Silvio Carta, la Vernaccia di Oristano e un patrimonio da valorizzare

Ma il titolare Elio Carta guarda anche al futuro, con la distilleria e i gin che sanno di Sardegna

30-03-2018
Viaggio nel mondo dell'azienda Silvio Carta, d

Viaggio nel mondo dell'azienda Silvio Carta, dalla Vernaccia di Oristano ai distillati

Elio Carta è uno che ha guardato al futuro. E che continua a guardare oltre. Senza fermarsi ai successi e continuando a investire.

Ci troviamo in Sardegna, in provincia di Oristano, dove l’azienda Silvio Carta, fondata dal padre di Elio, ha fatto della Vernaccia di Oristano la sua bandiera, dagli anni ’50 fino a oggi. Ma Elio Carta, come detto, ha guardato oltre. «La Vernaccia si produceva in queste zone già prima della Guerra – ha spiegato – E ce n’era anche un consumo piuttosto pesante. Nei bar si andava per il “Vernaccino”, un po’ tutti la bevevano».

Elio Carta presenta le sue produzioni

Elio Carta presenta le sue produzioni

E qui c’è il successo della Silvio Carta, che produceva grandi quantità di questo importante vino: «Ma a un certo punto mi sono accorto di una cosa: i clienti aumentavano, ma le vendite erano stabili. Ho capito che c’era qualcosa da cambiare. Per questo motivo, dal 1983, ho iniziato con i distillati. Evidentemente non è andata così male». In effetti, il ramo dell’azienda che si occupa di distillazioni ha avuto un grande successo.

Ma la Vernaccia di Oristano resta sempre il prodotto più rappresentativo. «Stiamo parlando – spiega Elio Carta – di un vero patrimonio per questa zona, che dobbiamo mantenere con tutte le forze». Tanto che la Silvio Carta non ha affatto abbandonato la realizzazione di questo prestigioso prodotto. «Utilizziamo solo legno di castagno, che è il più delicato e che permette al vitigno di esprimere tutte le sue potenzialità».

La Vernaccia di Oristano: un patrimonio da tutelare

La Vernaccia di Oristano: un patrimonio da tutelare

Perché il segreto della Vernaccia di Oristano è l’attesa. «All’inizio – spiega Elio Carta, con orgoglio – il vitigno non riesce a esprimersi. Ha bisogno di riposare in legno, lentamente, per anni». E il segreto è il cosiddetto lievito flor. Si tratta del lievito residuo che risale in superficie e crea uno strato impermeabile e che, nel tempo, contribuisce allo sviluppo aromatico del vino. Rimanendo comunque estremamente secca, con una nota di iodio che ricorda il mare, che dista pochi chilometri. «Nelle botti, ogni anno, abbiamo una perdita di prodotto tra l’8 e il 10%». Ma il risultato è unico: perché la Vernaccia di Oristano ha profumi complessi, che variano dal miele alle erbe aromatiche, arrivando anche a piccole tostature e piacevoli pungenze. In bocca, invece, ha una freschezza sorprendente, per un vino che raggiunge, nella sua versione Riserva, i 18 gradi alcolici.

Un assaggio molto particolare: la Vernaccia del 1958

Un assaggio molto particolare: la Vernaccia del 1958

L’evoluzione dell’azienda Silvio Carta, che ha la parte di affinamento della Vernaccia nel paese di Baratili San Pietro, ha acquisito nel 2012 un grosso capannone a Zeddiani dove ha trasferito la parte di produzione dei distillati. Qui Elio Carta, che si diplomò nel 1972 a Conegliano Veneto, attorno all’azienda, ha piantato tutte le erbe aromatiche necessarie per realizzare le varie botaniche dei suoi prodotti, in particolare dei gin. Solo il mirto è coltivato fuori da questa area, a pochissimi chilometri di distanza. In pratica, sono tutti distillati a chilometro zero.

Andrea Lai prepara i cocktail con i distillati della Silvio Carta

Andrea Lai prepara i cocktail con i distillati della Silvio Carta

La ricerca di nuovi prodotti non si è mai fermata. A fianco dei prodotti tradizionali, come la grappa, il mirto o il filu ‘e ferru, arrivano i gin: il prodotto di punta è sicuramente il Giniu, che vuole essere un gin fortemente tipico, dove il ginepro si sente, ma con note legate a botaniche strettamente sarde. Di gin ce ne sono altri tre: il Pigskin Gin, con note più pungenti e speziate, il Pigskin 44, secco e potente, e il Boigin, con un netto sentore agrumato, in particolare di mandarino. Tutti ottimi in miscelazione, come hanno rivelato le creazioni del bartender Andrea Lai.


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