Adesso inizia il futuro della pizza

Appuntamento a Napoli per discutere cosa fare sull'onda del riconoscimento Unesco. Si spera senza gelosie di campanile

10-12-2017

L’Associazione Verace Pizza napoletana, l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani, la Fondazione UniVerde e la Coldiretti Campania hanno dato appuntamento per domani, lunedì 11 dicembre, nella sede della prima, in via Capodimonte a Napoli, «festeggiare insieme alle istituzioni locali e nazionali il riconoscimento Unesco. L'incontro sarà l’occasione per parlare delle attività che si potranno sviluppare alla luce del riconoscimento e per comprendere gli sviluppi futuri della professione del pizzaiolo».

L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano, e non la pizza in sé, è parte integrante del Patrimonio culturale immateriale dell'umanità e giustamente la notizia, tale la popolarità della pizza ovunque nel mondo, ha suscitato un’eco globale. Generando una confusione pari all’importanza della decisione dell’Unesco.

Facile confondersi, chi non ha mai mangiato una margherita in via sua? Probabilmente solo i nord-coreani, isolati dal mondo. Però c’è anche chi a Napoli ha solo da guadagnarci dall’equivoco e, impressione a caldo, poco sta facendo

per rendere tutto chiaro. Sarebbe come se tra Alba, Canale e Asti avessero trasformato il riconoscimento ottenuto dal Paesaggio vitivinicolo di Langhe-Roero e Monferrato in una patente internazionale di qualità per il Barolo o il Moscato. Lo stesso per Pantelleria e la vite coltivata ad alberello e quei vini ottenuti da uve Zibibbo, che sono tutt’altra cosa.

A me non sono piaciuti quei commenti e quelle dichiarazioni nelle quali il campanile partenopeo viene usato per separare Napoli e il suo capolavoro dal resto d’Italia. Perché festeggiate se la pizza è nostra? Come a volere guardare tutti dall’alto senza avere capito che per Napoli è un onore se gli italiani hanno fatto festa. E’ una splendida testimonianza di stima per il suo ingegno. E un’occasione per capire che la pizza, intesa come pietanza, da anni e anni appartiene al mondo e non più a una città sola.

Penso che la riflessione migliore l’abbia postata in facebook Salvatore Salvo che, con il fratello Francesco, conduce una splendida pizzeria a San Giorgio a Cremano, comune confinante con il capoluogo. La data è quella del 7 dicembre, ora di cena, stesso giorno dell’annuncio all’alba da parte dell’Unesco: «Cosa è cambiato oggi? Realmente nulla! Nonostante sia stato svegliato alle 7 dal trambusto della notizia del riconoscimento UNESCO, stamattina ho indossato la mia giacca e il mio grembiule e sono venuto a lavoro, così come stasera».

«L’arte dei pizzaioli napoletani patrimonio dell’umanità è un riconoscimento che rende giustizia sulla carta a chi come nostro padre veniva interpellato con il quasi sprezzante PIZZAJUÓ».

Pizza Margherita, la pizza più famosa al mondo, nello scatto di Valerio Capello in Wikipedia

Pizza Margherita, la pizza più famosa al mondo, nello scatto di Valerio Capello in Wikipedia

«Rende giustizia ai tanti ragazzi che per necessità hanno abbracciato questo umile mestiere. È l’ennesimo treno che passa per Napoli sperando che la città, e non solo i pizzaioli, sappiano salirci sopra».

«Resto personalmente stupito dagli eccessi di festa, al limite folklore, ma va bene se precede poi un senso di responsabilità a cui richiama la cosa a favore del comparto pizza, della sua crescita in termini economici e qualitativi, e come ulteriore spunto per un rilancio positivo della nostra città».

Trovo anche pertinenti e belle le parole del segretario del Pd Matteo Renzi perché vanno oltre la decisione in sé, cosa rara in un politico: «L'arte del pizzaiolo napoletano riconosciuta come patrimonio Unesco è un simbolo bellissimo di quello che l'Italia è stata. Ma è simbolo anche di ciò che dovremo essere. La cura per la tradizione, la passione per il cibo, la capacità di farsi rappresentare all'estero dai nostri prodotti sono elementi essenziali del nostro futuro».

«Andiamo verso un futuro di robot e innovazioni tecnologiche: proprio per questo avremo sempre più bisogno di radici, di identità, di qualità, di gusto. Le più grandi catene al mondo di pizza non sono italiane così come pure è straniera la maggioranza dei prodotti che hanno il nome che suona italiano venduti nel mondo. Insomma: nel mondo globalizzato il Made in Italy - anche alimentare - ha tante opportunità davanti. Il riconoscimento alla pizza è un orgoglio per la tradizione ma anche uno stimolo per il futuro. Avanti». Esatto, avanti e uniti possibilmente. Almeno per il bene della pizza e della cucina italiana.


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