05-07-2026

Nuovi target e nuove sensibilità disegnano forme di ospitalità inedite

A Identità Milano un panel dedicato all'evoluzione degli spazi dell'ospitalità ha raccontato, attraverso le voci dei protagonisti, come il progetto degli alberghi stia prendendo atto dei cambiamenti nelle aspettative e nelle richieste dei viaggiatori

Lorenzo Antonelli, partner di Rizoma Architetture

Lorenzo Antonelli, partner di Rizoma ArchitettureIgor Rebosioco-founder & design director di De.TalesChiara Caberlon, founder dello studio omonimo, David Morini, Ceo di Pelizzari StudioStefano Cerutti, vicepresidente di Italy Family Hotels: sono stati i protagonisti di un panel moderato da Anna Calvanese, giornalista di Hotel Domani

Foto di Brambilla/Serrani

Tra il desiderio di condivisione e la voglia di privacy, tra modelli diversi di nuclei familiari e abitudini alimentari che cambiano e dettano legge anche nel modo di intendere la vacanza, il mondo dell'accoglienza si trova a dover proporre nuove formule e nuove esperienze che di questi cambiamenti prendono atto. A modificarsi sono anche gli spazi che di questa esperienza sono lo scenario: se n'è parlato l'8 giugno a Identità Future nel panel L'ospitalità come macchina narrativa: progettare spazi e immaginare racconti, in cui quattro studi di progettazione – De.Tales, Pelizzari Studio, Rizoma Architetture e Studio Chiara Caberlon Architetti – e l'associazione Italy Family Hotels hanno portato la loro visione e il loro punto di vista. L'incontro è stato moderato da Anna Calvanese, giornalista di Hotel Domani.

Una scatola in cui sperimentare

Albergo? Non solo. Tra le tendenze contemporanee dell'hôtellerie, quella dell'ospitalità ibrida rappresenta una vera rivoluzione: slega il concetto della struttura alberghiera dall'idea di un luogo riservato agli ospiti per associarlo invece alla comunità e alla condivisione. Ne ha parlato Lorenzo Antonelli, partner di Rizoma Architetture, lo studio di progettazione che ha sperimentato il modello in diverse occasioni, lavorando con catene come CX e The Social Hub. «Abbiamo lavorato su un'idea di albergo che va oltre l'essere uno spazio per accogliere i turisti e per orientarli alla scoperta di una determinata località per diventare un contenitore di attività aperte sia agli ospiti che alla comunità locale». Ad animare gli spazi degli hotel ibridi sono aree coworking, proposte diversificate f&b, zone wellness e sale eventi ma anche la convivenza di diverse formule di accoglienza tra hotel, ostelli e studentati.
 

Esclusività in villa

I servizi degli hotel di alta gamma e la privacy di una residenza privata sono gli elementi che caratterizzano le ville e le residenze brandizzate, un tipo di formula che sta arricchendo la proposta ricettiva di molti alberghi fornendo la soluzione ideale ai viaggiatori che cercano un mix tra la dimensione domestica e quella dell'accoglienza di alta gamma. «L'hotel resta il riferimento funzionale, mentre la villa diventa la massima espressione della ricerca di esclusività e di intimità» ha spiegato Igor Rebosio, co-founder & design director di De.Tales, che ha progettato le ville Radici, Ala Anita e Ala Bianca dell'Augustus Hotel&Resort, le residenze brandizzate del Four Seasons Residences Marrakech e gli appartamenti del Kempinski Residences St. Moritz. La community, in questo caso, non è quella di sconosciuti con cui si instaurano nuove amicizie ma è composta da amici o famiglie allargate che possono occupare ville vicine e condividere alcuni momenti come il relax o i pasti.

La nuova vita del resort

Non sono soltanto le nuove formule di ospitalità a caratterizzare il panorama alberghiero attuale; ci sono anche modelli storici che si evolvono per conservare la loro anima ma adeguarsi alla contemporaneità. Come il Tanka Village, il resort a Villasimius, sulla costa meridionale della Sardegna a cui Chiara Caberlon, founder dello studio omonimo, sta lavorando da cinque anni. Con un grande senso di rispetto per la memoria del resort: «Si tratta di una struttura storica, con tanti clienti affezionati, che ha accompagnato la vita di tante persone: un vero luogo del cuore del territorio da sempre. Affrontare la sua ristrutturazione è una grande responsabilità». Una responsabilità e anche un lavoro delicato, caratterizzato da grande complessità: un contesto di grandi dimensioni e con una grande varietà di target. Aggiornare il modello senza comprometterne la storia e la memoria è la grande sfida progettuale che lo studio di architettura sta affrontando.
 

