Il rosso è di moda anche d’estate: 13 bottiglie scelte dai nostri esperti per i vostri brindisi

Oltre ogni stereotipo, con la guida della redazione vino di Identità Golose, per scegliere le migliori etichette per le ultime settimane estive

16-08-2022
a cura di Raffaele Foglia

Sfatiamo un tabù: il rosso va benissimo anche d’estate. E non parliamo di colori per vestiti e costumi, di moda, ma di vino. In molti, con le temperature elevate, davanti a un bicchiere di vino rosso hanno una certa resistenza, una sorta di rigetto, pensando che sia pesante e che faccia venire ancora più caldo. Poi però rischia di bere qualche vino bianco ghiacciato, senza accorgersi in un primo momento dei 14 o 14,5% di alcol di quel determinato prodotto.

Abbandoniamo gli stereotipi, quindi, e affrontiamo questa caldissima estate anche bevendo un buon calice di vino rosso in compagnia, perché avere a fianco le persone più care rimane sempre il miglior abbinamento possibile.
 

Puntay Kalterersee , un giro sul lago di Caldaro

Sfatiamo un mito: l’estate non è stagione di soli bianchi, bollicine e vini rosa. A buon titolo ci sono numerose etichette di rossi italiani a cui pensare durante le cene all’aperto e da portare in vacanza. Fra questi un posto lo merita sicuramente la Schiava, un vitigno assai diffuso in Alto Adige e che trova le sue migliori espressioni nella zona del Lago di Caldaro e di Merano. Prendiamo per esempio il Puntay - Kalterersee Classico Superiore 2020 di Erste+Neue, cantina storica altoatesina nata nel 1986 dalla fusione della Erste Kellerei e della Neue Kellerei, e unitasi di recente - nel 2016 - alla Cantina Kaltern.

La linea Puntay è la gamma alta, prodotta solo con uve di quei particolari vigneti - spesso i più alti - che si distinguono per qualità superiore e che sono destinate a diventare vini riserva. Nello specifico, le uve per la produzione di questa Schiava provengono dal Lago di Caldaro, da vigne a 300 metri; un luogo caldo, ma che grazie all’altitudine preserva la freschezza del frutto. Il vino fermenta in cemento e poi affina per 5 mesi in legno e anfora, mantenendo una piacevole succosità. Un sorso beverino, che insieme alla ciliegia porta un delicato aroma di mandorla, e che va a braccetto – non occorre dirlo – con lo speck dell’Alto Adige e con i salumi in generale, ma che potrete utilizzare anche con formaggi a pasta molle o piatti a base di funghi.

Amelia De Francesco 
 

San Leonardo, finezza senza timori reverenziali

La sfida, questa volta, è quella di bere un grande vino rosso italiano anche durante i mesi più caldi. Senza alcun timore reverenziale e, soprattutto, senza aver paura di appesantirsi. Spesso – e talvolta a sproposito – si parla di finezza ed eleganza nel vino, ma quando si pensa al San Leonardo sono le prime parole che vengono in mente. L’uvaggio ormai consolidato di questo grande vino del Trentino è di 60% Cabernet Sauvignon, 30% Carmenère, 10% Merlot, con fermentazione in vasche di cemento e poi affinamento in 24 mesi in barriques. E poi bottiglia.

L’annata 2017 è stata caratterizzata da una violenta grandinata: sono quindi state prodotte poche bottiglie ma, come sottolineato dal marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga, di grande qualità. In questo millesimo, uscito in primavera sul mercato, troviamo già in grande equilibrio, note fruttate che si amalgamano gentilmente con un floreale molto fresco e un tocco di speziatura: il tutto senza invadenza. In bocca ha struttura, ma anche grande bevibilità: ottimo ora, probabilmente gli anni gli conferiranno una maturità e una complessità ancora maggiore. Ma noi abbiamo pazienza.
 

Arpepe, la Valtellina fuori dai canoni

Un vino rosso che si adatta perfettamente a qualsiasi situazione: sempre buono da bere in ogni stagione dell'anno, anche in estate, in barca o nelle lunghe cene estive, per chi non vuole rinunciare al piacere dei tannini. Il Rosso di Valtellina di Arpepe, libero e spensierato si distingue nell'universo enologico dell'azienda dei fratelli GuidoIsabella ed Emanuele Pelizzati Perego. Nati nel 1860, rinati nel 1984 e cresciuti nel 2004: queste le tappe principali della bella cantina valtellinese che da sempre ha l’obiettivo di voler esaltare al massimo le potenzialità del Nebbiolo delle Alpi, la Chiavennasca.

