Sorsi di Valtellina all'hub di Identità Golose: Ascovilo di nuovo protagonista

Daniele Drocco, Presidente del Consorzio Vini Valtellina, ha accompagnato i presenti in un viaggio unico, un’immersione in un mare di racconti e unicità, di persone e stupendi vini

29-11-2022
a cura di Maurizio Trezzi
«I nostri produttori cercano di realizzare vini u

«I nostri produttori cercano di realizzare vini unici e universali – ha spiegato Drocco, piemontese, langarolo, rapito dal nebbiolo di montagna - con una finezza, una freschezza e un’originalità che ha pochi eguali».

Mario Soldati e Luigi Veronelli, molto prima di altri, avevano fermamente creduto nell’enologia valtellinese. Quando in pochissimi rendevano omaggio al Nebbiolo della Alpi, persone illuminate come loro, già lo raccontavano, lo celebravano, dopo averne intuito potenzialità, qualità e narrato le epiche storie degli uomini di questa valle lombarda. Una lunga striscia, la Valtellina, che dal Lago di Como sale fin sotto le Alpi Retiche incuneandosi fino alle vette da 4000 metri svizzere che proteggono l’alta valle e creano un microclima unico a queste latitudini. 2500 chilometri di terrazzamenti, di montagna faticosamente strappata dall’uomo per farne biodiversità, stabilizzare i versanti, regimare le acque, dare prodotto e fare cultura.

Di Valtellina, dei suoi vini, della sua terra e dei suoi protagonisti si è parlato durante la degustazione e la seguente cena, firmata dal valtellinese Alessandro Negrini de Il Luogo di Aimo e Nadia,  promossa da Ascovilo all’hub di Identità Milano.

Daniele Drocco, Presidente del Consorzio Vini Valtellina, ha accompagnato i presenti in un viaggio, un’immersione in un mare di racconti e unicità, di persone e stupendi vini.

Scavata per secoli dal corso dell’Adda, la Valtellina è una classica valle fluviale che si sviluppa da est a ovest esattamente in corrispondenza dell’incontro fra la placca europea e quella africana. Qui le rocce sono molto diverse da territorio a territorio, da comune a comune. Proprio l'orogenesi della montagna e la conformazione del territorio hanno indotto condizioni climatiche uniche. Nel versante delle Alpi Retiche c’è molto sole, il clima è mite con scarse precipitazioni piovose e i periodi estivi sono molto caldi con grandi escursioni termiche.

Daniele Drocco e Alessandro Negrini

Daniele Drocco e Alessandro Negrini

Tutto questo si ritrova in un bicchiere di Sassella o di Inferno, di Grumello, di Maroggia o di Valgella le cinque sottozone del Valtellina Superiore Docg. Portare il territorio nel vino è l’obiettivo di ogni vignaiolo moderno. In Provincia di Sondrio il compito è più semplice, a patto di lavorare bene in vigna e in cantina, grazie alla varietà strabiliante di condizioni, suoli e varietà.

I vini valtellinesi non sono sempre piaciuti. In passato erano poco apprezzati, a causa dei pochi gradi e delle alte acidità. Erano descritti come rossi ossidati, ruvidi. Paradossalmente caratteristiche che oggi, invece, piacciono e sono esaltate dal cambiamento dei gusti e delle mode. Una evoluzione resa possibile dalle mutate condizioni climatiche che, oggi, permettono vendemmie tardive, impianti ad altitudini più elevate, lavori sulle rese più accurati.

«I nostri produttori cercano di realizzare vini unici e universali – ha spiegato Drocco, piemontese, langarolo, rapito dal nebbiolo di montagna - con una finezza, una freschezza e un’originalità che ha pochi eguali.  Qui si fatica a coltivare la vigna. L’impegno annuo è di 1500 ore per ettaro. Più di 15 volte rispetto alla Toscana e le rese sono volutamente basse. Non di rado il raccolto è trasportato in cantina con l’elicottero. I vini valtellinesi raccontano il territorio, la bellezza del paesaggio, popoli che dominano la montagna e inseriscono la vite in un contesto dove la biodiversità è naturale, non artefatta».

Racconti di persone e di un vitigno, il nebbiolo, qui chiamato uva chiavennasca, che trova un’espressione di unicità e personalità straordinaria esaltata in ogni sottozona e in ogni terroir.

«Dobbiamo dire grazie al territorio, all’uva e soprattutto ai produttori – ha continuato Drocco – per la loro capacità di crescere e migliorarsi. Si sono resi conto di dover aumentare le loro competenze, di dover stare al passo con l’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie per incrementare la capacità di fare qualità con una materia prima eccellente. I vini valtellinesi sono solidi, robusti e allo stesso tempo, freschi e delicati. E’ quello che sa offrire il Nebbiolo delle Alpi grazie alla grande elasticità dei suoi acini. Questi si stringono, si asciugano, quando la vite va in siccità. Con le prime piogge l’acino si ingrossa e torna alle sue dimensioni naturali, cosa che non accade nelle Langhe dov'è il terreno è argilloso e trattiene l'acqua. In Valtellina, poche ore dopo la fine della pioggia, si può già andare in vigna. E’ successo nel 2020 quando, dopo una serie di giorni piovosi a ridosso della vendemmia, il terreno scosceso e roccioso si asciugò molto velocemente rendendo possibile il raccolto».

