Il Padiglione da mangiare

La Svizzera ha deciso di affrontare il tema di Expo con quattro torri piene di cibo da consumare

22-09-2015

"Ce n'è per tutti?" è la domanda con cui la Svizzera è riuscita a centrare perfettamente la questione dell'alimentazione mondiale proposta da Expo. Nutrire il pianeta significa anche una gestione responsabile delle risorse, in esaurimento così come quelle contenute nelle torri che formano il padiglione

Non si può dire che il messaggio portato a Expo Milano 2015 dal Padiglione della Svizzera non sia immediatamente comprensibile, evidente, chiaro. “Ce n'è per tutti?”: questa scritta campeggia su una delle quattro torri che sono l'elemento più visibile e riconoscibile dello spazio espositivo, composto infatti da una piattaforma e da queste quattro costruzioni mobili, dinamiche, in continua evoluzione.

Le torri sono piene (o meglio: lo erano a maggio, all'apertura di Expo) di prodotti alimentari. I visitatori possono arrivare in cima alle torri attraverso degli ascensori e una volta arrivati possono prendere questi prodotti, svuotando progressivamente gli enormi contenitori. Svuotandosi le torri, le piattaforme sui cui poggiano si abbassano, modificando di fatto la struttura del Padiglione e rendendo molto evidente l'effetto del consumo degli alimenti sul Padiglione, che chiaramente rappresenta il pianeta. Il progressivo svuotamento delle torri è registrato in tempo reale e può essere seguito anche sui social media.

Il luogo da cui materialmente si prendono gli alimenti contenuti nelle torri

Il luogo da cui materialmente si prendono gli alimenti contenuti nelle torri

Le torri raccontano perfettamente dunque l'ispirazione del Padiglione svizzero. I visitatori sono invitati a compiere un viaggio che possa stimolare una riflessione sulla disponibilità degli alimenti nel mondo e sullo sviluppo sostenibile della filiera alimentare. Ma soprattutto funge da monito per tutti ad assumere un atteggiamento responsabile e a consumare le risorse in modo intelligente. I quattro prodotti ammassati nelle torri all'inizio di Expo sono acqua, sale, caffè e mele. Queste ultime, in particolare, in forma di rondelle secche di mele svizzere, sono andate letteralmente a ruba.

L'esperimento, insomma, non ha forse dimostrato una grande consapevolezza da parte del pubblico se fin dai primi giorni si sono visti visitatori riempirsi con fin troppo entusiasmo le tasche e le borse di mele: e il consumo responsabile? Anche l'acqua è stata prelevata con generosità dalle torri svizzere e quando scriviamo questo articolo le scorte sono ridotte al solo 25%, mentre le torri di caffè e di sale sono ancora piene per ben più della metà. L'obiettivo della sostenibilità è dimostrato con coerenza anche dalla sorte che avranno queste torri-silos. Infatti, una volta terminata l’Esposizione, le torri saranno riportate in Svizzera e riutilizzate come serre urbane.

La "mascotte" del padiglione

La "mascotte" del padiglione

Oltre a questo il padiglione della Svizzera all’ingresso presenta con un’installazione la nuova trasversale ferroviaria alpina NTFA, ospita uno spazio gestito dalla Nestlé dove i visitatori possono cimentarsi nella produzione delle tavolette di cioccolato, dei percorsi interni che a turno sono stati dedicati alle città di Zurigo, Basilea e Ginevra come luoghi di innovazione rispetto all'alimentazione, e una mostra che racconta l'esperienza dei quattro cantoni che ospitano il massiccio San Gottardo nella gestione delle risorse idriche, di cui appunto il San Gottardo è ricchissimo.

Infine c'è lo spazio del Ristorante, incentrato su una declinazione autentica e filologica della tradizione gastronomica svizzera, senza molte sorprese, ma con capisaldi di quella cucina come lo Sminuzzato di vitello alla zurighese con rösti di patate, la Fonduta moitié-moitié o la Carne secca dei Grigioni.


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