Giappone, il viaggio del cibo

Il padiglione più ambito di Expo racconta gli alimenti dai campi alla tavola. E invita a riflettere

13-10-2015
Il Padiglione del Giappone, quasi all'estremità e

Il Padiglione del Giappone, quasi all'estremità est di Expo, due livelli disegnati dall'architetto Atsushi Kitagawara: lo compongono 17mila pezzi di legno, incastrati in modo da lasciare filtrare tra gli spazi la luce naturale. Concepito per esaltare il concetto di "diversità armoniosa", ospita ogni giorno una media di 8mila visitatori. L’obiettivo è arrivare per la fine dell'Esposizione a 2 milioni complessivi

Abbiamo tutti in mente il pannello con lo scoraggiante conto alla rovescia che devono affrontare i visitatori in coda: 2 ore e mezza nell’ipotesi migliore, 6 ore in quella peggiore. La domanda è: ne vale la pena? Per noi la risposta è una sola: sì. Perché il padiglione del Giappone, il più ambito dell’intera Esposizione Universale, non è solo il ristorante dai coperti contati Minokichi, quello da 220 euro per il menu kaiseki speciale (9 portate) di cui si è tanto discusso. Va molto oltre. E' il solito vizio del dito e della luna. Cerchiamo di concentrarci sul satellite terrestre.

L’architetto Atsushi Kitagawara – Japan Art Academy Prize 210, una sorta di Nobel dell’arte giapponese – ha concepito un maxi-contenitore di due piani a prevalenza legno, un materiale scelto non a caso perché simboleggia la «suprema risorsa rinnovabile», tenuta assieme da un metodo di tensione compressiva, un sistema di giunture piuttosto ingegnoso e complesso.

La prima metà della visita si passa osservando spettacolari rappresentazioni su soggetti e ritmi della natura e delle stagioni

La prima metà della visita si passa osservando spettacolari rappresentazioni su soggetti e ritmi della natura e delle stagioni

Il concetto di fondo del padiglione è quello di illustrare il viaggio del cibo dai campi agricoli alla tavola. E il clou avviene nello spettacolare piano terra, quello della zona espositiva, divisa in più ambienti. Il primo piano è invece dedicato a un’ampia area eventi e ai due ristoranti: il suddetto Minokichi, inaccessibile se non si è prenotato con largo anticipo, e un ristorante molto più accessibile e alla mano, per il quale non occorre fare la coda.

I vari ambienti in cui è diviso il piano terra s’ispirano alla saggezza della natura e alla tradizione artigiana, due pilastri nella cultura alimentare millenaria del Paese, una “diversità armoniosa” che è la somma di una devozione nei confronti della natura e dei suoi ritmi ma anche dell’ascolto che dovremmo dare alle persone coinvolte nella filiera del cibo. Si passa così attraverso poetiche sale hitech che riproducono via via scene di degrado e rigenerazione ambientale, luce e ombra, vita e morte a corridoi lastricati di pavimenti pietroso, tipici dei giardini giapponese, un simbolo di ospitalità.

Alla tavola giapponese del primo piano si può accedere anche senza fare la coda: in carta, ottime pietanze di tempura e soba, sushi, curry o steak  che vanno da 10 a 30 euro

Alla tavola giapponese del primo piano si può accedere anche senza fare la coda: in carta, ottime pietanze di tempura e soba, sushi, curry o steak che vanno da 10 a 30 euro

Accompagnati da riproduzione di suoni e odori stagionali, aromi e fragranze delle quattro stagioni si accede poi a una vetrina che riassume le conoscenze e le tecniche tradizionali di fermentazione ed essiccamento, una bacheca sul cibo che illustra una grande quantità di alimenti, dagli ingredienti di base ai prodotti finiti. Da intattenersi per ore a osservare quel che si può fare col riso, l'umami, le fermentazioni. Il pesce, i crostacei, le verdure.

Ma non si può perché si marcia spediti per l’attesa degli altri in coda che incalza dietro. E anche perché l’ambiente successivo è il più rilevante di tutti: ci invita a riflettere sui problemi di scala globale - come la standardizzazione dell’agricoltura, l’iniqua distribuzione delle risorse e la scorretta alimentazione - e le soluzioni proposte del Giappone per risolverli. Per esempio l’istituzione di cooperative di agricoltura, pesca e silvicoltura a sostegno delle famiglie di contadini, la dieta a base di soia per salvare il mondo dalla crisi delle risorse commestibili, lo studio dei microrganismi del suolo per rigenerare i terreni aridi e le tecniche avanzate di conservazione per ridurre gli sprechi.

Difficile, in questi ultimi giorni di Expo, trovare un tempo inferiore d'attesa a questo. Nel caso, approfittarne

Difficile, in questi ultimi giorni di Expo, trovare un tempo inferiore d'attesa a questo. Nel caso, approfittarne

Ancora: il genoma del riso, un tipo di coltivazione sviluppato per adattarsi ai cambiamenti climatici. L’agricoltura di precisione, la fotosintesi artificiale, i progetti di sviluppo dell’agricoltura in Africa e in Asia e dell’agricoltura urbana per garantire la sicurezza alimentare.

Una vera miniera di spunti di cui discutere seduti non tanto al "Ristorante del futuro" (una pièce teatrale divertente, soprattutto per i bambini) o al Minokichi (a proposito, non c’è solo il menu da 220 euro ma anche quello da 7 portate a 80 euro) ma alla semplice tavola giapponese, un luogo vivace con diverse isole di cucina (tempura e soba, sushi, curry house o steak house) in cui spendere da 10 a 30 euro. Per farsi un buon pasto e uscire più ricchi di prima, in ogni direzione.


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