07-07-2026

La mixology italiana è in splendida forma: ora, però è tempo di fare sistema

Sono tanti i bar italiani, e soprattutto milanesi, a farsi spazio nelle più prestigiose classifiche internazionali: ciò che manca ancora è la capacità di muoversi compatti. È tra gli obiettivi a cuore della prossima Milano Hospitality Week

Da sinistra, in alto, Edris Al Malat, bar manager

Da sinistra, in alto, Edris Al Malat, bar manager di Dry MilanoAbi El Attaoui, bar manager di Ceresio 7 Milano, Carlo Carnevale, giornalista che ha moderato il panel, Chiara Buzzi, co-owner di Rita e Rita’s Tiki Room a MilanoBenjamin Fabio Cavagna, bar manager del 1930 - Milano; in basso da sinistra, Luca Ardito, director of bars presso The Carlton e Rocco Forte Hotel e Giovanni Allario, bar manager di Moebius, sempre a Milano. Come portare la mixology italiana a un livello successivo ce lo hanno spiegato loro a Identità Milano 2026. Foto di Brambilla/Serrani

Il bar italiano vive un momento di grande attenzione. Milano, in particolare, è diventata una piazza riconosciuta anche fuori dal Bel Paese, con insegne capaci di entrare nelle classifiche internazionali e un pubblico sempre più curioso. Benissimo. Ma l’hype non basta: non forma professionisti, non costruisce cultura e non trasforma una scena di prestigio in sistema.

Se n’è parlato a Identità Milano in un panel dedicato allo stato dell’arte del bar in Italia e alla presentazione della futura Milano Hospitality Week. Sul palco, tra gli altri, Abi El Attaoui, Benjamin Fabio Cavagna, Chiara Buzzi, Giovanni Allario e Luca Ardito, insieme a voci del mondo Dry Milano e al giornalista Carlo Carnevale.

Giovanni Allario

Giovanni Allario

Il primo nodo è la formazione. Secondo Giovanni Allario, bar manager di Moebius, il bar italiano è ormai entrato nel mondo della gastronomia e gode di una forte attenzione internazionale. Proprio questa crescita, sta facendo emergere una carenza di manodopera specializzata. Aprono nuove realtà, anche in provincia, ma non sempre il settore riesce a produrre competenze con la stessa velocità.

Edris Al Malat, Luca Ardito, Chiara Buzzi e Benjamin Cavagna

Edris Al Malat, Luca Ardito, Chiara Buzzi e Benjamin Cavagna

Benjamin Fabio Cavagna, bar manager del 1930, porta, invece, l’attenzione sul cliente. In dieci anni il pubblico è cambiato: meno milanese, più internazionale. Clienti curiosi e disposti a spendere, ma spesso legati a un’idea stereotipata dell’Italia. Limoncello Spritz, Dolce Vita da cartolina, richieste facili da servire ma non sempre in grado di raccontare la qualità reale del Paese.

Abi El Attaoui

Abi El Attaoui

A tal proposito, Abi El Attaoui, bar manager di Ceresio 7, ricorda come molti prodotti italiani vengano valorizzati più all’estero che in Italia. Vermouth, bitter e amari fanno parte della nostra quotidianità, e proprio per questo rischiamo di darli per scontato. Fuori, invece, apportano identità.

Il pubblico della Bar Experience di Identità Milano 2026

Il pubblico della Bar Experience di Identità Milano 2026

Un altro tema da non sottovalutare è la comunicazione. Per Chiara Buzzi, co-owner di Rita e Rita’s Tiki Room, c’è spesso distanza tra ciò che un bar mostra sui social e ciò che l’ospite trova davvero. Belle immagini, certo. Ma se poi atmosfera, servizio e proposta non reggono, il cliente se ne accorge.

Luca Ardito, director of bars presso The Carlton e Rocco Forte Hotel, riporta il discorso sull’ospitalità: meno effetti speciali, più semplicità leggibile. Anche perché il cliente deve percepire il valore di ciò che paga, non solo vederlo arrivare da un rubinetto.

Da queste esigenze nasce la Milano Hospitality Week: un’occasione per parlare di formazione, cultura del bere, comunicazione e di incontro col pubblico.


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Stefano Montibeller

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Stefano Montibeller

classe ’91, metà trentino e metà comasco, con base a Milano. Laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, degustatore certificato Wset con un master in critica enogastronomica. Ex buyer alimentare, ora prova a raccontare il cibo e il vino, la sua vera passione. Preferisce gli artigiani del gusto alle mode gourmet. Anche se, diciamolo, cibo e vino devono anche divertire... Cinico? Sì. Cattivo? No

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