Dom Ruinart 2010, il nuovo capitolo della più antica Maison di Champagne

Un millesimo molto speciale, prodotto solo nelle migliori annate, che racconta di una svolta enologica importante, con il ritorno al tappo sughero per l’affinamento sui lieviti

08-07-2022
a cura di Cinzia Benzi

L’anteprima milanese di Dom Ruinart 2010 ha permesso allo Chef de Cave Frédéric Panaïotis di fare una dichiarazione importante: «Inizia una nuova avventura per questo champagne. Dom Ruinart viene prodotto solo nelle migliori annate con una selezione di Chardonnay provenienti per il 90% da Côte des Blancs (Le Mesnil sur Oger, Avize e Chaouilly & Cramant) e il restante 10% dai vigneti distesi nei versanti settentrionali della Montagne de Reims. Un millesimato unico che testimonia un vero cambio di rotta enologico».

In effetti questo champagne rappresenta un nuovo capitolo per Ruinart, in quanto si torna al tappo sughero per l’affinamento sui lieviti. Nel 1998 Jean Pierre Barot, Chef de Cave predecessore di Panaïotis, prese la decisione di sostituire il tappo a corona con il sughero e mise da parte delle bottiglie per monitorarne l’invecchiamento. Il tempo, come sempre, è l’ingrediente invisibile che permette di arrivare all’obiettivo di qualità ricercato a Reims. Nel 2008 gli assaggi delle due versioni di tappo, corona e sughero, mostrano una differenza tangibile: il vino sigillato con il sughero risulta decisamente più complesso e in linea con la filosofia Dom Ruinart.

Oggi con il millesimo 2010 per Maison Ruinart si svolta celebrando lo Chardonnay con una sboccatura manuale. Dopo aver raffreddato rapidamente il collo della bottiglia si procede con una sboccatura, una ad una, con un operatore attento a verificare che i sedimenti siano intrappolati nel ghiaccio, rimuove la gabbia metallica e stappa. A questo punto si aggiunge la liqueur d'expedition con un dosaggio di soli 4 grammi litro, perchè il Dom Ruinart è un Extra Brut. Segue la tappatura con relativa capsula e si rimette a riposo la bottiglia per altri 12 mesi.  

Siamo di fronte a un grande champagne che sprigiona freschezza, eleganza e si caratterizza per una nota amara arricchita da altre tostate e più calde. Intensità aromatica al naso e all’assaggio: foglia di fico fresca, tè nero e note orientali di spezie. Un vino che si abbina benissimo a piatti dove note vegetali, affumicature e salature esaltano la profondità di questo champagne.

Da sinistra: Francesca Terragni (Direttore marketing e comunicazione di Moët Hennessy Italia), Riccardo Gaspari, Frédéric Panaïotis, Silvia Rossetto (Senior brand manager Ruinart Italia)

Da sinistra: Francesca Terragni (Direttore marketing e comunicazione di Moët Hennessy Italia), Riccardo GaspariFrédéric PanaïotisSilvia Rossetto (Senior brand manager Ruinart Italia)

Proprio Riccardo Gaspari, chef e titolare con Ludovica Rubbini del SanBrite di Cortina è stato coinvolto per un menù rigenerativo con piatti della sua cucina: «Il percorso proposto per accompagnare Dom Ruinart nasce dal mio desiderio di unire i sensi del cibo - chiosa chef Gaspari - e il senso della loro storia». Una sequenza di piatti identitari della sua montagna: dalla Trota marinata all’interpretazione sublime del Sedano rapa senza scordare il Risotto mantecato alle erbe aromatiche. Un percorso sensoriale che ha esaltato le bollicine di Reims con grande equilibrio.

Memorabile anche il cofanetto leggerissimo, creato nel Regno Unito, che avvolge la bottiglia di Dom Ruinart, che vanta un peso 11 volte più leggero rispetto alle confezioni del passato, realizzato al 100% con carta riciclabile. Una novità ecosostenibile dal profilo evocativo delle Crayeres di Reims. «Serve tempo, una visione e un pizzico di audacia per produrre un grande millesimato - afferma Frédéric Panaïotis – e questo Blanc de Blancs invecchiato con il tappo di sughero attesta un nuovo stile del Dom Ruinart».


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