Da vigne terrazzate incastonate come una pietra rara nel versante retico, completamente esposto a Sud e mitigato dai venti freschi del Nord, nasce questo vino straordinario: dal bellissimo colore rosso rubino brillante, profumi delicati e avvolgenti, sapido e succoso al sorso. È leggero, fresco, con un bellissimo spigolo acido e tannini delicatissimi che lo permettono di abbinare facilmente a dei pesci d’acqua dolce.

Salvo Ognibene 
 

La Fiòca, il rosso “scherzoso” in Franciacorta

Tra le bollicine della Franciacorta, si fa strada in punta di piedi come un birbante un Pinot Nero che conversa volentieri con l’estate. Fa parte della storia dell’azienda La Fiòca in realtà: nel 1956 fu Orazio Gatti a voler creare le prime bottiglie ribattezzate di “Pinò”, vinificando uve di Pinot Bianco e Pinot Nero nel vigneto a Nigoline di Corte Franca. Nome in codice, “La Fiòca”, falce in dialetto bresciano, come la forma che l’area assume. Una tradizione portata poi avanti da Sergio Massimo.

Sfidando caldo e cattivi pensieri, ci affidiamo quindi al “Pinò Rosso del Diavolo Allegro 2017 – Pinot Nero Sebino Igp”. Cento per cento Pinot Nero: prima avviene la macerazione prefermentativa a basse temperature (4-5°C), seguita dalla vinificazione in rosso con vasche in acciaio dalle temperature costantemente controllate. Le bucce vengono rimescolate con delicatezza e infine ecco l’affinamento in botti di acciaio, con una parte in piccoli contenitori di legno per un tempo non inferiore ai 12 mesi. Un vino – 14 gradi, biologico – che comunica subito agli occhi una sana allegria con il suo rosso rubino e la rafforza con intriganti aromi di piccoli frutti rossi e spezie. Ma presto mette in chiaro il proprio carattere deciso, offrendo equilibrio e complessità interessanti.

Marilena Lualdi
 

Tacchetto Bardolino e abbinamenti non scontati

Guerrieri Rizzardi è una delle famiglie storiche che producono l’Amarone in Valpolicella. Nella zona di Bardolino e Cavaion l’azienda possiede terreni dedicati a vini di più pronta beva sulla cui qualità viene posta la stessa attenzione riservata alla vinificazione delle grandi etichette. Vini freschi, non impegnativi e per questo adatti ai pranzi e alle cene estive. Il Tacchetto Bardolino Doc 2021 di Guerrieri Rizzardi è prodotto con uve provenienti dal vigneto omonimo, situato ai piedi della valle dell’Adige e del Monte Baldo, nel Comune di Cavaion. Il clima qui è caldo e ventilato, mitigato dalla vicinanza con il Benaco e con le montagne che salgono verso il Trentino. Il suolo è ciottoloso su roccia calcarea, Le uve risultato ottime e profumate.

Nel caso del Tacchetto Bardolino sono ben presenti le note speziate e di marasca cosi come la freschezza delle uve Corvina e Merlot. Un vino realizzato senza l’affinamento in botte per lasciare ben distinte le caratteristiche originali della materia prima. In estate torride, come quella di questo 2022, la prassi di rinfrescare il vino rosso diventa un’esigenza. E allora servite con piacere il Tacchetto a 15 gradi, e volendo anche a qualcuno meno, bevetelo in abbinamenti, anche non canonici, per un rosso come pesce di mare - al forno o meglio ancora cotto alla griglia - paste e risi freddi, insalatone irrobustite da pollo e coniglio.

Maurizio Trezzi
 

Martissima, il Collio Rosso perfetto per la sera

Se pensiamo all’estate e ai vini da bere il primo pensiero va ai bianchi, ma ci sono diversi vini rossi che – soprattutto se serviti a una temperatura tra 14 e i 16° - si adattano perfettamente a questi momenti. È il caso del DOC Collio Rosso 2020 Martissima - Società Agricola Sirk s.n.c. di Marta Venica e Mitja Sirk, un rosso friulano inaspettato, pensato e voluto. In questo caso ci troviamo un’espressione elegante, vivace e luminosa, dove già l’etichetta richiama questo senso di leggerezza che comunica la profondità e la bellezza delle vigne del Collio friulano.