Vegan a tuttotondo

I tempi in cui lo stile di vita vegan riguardava solo le scelte legate all'alimentazione sono lontani. Ne è la testimonianza Il Mansio, la locanda contemporanea a Desenzano sul Garda progettata da Pelizzari Studio. A raccontarne la genesi è stato David Morini, Ceo dello studio: «Quando il nostro cliente ci ha commissionato un boutique hotel vegano la nostra reazione è stata pensare all'aspetto gastronomico. Invece no: il committente voleva che l'hotel fosse vegano da ogni punto di vista, certificato cruelty free. È stata una grandissima sfida, per noi, perché era un territorio inesplorato, e per i fornitori, che non erano ancora pronti a questo approccio, ma siamo soddisfatti del risultato: il recupero conservativo in una zona storica accompagnato da uno storytelling forte che posiziona l'hotel in modo molto chiaro inserendolo in una nicchia… che tanto nicchia ora non è».

A misura di famiglia

Se c'è un target evergreen per il mondo dell'ospitalità è quello delle famiglie; ma anch'esse cambiano, diventano più articolate, si allargano – e si restringono – allontanandosi da canoni predefiniti. Dal suo punto di vista privilegiato, Stefano Cerutti, vicepresidente di Italy Family Hotels, è stato l'interlocutore ideale per confrontarsi sul tema; il punto di partenza è stato l'aggettivo divertente. «Nell'ambito degli hotel per famiglie i progetti che funzionano sono quelli divertenti, per chi li vive e per chi li gestisce» ha spiegato Cerutti, che è anche direttore dell'NH Collection Alagna Mirtillo Rosso. «Dell'associazione fanno parte circa 160 alberghi che condividono alcune caratteristiche. Ad esempio una grande cura degli spazi comuni, che nei family hotel sono fondamentali per la socialità e per gli incontri. Non ci sono regole precostituite, è importante che l'albergatore abbia chiaro il tipo di accoglienza che vuole fare e esprima la sua idea di ospitalità». Quali sono gli spazi in questo momento non presidiati nell'ospitalità per famiglie in Italia? «Secondo me in Italia c'è un vuoto molto grande sugli alberghi rivolti ai ragazzini dai 12 ai 18 anni che, molto di più di qualche anno fa, vanno in vacanza con i genitori. Sarebbe bello trovare qualche albergatore appassionato che abbia voglia di dedicarsi a questo target, a pensarlo e a ragionare su come farlo e come divertirsi nel farlo».

Gli spazi dell'f&b

Anche le proposte relative alla ristorazione sono diverse nelle varie situazioni di ospitalità. Nei family hotel, per esempio, ha illustrato Cerutti: «ci sono situazioni di potenziale caos che si possono verificare nel momento dei pasti, perché le famiglie difficilmente escono per la cena quindi la ristorazione di un family hotel è fortemente stressata e bisogna tenerne conto nel progettare la cucina o gli spazi per la consumazione dei pasti. Nell'NH Collection Alagna Mirtillo Rosso abbiamo tre sale per la ristorazione; più in generale è importante riconoscere le esigenze delle persone e saper di fatto poi costruire dei prodotti attorno a loro».

Nel mondo dei resort, i cui ospiti tendono a trascorrere molto tempo all'interno del complesso, l'offerta deve essere varia e – come la definisce Chiara Caberlon – multisensoriale. «La proposta deve cambiare – spiega la progettista – per permettere all'ospite di fare anche nella stessa settimana esperienze gastronomiche diverse, dalla pizzeria alla cena in spiaggia al ristorante 5 stelle, con concept studiati ad hoc».

Nelle ville, racconta Igor Rebosio, gli ospiti possono utilizzare i ristoranti degli alberghi oppure le cucine delle residenze, con due tipi di approcci completamente distinti per studio dei flussi ed esperienza degli ospiti. Nella progettazione dei ristoranti c'è molto spesso un'esperienza soggettiva, cioè il cliente arriva, apprezza l'atmosfera, apprezza il progetto e apprezza il cibo; nel caso delle ville prevale l'esperienza del rapporto con lo chef, la relazione intima e familiare che si crea. Rebosio ha aggiunto un'osservazione sul target: «Non è vero che le persone che hanno un alto standing sono ospiti distaccati. Anzi molto spesso sono coloro che hanno proprio bisogno di 'entrare' nel prodotto e viverlo appieno. Torna il discorso del divertimento, che non è solo il testare il gusto o la bellezza dell'impiattamento ma si realizza in un'esperienza di interlocuzione con lo chef con un elevato grado di intimità e quindi anche di libertà nella relazione».

Negli alberghi ibridi, invece, è ibrida anche la proposta ristorativa. Lo ha confermato Lorenzo Antonelli: «Normalmente i momenti legati al cibo sono legati alla condivisione, allo scambio di idee, il più possibile aperti alla clientela esterna e molto permeabili». Un concept che si traduce in cucine a vista, spazi flessibili, ambienti che possono cambiare a seconda dell'esigenza del momento in modo fluido.

Ne Il Mansio, come ha spiegato David Morini, «in cucina la protagonista è l'offerta vegana di altissima qualità», che è un po' il manifesto della struttura. Coerente con la sua filosofia è lo spazio che la ospita, con l'ispirazione ai canneti del lago, l'uso della juta e in generale di materiali che ripropongono l'idea dell'ispirazione vegetale che permea tutto il progetto.


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