere paesaggi naturali e umani. Il tetto sembra richiamare le onde, o le forme di una pagoda, e copre installazioni luminose che sono, insieme, campo di grano e schermo orizzontale per i video. Tradizione e tecnologia, passato e futuro… L’insieme trova forma in un tutt’uno perfettamente armonioso, com’è o vorrebbe essere la Cina di oggi, sospesa tra una storia millenaria e un promettente avvenire.

“Armonia” è infatti una delle parole chiave della presenza cinese a Milano, insieme a  “Cielo”, “Terra” e “Uomo”. Sono questi i quattro termini che introducono alle altrettante aree espositive del padiglione. “Cielo” viene rappresentato, ad esempio, dai segni dell’oroscopo cinese, tra classici ombrelli parasole di carta decorati dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Pechino ed effetti sonori che richiamano i rumori della natura.
 
La rappresentazione racconta la lavorazione dell'anatra laccata dl ristorante Quanjude di Pechino. E' stata dichiarata patrimonio nazionale

La rappresentazione racconta la lavorazione dell'anatra laccata dl ristorante Quanjude di Pechino. E' stata dichiarata patrimonio nazionale

L’”Uomo” prende forma, a sua volta, con la riproduzione dei dipinti rupestri che si trovano sui monti Hua shan, a circa 120 chilometri ad Est di Xi'an (si tratta di una delle cinque grandi montagne sacre del Paese, ed è da secoli meta di pellegrinaggi). O nelle pagine del Qiminyaoshu, un trattato didattico completato nell’anno 544 e che racconta le tecniche di coltivazione, di silvicoltura, la zoologia, la pesca, gli alimenti.
 
Tutto questo introduce il tema “Terra”, coi campi terrazzati naturali degli Hani dello Yunnan: sono uno dei 56 gruppi etnici riconosciuti ufficialmente dalla Repubblica Popolare Cinese, vivono nel Sud del Paese, ai confini col Vietnam, tra il Mekong e il Fiume Rosso. 
 
E' un'ulteriore novità interessante: il grande Paese si spiega all’osservatore - per la prima volta la Cina partecipa a un’Esposizione Universale con un Padiglione self-built - mostrando e spiegando nei dettagli la sua politica agricola, dalla storia alle innovazioni del futuro. Anche province e singole città sono presenti con ricche e colorate attività: spazio dunque alla Cina interetnica. E, sempre per la prima volta, vi sono anche imprese cinesi in propri padiglioni.
 
Ma dicevamo del tema “Terra”: oltre i campi terrazzati, ecco la seta, con tanti bachi sullo sfondo della Silk Road che conduce da Xi’an in Europa, il più celebre percorso mercantile tra Oriente e Occidente. Poi il tè, il tofu… E l’anatra laccata, quella celebre del ristorante Quanjude di Pechino, un classico rappresentativo della cucina cinese (ma andrebbe detto al plurale: esistono otto "regioni culinarie" con altrettante scuole): elaborata nel 1864, la ricetta dell’anatra laccata comprende un complesso processo di preparazione e di degustazione, apprezzato con il titolo di “prima delizia cinese”. Così tale processo, “L’arte dell’anatra laccata del ristorante Quanjude”, è stato inserito nella lista del Patrimonio Intangibile della Cultura Nazionale cinese.
 
I principali tipi di té in Cina

I principali tipi di té in Cina

Poi, ovviamente, c’è anche il riso: le tipologie tradizionali ma anche gli ibridi creati negli anni Settanta dallo scienziato Yuan Longping, vanto per un Paese con così tante bocche da sfamare; garantiscono rese del 20% maggiori rispetto alle coltivazioni precedenti e sono stati adottati da tanti Paesi asiatici, africani e sudamericani.
 
“Armonia”, infine, è la Festa di primavera, che viene narrata con dei video; o sono i balli tradizionali messi in scena ogni giorno, alle 11 e poi ogni ora dalle 14 alle 17. In sintesi, come raccontano i curatori del padiglione: «Il tema scelto dalla Cina incarna l’atteggiamento di gratitudine, di rispetto e di cooperazione del popolo: la terra nutre l’uomo dalle origini, la speranza è la prospettiva di un futuro in cui il cibo consenta la vita di tutti. Il filo conduttore è la ricerca di equilibrio tra gli esseri umani e l’ambiente, tra l’umanità e la natura».
 
Per finire, prima parlavamo della Via della Seta. E’ stato interessante nei giorni scorsi il proposito cinese di organizzare, ospiti del Padiglione Italia, una serata dedicata alla cucina islamica nazionale (l’1,7% della popolazione di quello Stato è di religione musulmana, secondo i dati ufficiali: si tratta di almeno 30 milioni di persone…), con le sue connessioni con quella degli altri Paesi sulla Silk Road. Un’iniziativa da ripetere.

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