Il bar italiano vive un momento di grande attenzione. Milano, in particolare, è diventata una piazza riconosciuta anche fuori dal Bel Paese, con insegne capaci di entrare nelle classifiche internazionali e un pubblico sempre più curioso. Benissimo. Ma l’hype non basta: non forma professionisti, non costruisce cultura e non trasforma una scena di prestigio in sistema.
Se n’è parlato a Identità Milano in un panel dedicato allo stato dell’arte del bar in Italia e alla presentazione della futura Milano Hospitality Week. Sul palco, tra gli altri, Abi El Attaoui, Benjamin Fabio Cavagna, Chiara Buzzi, Giovanni Allario e Luca Ardito, insieme a voci del mondo Dry Milano e al giornalista Carlo Carnevale.
Il primo nodo è la formazione. Secondo
Giovanni Allario, bar manager di
Moebius, il bar italiano è ormai entrato nel mondo della gastronomia e gode di una forte attenzione internazionale. Proprio questa crescita, sta facendo emergere una carenza di manodopera specializzata. Aprono nuove realtà, anche in provincia, ma non sempre il settore riesce a produrre competenze con la stessa velocità.

Edris Al Malat, Luca Ardito, Chiara Buzzi e Benjamin Cavagna
Benjamin Fabio Cavagna, bar manager del
1930, porta, invece, l’attenzione sul cliente. In dieci anni il pubblico è cambiato: meno milanese, più internazionale. Clienti curiosi e disposti a spendere, ma spesso legati a un’idea stereotipata dell’Italia.
Limoncello Spritz, Dolce Vita da cartolina, richieste facili da servire ma non sempre in grado di raccontare la qualità reale del Paese.
A tal proposito,
Abi El Attaoui, bar manager di
Ceresio 7, ricorda come molti prodotti italiani vengano valorizzati più all’estero che in Italia. Vermouth, bitter e amari fanno parte della nostra quotidianità, e proprio per questo rischiamo di darli per scontato. Fuori, invece, apportano identità.

Il pubblico della Bar Experience di Identità Milano 2026
Un altro tema da non sottovalutare è la comunicazione. Per
Chiara Buzzi, co-owner di
Rita e
Rita’s Tiki Room, c’è spesso distanza tra ciò che un bar mostra sui social e ciò che l’ospite trova davvero. Belle immagini, certo. Ma se poi atmosfera, servizio e proposta non reggono, il cliente se ne accorge.
Luca Ardito, director of bars presso The Carlton e Rocco Forte Hotel, riporta il discorso sull’ospitalità: meno effetti speciali, più semplicità leggibile. Anche perché il cliente deve percepire il valore di ciò che paga, non solo vederlo arrivare da un rubinetto.
Da queste esigenze nasce la Milano Hospitality Week: un’occasione per parlare di formazione, cultura del bere, comunicazione e di incontro col pubblico.