Marta Venica, cresciuta accanto alle vigne dell'azienda di famiglia, Venica & Venica, con grinta e determinazione - dopo studi ed esperienze che l’hanno portata a vivere realtà internazionali - ha messo a punto il suo disegno di vino, frutto anche dell’amore e della compartecipazione del suo compagno Mitja Sirk, sommelier di La Subida di Cormons. Pochissime bottiglie prodotte, appena mille e solo due vendemmie realizzate per questo rosso, ma la consapevole certezza di quello che attraverso questo vino si vuole comunicare. Le viti sono a Dolegna e hanno tra i 50 e i 60 anni, prodotto con una prevalenza di Merlot e in percentuali minori Refosco e qualche pianta di Franconia; l’uva viene vendemmiata a grappolo intero e solo un terzo della fermentazione avviene in tonneau e il resto in acciaio. Una carezza estiva che ti fa immergere in quella dimensione rilassata che sa di more, ciliegie, fragola a cui si uniscono intriganti note di mirto e di pepe bianco.

Fosca Tortorelli 
 

Grauvernatsch di Muri-Gries, alternativa ai bianchi

Ottima alternativa ad un bianco strutturato, la Schiava GrigiaGrauvernatsch, della Cantina Muri-Gries (in provincia di Bolzano), può essere degustata sia ambiente che leggermente fredda, perfetta sui 12 gradi. Caratterizzata da frutti rossi, come more e amarene, e con una nota speziata di cannella, si conclude acida e con una lontana presenza di tannini. Ha una buona struttura e una lunghezza in bocca e il colore rosso rubino è acceso e travolgente.

Una bottiglia che è frutto dell’armonia tra la tecnologia sofisticata della cantina e la storia antica dell’Abbazia, dove viene prodotta, quindi connubio di innovazione e sperimentazione, da un lato, e tecniche di produzione vinicola tramandate da secoli, dall’altro. Una Doc che viene coltivata tra Bolzano ed Appiano e affinata in inox nella vecchia cantina del Convento. Le carni sono il primo e semplice abbinamento, ma si trasforma in un vino più divertente abbinandolo a degli stuzzichini, perfetti per un aperitivo estivo, e si esprime molto bene anche con il pesce.

Stefania Oggioni 
 

Beba99: vigne vecchie e tanto entusiasmo

Potremmo definirlo un vino “migrante”, dalle radici ben salde in Toscana, da oltre 80 anni a dire il vero, e il frutto esaltato dalla meticolosa tecnica Altoatesina e poi affinato sotto le dolomiti trentine. In mezzo c’è l’entusiasmo mai domo di Paola De Blasi, proprietaria dell’azienda di famiglia, Podere I Lastri, e varie amicizie che hanno portato alla realizzazione di questo vino, il Beba99, annata 2019.

Una curiosità: Beba è il soprannome della nonna di Paola, Elena Testerini, che aveva 99 anni quando è stata portata a termine la prima vinificazione di questo vino. La vigna, con all’interno SangioveseCanaiolo NeroColorinoAleatico e Ciliegiolo, ha oltre 80 anni di vita e si trova nella Val Tiberina. Le uve del Beba99 annata 2019 sono state trasformate dal kellermeister di KalternAndrea Moser, nella cantina di De Vescovi Ulzbach nella zona del Teroldego a Mezzacorona, in provincia di Trento. Un vino giovane per natura, fresco, di buona beva ma anche con una notevole verticalità. Ma attenzione a sottovalutarlo: ha nelle corde un grande potenziale di affinamento. E le prossime annate? Un segreto, al momento. Ma di certo non mancherà l’entusiasmo.
 

Piedirosso di Astroni, cuore di Napoli

Le vigne di Cantine Astroni si trovano a Napoli, a ridosso del cuore urbanizzato del quartiere di Agnano e lambiscono il cratere degli Astroni. Vere e proprie vigne metropolitane, strappate all’urbanizzazione selvaggia, da cui si godono due panorami molto diversi: da un lato si distinguono agevolmente la tangenziale e lo stadio, dall’altro ci si affaccia sulla Riserva Naturale. Una dicotomia che rispecchia appieno il carattere contraddittorio dei Campi Flegrei, uno dei distretti più urbanizzati d’Italia, ma al tempo stesso dalla straordinaria storia e vocazione agricola. Ad accudirle c'è Gerardo Vernazzaro, uno dei pionieri della rinascita del Piedirosso, considerato a lungo vitigno “minore” rispetto al più blasonato aglianico, e protagonista in tempi recenti di un movimento che ne sta portando avanti una virtuosa valorizzazione.

Colle Rotondella rappresenta il paradigma del Piedirosso dei Campi Flegrei: profuma di geranio, iris e ribes, con soffusi richiami di cenere e delicati ricordi iodati e salmastri, che si ritrovano nel sorso succoso, leggiadro e salino. Un inno al terroir e al vitigno, che dà il meglio di sé servito leggermente fresco.

