Il nuovo corso de Le Marchesine in 6 etichette

La solida cantina franciacortina ha presentato i suoi vini all'Alchimia di Milano. La sequenza degli assaggi dal Brut Nitens Extra Brut al Millesimato Nodens 2016

15-11-2021
a cura di Luca Torretta
Andrea, Alice e Loris Biatta alla presentazione de

Andrea, Alice e Loris Biatta alla presentazione delle nuove etichette de Le Marchesine al ristorante L'Alchimia di Milano

Tempo di restyling grafico per i vini de Le Marchesine: azienda agricola della Franciacorta dove, in quel di Passirano, la famiglia Biatta l’ha fondata e la conduce dal 1985. Oggi sono 47 gli ettari vitati dai quali Loris Biatta, coadiuvato dai figli Alice e Andrea oltre che dall’enologo Jean Pierre Valade, produce annualmente circa 450mila bottiglie, attestandosi tra i maggiori produttori della denominazione. Il rinnovamento stilistico sancisce e aggiorna l’indissolubile legame dell’azienda col territorio franciacortino e con la cultura e storia che lo hanno caratterizzato; perché è solo con la conoscenza e la consapevolezza del passato e delle proprie radici che ci si può preparare al futuro e alle sue sfide. Ecco quindi il ritorno ai colori originari delle etichette e la dedica delle stesse alle divinità celtiche, per quanto riguarda i millesimati, oppure all’Impero romano, nel caso dei classici.

La presentazione alla stampa, ospitata dal ristorante L’Alchimia di Milano il cui chef Giuseppe Pastorino ha realizzato una serie di pregevoli finger food in abbinamento, è stata anche l’occasione per degustare alcune referenze di questa azienda a conduzione familiare - ma sorprendentemente innovativa e forte di un rapporto pluriennale con l’Institut Œnologique de Champagne - i cui assaggi hanno denotato una comune ed encomiabile freschezza, sempre accompagnata da una distintiva facilità di beva, in un didascalico riscontro di fermentazioni alcoliche realizzate esclusivamente in acciaio e trasformazioni malolattiche non svolte per preservare la naturale acidità delle uve vendemmiate. Vini franchi, ben fatti e di qualità molto alta in una Docg, la Franciacorta, che spesso e purtroppo, non si rivela all’altezza della fama che ha conquistato sia in ambito nazionale che internazionale.

Ecco quindi, in una scolastica progressione a partire dai classici, il Franciacorta Docg Brut Nitens e il Franciacorta Docg Dosaggio Zero Audens: entrambi da uve chardonnay, pinot bianco e pinot nero vendemmiate a mano in piccole casse, pressate a grappolo intero in modo lento e soffice, infime affinate per almeno venticinque mesi prima di remuage, dégorgement, dosaggio (laddove previsto) e messa in commercio. Il primo più fine e raffinato, il secondo più austero e verticale.

A seguire il Franciacorta Brut Rosé Millesimato Artio 2017 chardonnay e pinot nero dai vigneti di Paderno Franciacorta, leggera macerazione del pinot antecedente all’assemblaggio, trentasei mesi di affinamento in bottiglia e residuo zuccherino di 8 grammi/litro. Di colore rosa tenue, esprime un ventaglio aromatico che spazia dal sottobosco, alla mandorla, fino al confetto e alle spezie, sempre con buona intensità e persistenza

E ancora il 100% chardonnay Franciacorta Satèn Millesimato Brigantia 2017 con i suoi 36 mesi di sosta sui lieviti e un dosaggio di 10 grammi/litro a esaltarne la caratteristica morbidezza e cremosità. Di colore giallo paglierino brillante e di finissima effervescenza, si schiude con sentori di frutta gialla ed esotica in armonico equilibrio con note agrumate e sapide.

O l’altro blanc de blancs Franciacorta Brut Millesimato Esus 2013: chardonnay in purezza da un vigneto situato nel comune di Cologne sulle pendici del monte Orfano, affinamento di quarantotto mesi e residuo zuccherino pari a 5 grammi/litro. Un caleidoscopio di profumi e sapori che spaziano dalla frutta esotica, a quella candita, fino a quella tostata. Equilibrato, fine e armonico. Fulgido esempio delle eccellenti potenzialità di invecchiamento della tipologia.

Ultimo, ma non ultimo, il blanc de noir (100% pinot nero) Franciacorta Extra Brut Millesimato Nodens 2016: i 36 mesi di sosta sui lieviti e il dosaggio inferiore ai 4 grammi/litro ne fanno un metodo classico tridimensionale e di grande carattere, con ottima struttura e profondità. Frutti rossi, bacche scure e sottobosco, ma anche note speziate e balsamiche, ne contraddistinguono finezza, complessità e persistenza.