Arena del vino e le sue anteprime

All'evento milanese abbiamo degustato un poker d'etichette all'esordio, da Piemonte, Toscana, Sicilia e Champagne

08-07-2017

All''Arena del vino e non solo abbiamo assaggiato bottiglie firmate Luciano Sandrone, Bibi Graetz, Baglio del Cristo di Campobello e Laurent-Perrier

La prima edizione de L’Arena del vino e non solo, manifestazione organizzata da Giuseppe Arena e che si è svolta negli eleganti saloni di Palazzo Parigi, ha affiancato trentanove aziende vitivinicole - nazionali e non, con la propria storia, le proprie peculiarità ed i propri prodotti - a importanti eccellenze del Made in Italy provenienti dal mondo della moda. Due universi dunque distinti, ma accomunati da identica passione, dedizione, meticolosità e da un medesimo concetto di sartorialità attraverso il quale da una parte l’enologo e dall’altra il sarto danno vita alle proprie creazioni.

In questo contesto e con questa bella idea di comunicare il vino e trasmetterne la cultura, quattro tra le aziende partecipanti all’evento hanno inoltre presentato altrettante etichette in anteprima. Scopriamole quindi in un ideale viaggio che dl Piemonte ci condurrà fino in Sicilia, attraversando la Toscana, con deviazione finale Oltralpe.

Da destra Bibi Graetz, Barbara Sandrone, Carmelo Bonetta, Adriana Melissano

Da destra Bibi Graetz, Barbara Sandrone, Carmelo Bonetta, Adriana Melissano

Partiamo con il Piemonte dove, a Barolo, la famiglia Sandrone firma, dal 1978, vini di alto profilo per finezza ed espressività. Una storia che è nata con Luciano e col suo primo, e a quel tempo unico, vigneto “Cannubi Boschis”, prosegue oggi coi figli Luca e Barbara e continuerà in futuro coi nipoti Alessia e Stefano ai quali, a partire dalla vendemmia 2013, Luciano Sandrone ha scelto di dedicare il suo Barolo del cuore rinominandolo Aleste, dall’unione delle prime lettere dei loro due nomi di battesimo. Rosso granato, al bicchiere sprigiona note di frutti neri e sottobosco con successivi sentori di torrefazione e spezie. Al palato è morbido, fresco, con tannini ben dosati. Finale persistente e fine per un Barolo ancora giovane, ma didascalico e certamente longevo.

Da sinistra Carmelo e Angelo Bonetta, Dario Indelicato

Da sinistra Carmelo e Angelo Bonetta, Dario Indelicato

E se l’esperienza di Luciano Sandrone e della sua famiglia si basa su oltre cinquanta vendemmie, quindici sono state quelle necessarie all’eclettico Bibi Graetz per esprimere al meglio le suggestioni e le potenzialità vitivinicole della toscana isola del Giglio. Qui, dalla vigna del Serrone e a partire dalla vendemmia 2016, nasce il Testamatta bianco, «frutto della pluriennale esperienza maturata nelle vendemmie, nelle vinificazioni, nelle prove e negli esperimenti fatti con il Bugia per capire a fondo il vitigno Ansonica ed esprimere l’isola», come ci ha raccontato lo stesso Graetz. Nonostante sia stato appena imbottigliato, il Testamatta bianco esprime già bei profumi di fiori bianchi e frutta bianca dolce, con leggere note di erbe aromatiche. Il gusto è complesso, opulento e beneficia di un passaggio in legno di quercia francese che, pur risultando impercettibile, contribuisce alle notevoli eleganza ed armonia complessive.

Lasciato il “dolce scoglio”, come i gigliesi chiamano la loro piccola isola, approdiamo ora ad un'altra stupenda e ben più vasta isola: la Sicilia, “circondata dal mare immenso e geloso”, come Luigi Pirandello scrisse a riguardo “dell’aspra terra natia”. Un’asprezza dalla quale prendono comunque vita eccellenti realtà vitivinicole, come quella di Baglio del Cristo di Campobello, situato in provincia di Agrigento e condotto con energica passione dalla famiglia Bonetta, e del suo Lalùci 2016. Un vino ottenuto da uve Grillo in purezza, provenienti da vitigni impiantati in terreni prevalentemente calcarei. Al naso è intenso e complesso, con profumi iniziali di fiori bianchi ed agrumi che evolvono poi in spiccate note minerali e netti richiami alla pietra focaia: manifestazione emblematica del terreno da cui nasce, dell’origine del Grillo come incrocio tra Zibibbo e Catarratto e del periodo di affinamento sulle fecce fini per circa quattro mesi. Il riscontro gusto-olfattivo non è da meno e rivela un vino altrettanto intenso, complesso con una lunga persistenza aromatica intensa. Notevole anche il potenziale di evoluzione ed invecchiamento, come ha testimoniato la degustazione comparativa del sorprendente Lalùci 2009.

Il salone Lumière di Palazzo Parigi durante l'evento

Il salone Lumière di Palazzo Parigi durante l'evento

Terminiamo con la Francia e più precisamente con la Champagne, dove nasce La Cuvée di Laurent-Perrier, storica Maison fondata nel 1812 a Tours-sur-Marne, nelle cuore delle tre principali zone vitate della regione: Montagne de Reims, Vallée de la Marne e Côte des Blancs. Uno Champagne Brut, composto dall’assemblaggio di uve Chardonnay (50-55%), Pinot Noir (30-35%) e Pinot Meunier (15-20%) approvvigionate da oltre 100 cru e delle quali uve si utilizza solo l’80% dell’estrazione dei succhi. Una sosta di 48 mesi sui lieviti consente infine di ottenere un vino di perfetta maturità, caratterizzato da un intenso colore giallo paglierino brillante ed un’effervescenza fine e persistente. Al naso denota profumi iniziali di fiori bianchi che poi evolvono in quelli tipici della frutta bianca con caratteristiche note di pane tostato. In bocca è fresco, fine e armonico, denotando una buona corrispondenza con l’olfatto. Uno Champagne elegante e ben rappresentativo dello stile Laurent-Perrier.

Il nostro viaggio è quindi giunto al termine. Lasciamo a voi, se vi piace, la decisione di ripartire, non solo con la fantasia, alla volta di questi paesaggi, territori vocati e vigne e alla scoperta di quegli uomini e donne che quotidianamente li governano con passione, sacrificio e rispetto.