Espatriare sì, ma con giudizio

Per aprire un ristorante in Sudafrica occorrono competenza e passione. Gli esempi da seguire

29-08-2013
La Sosta di Swellendam nel Western Cape, ristorant

La Sosta di Swellendam nel Western Cape, ristorante di successo aperto da due italiani, Cristiana Ariotto e Gianni Minori, cuoca e uomo di sala, telefono +27.(0)28.5141470

 

Negli ultimi due anni, complice la crisi, sono arrivati a Città del Capo parecchi italiani. Le motivazioni sono molto simili per tutti: voglia/necessità di cambiare vita, la bellezza del luogo e la qualità della vita, che rimane comunque inarrivabile rispetto all’Europa. Rimane però un grande interrogativo: una volta arrivati in Sudafrica che si fa? Di certo si può sopravvivere per un po’ con gli euro portati da casa ma poi bisogna inventarsi qualcosa. E la risposta per molti nuovi arrivati è aprire un ristorante.

Giorgio Nava, un milanese di successo a Capetown

Giorgio Nava, un milanese di successo a Capetown

La ristorazione come mezzo di sussistenza nei nuovi mondi è nel nostro dna da sempre: abbiamo in un certo senso infestato il mondo con dei sottoprodotti creati ad hoc per gli stranieri perché tanto nessuno sapeva niente sulla cucina italiana e abbiamo creato mostri imperituri, quali le fettuccine Alfredo. Una mia amica italo-sudafricana figlia di un ristoratore di successo ora in pensione mi dice sempre che quando il suo babbo è arrivato qui alla fine degli anni Cinquanta, ha avuto fortuna per la sua simpatia e italianità, non certo per il cibo. Pare che dicesse spesso “Tanto qui non capiscono niente”, però era un mito per i suoi clienti.

Ora però i tempi sono cambiati radicalmente, il pubblico è informato, viaggia, essere un foodie è una cosa molto cool, l’attenzione a quello che si mangia è quasi maniacale e quindi bisogna fare sul serio. Fare il ristoratore richiede innanzitutto competenza. Purtroppo molti nuovi arrivati non hanno i requisiti necessari per fare i ristoratori dell’ultima ora. C’è anche una scarsa comprensione sulla fatica e l’impegno che la ristorazione comporta. Purtroppo ho visto fallire parecchie di queste imprese nel giro di un anno o anche meno e, se umanamente mi dispiace, da un punto di vista professionale non posso che dire che era giusto così. Da italiana che vive qui e che si occupa di cibo, vado sempre a provare i nuovi ristoranti italiani.

La Crema di ceci e gamberi del ristorante La Sosta di Swellendam

La Crema di ceci e gamberi del ristorante La Sosta di Swellendam

I difetti che ho riscontrato di più nel ristoratore last-minute sono: poca competenza in cucina (un ristorante non è la cucina di casa), difficoltà a gestire il personale e quindi servizio di bassa qualità, ma soprattutto incapacità di creare un’atmosfera, cosa fondamentale per un locale. E’ quasi incredibile che un italiano che ospita un altro italiano nel suo nuovo ristorante non gli offra, che so, un prosecco o un limoncello, però è accaduto spesso. Detto questo, per fortuna ci sono le eccezioni, a cominciare da Giorgio Nava (95 Keerom e Carne), che a luglio ha vinto la World Pasta Championship a Parma e che è decisamente una gloria per la ristorazione italiana in Sudafrica.

Oppure Cristiana Ariotto e Gianni Minori della Sosta a Swellendam, locale in continua evoluzione. Questi sono ristoratori seri, competenti e appassionati, come dovrebbero cercare di esserlo tutti quelli che intraprendono questo mestiere. Siamo in Africa, ma la concorrenza è alta e quindi bisogna affontare la sfida con capacità, competenza e spirito imprenditoriale. I tempi dell’Italia pizza-spaghetti e mandolino sono finiti da un pezzo.


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