Che cosa significa, oggi, nutrire? Allo spazio Arena di Identità Milano 2026 il talk curato da Alma ha intrecciato voci diverse - cuochi, agricoltori, nutrizionisti - attorno a un'idea semplice e radicale: gusto e benessere non sono nemici, ma due facce dello stesso piacere.
A dare il la è Anna Zhang, chef e vincitrice di MasterChef Italia 2025, con la sua cucina cinese liberata dagli stereotipi e ricongiunta alla cura del corpo, una cucina fatta di equilibrio e di dialogo fra culture. Una visione olistica, in cui ogni alimento va a incidere sul funzionamento degli organi e sull'insieme delle funzioni del corpo. «Mia madre mi ha insegnato un trucco semplice e immediato: un pasto completo è formato da alimenti di 5 colori, che lavorano su organi diversi. E poi i colori nutrono anche i nostri occhi!» dice Zhang.
Se
Zhang parte dall'armonia degli ingredienti,
Davide Guidara, de
I Tenerumi del Therasia Resort, mette da anni il vegetale al centro, in una scommessa non sempre capita. All'inizio la scelta è stata percepita come proposta per una nicchia di salutisti e da qui la necessità di un
Manifesto della cucina vegetale e il rifiuto delle etichette: «Ci siamo dovuti staccare dai termini vegetariano e vegano, percepiti come privativi. È passato il concetto di benessere attraverso la privazione di qualcosa», commenta lo chef. Per lui, al contrario, il compito è dare qualcosa di gustativamente superlativo, un'esperienza gastronomica memorabile, passando da ciò che è più sano e pulito.
Quella stessa attenzione alla materia prima, per
Diego Narcisi, fondatore della startup agricola
La Clarice, parte dalla terra. Il suo è uno sguardo generazionale: «L'Italia è il Paese della biodiversità, e su questa abbiamo deciso di investire il nostro presente e futuro». Collabora con molti chef blasonati in tutta Italia, ma l'agricoltura resta piena di insidie, e la svolta per i giovani è un cambio di prospettiva: andare alla terra, non tornarci come fosse un ripiego, con una sostenibilità aggiornata a 360 gradi, etica, sociale ed economica.
A fare da ponte tra cuochi e produttori è Matteo Berti, direttore didattico di Alma, che lega gusto e benessere raccontando dei progetti e programmi specifici che la scuola di alta formazione ha messo in atto sul tema del benessere e della nutrizione. Il punto di partenza è stato che spesso si vedeva maltrattare la cucina parlando di una buona nutrizione che dimenticava filiera e stagionalità. La soluzione è stata mettere cuoco e nutrizionista allo stesso tavolo, tenendo ben presente che il cuoco non sostituisce il nutrizionista e il nutrizionista non sostituisce il cuoco.
Proprio dal dialogo tra scienza e cucina parte
Matteo Pincella, nutrizionista di
FC Internazionale e
FIGC, che ha chiuso con cenni sull'alimentazione sportiva: se un tempo i ciclisti si fermavano in osteria durante le tappe, oggi tutto si costruisce con parametri medici, sul modello del «piatto della salute» progettato ad Harvard, che contempla precise proporzioni fra vegetali, carboidrati e proteine in un piatto sano. E la genetica? «Non conta più di tanto: lo stile di vita incide altrettanto, e la scelta di consumare o no certi alimenti è alla portata di tutti». Di qui la prevenzione «pre-primaria»: creare le condizioni perché la malattia non si attivi.
La chiusa è stata affidata a San Pellegrino che, con il racconto della San Pellegrino Young Chef Academy Competition, in partnership con Alma, ha ricordato che il futuro della gastronomia, del gusto e anche del benessere passa dalle persone e dalle nuove generazioni da formare e dai nuovi talenti da scoprire.