La prima parte della serata ha visto protagonisti cinque vini, uno per ogni sottozona della denominazione Valtellina Superiore. Tutti, o quasi, espressioni di piccole aziende, simbolo della produzione di montagna priva di grandi proprietà e ricca di un’attenzione al particolare e al pionerismo enologico. La produzione totale annua è di 3.2 milioni di bottiglie su 820 ettari di superficie vitata.

Il primo assaggi è ad appannaggio del Valtellina Superiore Maroggia 2019 di Agrilu, una cantina “bonsai” che produce solo 1500 bottiglie di questo vino da vigne vecchie sino a 50 anni. L’aggiunta di un 5% di uva Brugnola non incide sulla freschezza di un prodotto naturale, vibrante e ferroso. A seguire il Valtellina Superiore Sassella Sommarovina 2019 di Mamete Prevostini offre lo spaccato su una cantina più grande, circa 200 mila bottiglie l’anno in totale, e su un cru difficile da coltivare per le sua collocazione. Un vino in cui si cerca di togliere e non di aggiungere soprattutto nel utilizzo del legno. Ai 12 mesi in botti grandi di rovere seguono 10 mesi in bottiglia per offrire un Sassella fine e armonioso e di grande bevebilità.

Eccellente, forse il migliore della degustazione, il Valtellina Superiore Grumello San Martino 2015 prodotto da Giorgio Gianatti il “grande vecchio” dei vini valtellinesi, rimasto fedele alla tradizione e alle piccole produzioni. Sono solo 1300 le bottiglie di questo capolavoro, prodotto da vitigni posti a 450 metri di altitudine in una zona dove è fondamentale l'apporto del vento. E’ la Breva, che soffia ogni pomeriggio dal Lago di Como, asciuga la terra e l’uva, evita le formazioni fungine. Il Grumello di Gianatti è prodotto da uve appassite 40 giorni (attenzione non è uno Sforzato) e dopo lunghi passaggi in acciaio e rovere è pronto a rivelarsi con sensazioni speziate e profumi di piccoli frutti di bosco. Un vino elegante, fresco e profondo. Si volta pagina per l’assaggio del Valtellina Superiore Inferno Riserva 2018 di Aldo Rainoldi, cantina storica da 200mila bottiglie l’anno, delle quali 15mila di questa Riserva. L’Inferno è la zona iconica della Valtellina dove i vitigni sono coltivati su pendii ripidissimi e il terreno è difficile da lavorare a cusa delle tante pietre affioranti. Qui d’estate fa caldissimo, il vento non entra e l’uva matura molto più velocemente per regalare vini potenti e di personalità, con note di frutta e floreali. Il timbro è caratteristico, simile ai nebbioli di Langa. Un vino austero che esce con il tempo. Per finire il Valtellina Superiore Valgella Costa Basta 2019 di Sandro Fay è un rosso dall’acidità medio bassa e dai fini tannini che si fa bere e apprezzare al primo sorso.

Dalla degustazione alla tavola dove i vini valtellinesi si sono fatti compagni e amici dei piatti tanto semplici quando sorprendenti dello chef Alessandro Negrini. Gli abbinamenti al bicchiere hanno confermato le caratteristiche già emerse in degustazione. Non poteva mancare lo Sforzato, in questo caso L’Infinito di Tenuta Scerscè, punta di diamante dei vini di Valtellina. Sfursat in dialetto, come lo sforzo e la pazienza necessaria per produrre questo grande rosso. Un tempo solo i ricchi proprietari terrieri potevano permettesti di aspettare i tre mesi necessari all’appassimento dell’uva. Al fresco e all’ombra, con l’aiuto della Breva gli acini si asciugano e  appassiscono. La pratica, usata in passato per dare alcolicità e gradazione, oggi regala un rosso intenso, strutturato e di carattere. I profumi, come per questo L’Infinito sono fini e articolati, speziati e ricchi di note di frutti di bosco, frutta sotto spirito, cannella e pepe. Lo Sforzato è morbido e persistente e può tranquillamente sedere nell’olimpo dei grandi rossi europei.

Si prosegue con tre vini freschi tutti da piccole produzioni. Interessante il Rosso Valtellina L’essenziale di Marcel Zanorali, il Dirupi Valtellina Superiore che passa qualche tempo in barrique e l’Ortenso Lando, Valtellina Superiore Grumello di Luca Faccinelli ricco di balsamicità e tabacco.

Happy end con il Passito Alpi Retiche Ispirazione di Nino Negri, somma dei contributi di Chardonnay, Incrocio Manzoni e Sauvignon Blanc. Il colore è giallo oro, il profumo complesso e intenso, frutto del lavoro della Botrytis, Non troppo dolce è ben bilanciato e persistente è  prodotto dall’azienda per cui lavora Daniele Drocco che ha concluso la serata con un auspicio:

«Come è successo per i vini della Lanche in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006, spero che il capoluogo lombardo possa riscoprire i vini Valtellinesi in occasione di Milano Cortina 2026 Ci piacerebbe che i nostri prodotti diventino l’emblema della manifestazione per cogliere la questa nuova opportunità e far conoscere a Milano e al mondo i nostri vini e la loro affascinante storia».

 


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