Adele Granieri 
 

Profumo di Vulcano sulla tavola d’estate

Dopo dieci anni da questo articolo L’Etna di Federico Graziani ci emoziona, millesimo dopo millesimo, e per noi di Identità Golose non può mancare sulle tavole estive. Nasce da una piccola vigna dell’Ottocento per quasi un ettaro e mezzo di terreno sulle pendici settentrionali del vulcano ad un altitudine di circa 600 metri sul livello del mare.

È la scommessa enoica che Federico Graziani ha costruito in Contrada Feudo di Mezzo, frazione Passopisciaro. L’insieme di Nerello MascaleseNerello CappuccioAlicante e Francisi crea un vino identitario, conviviale, versatile che vi consigliamo di degustare qualsiasi possa essere il millesimo: siamo di fronte ad un vino che esprime un capolavoro assoluto di questa terra. Frutti rossi, note agrumate, sintesi olfattiva e gustativa di quella macchia mediterranea sapida ed elegante.

Cinzia Benzi 
 

Il Frappato firmato da Arianna Occhipinti

Estate. Cieli stellati, piaceri e libertà: libertà di vivere e di scegliere un grande vino rosso anche nella stagione più calda. La bottiglia selezionata è firmata da una delle più note produttrici italiane, Arianna Occhipinti, enologa e viticoltrice siciliana che, dopo aver studiato a Milano, è rientrata nella sua Vittoria, in provincia di Ragusa, per raccontare il territorio in uno dei modi più nobili e apprezzati da chi ama il vino e rispetta il mondo. Il Frappato, 100% omonimo vitigno, è prodotto seguendo le regole del manifesto “Triple A: Agricoltori, Artigiani, Artisti” da uve coltivate in regime biologico, senza nessun intervento chimico, e vendemmiate a inizio ottobre; alla pigiadiraspatura seguono macerazione e fermentazione spontanea con lieviti indigeni in vasche di cemento per 30 giorni.

Il vino, senza mai essere filtrato, affina poi 14 mesi in botti di rovere di Slavonia e due ulteriori mesi in bottiglia. Da stappare rigorosamente a 16°C, questo frappato rappresenta l’essenza della filosofia produttiva di Arianna Occhipinti: rosso rubino non troppo serrato, al naso si svela con elegante susseguirsi di sentori, dalla rosa rossa ai lamponi, dal sottobosco al tabacco. In bocca è fresco e succoso con una piacevole vena sapida, gustoso e pieno, si completa di un tannino fine e vellutato, quasi scolpito. È un’etichetta unica di grande fascino ed emozione, che va oltre la descrizione delle note di degustazione. È il vino dell’anima e della libertà. Lascia che l’estate ti renda libero.

Davide Visiello 
 

Vino femminile plurale: Bo&Co di Elisabetta Pala

Elisabetta Pala e il suo progetto Mora&Memo ha deciso di produrre un blend con i vitigni Bovale e Monica di Sardegna chiamando questo rosso Bo&Co. Un gioco di parole che si allinea ai nomi che questa giovane donna del vino sarda produce da qualche anno. Nel 2011 eredita 40 ettari di vigneti nel comune di Serdiana, un piccolo borgo non distante da Cagliari e, solo dopo qualche anno, crea il progetto Mora&Memo

L’animo creativo di questa giovane figlia d’arte continua a stupire per intuizioni convincenti di vitigni autoctoni che svelano un vino rosso dal tratto femminile, molto elegante, pur fondendo le strutture di Bovale e Monica di Sardegna. Perfetto per un aperitivo, ideale per un pranzo o una cena estiva per l’alto tasso di convivialità. Uve raccolte in diverse vendemmie la cui macerazione avviene sulle bucce con innesto di lieviti selezionati per circa 10 giorni a temperatura controllata. Terminata la macerazione, la fermentazione alcolica, la malolattica, per un breve periodo si passa dall’affinamento in serbatoi di acciaio inox per proseguire, i successivi quattro mesi, in legno. Appena cinquemila bottiglie abbigliate dalle Bandidas create dalla matita di Katia MarciaMust have per l’estate.

CB 
 

Beaujolais, s’il vous plait: lode alla bevibilità

Beaujolais s’il vous plait. Se c’è un vino rosso che può essere servito chilled è sicuramente questo. Tutto, dall’uva, il Gamay, alla tecnica vinicola, si presta perfettamente a ottenere un vino dalla grande freschezza e bevibilità. Louis Jadot è una delle aziende più note della Borgogna che è riuscita negli anni ad acquistare vigneti sia in zone particolarmente rinomate ma anche nelle appellation generiche. Beaujolais negli ultimi anni è diventata una nuova frontiera per i viticoltori, sia per i (decisamente) inferiori prezzi per ettaro, sia per uno stile sempre più di moda. la regione sta difatti emergendo sempre di più grazie alla viticoltura biodinamica e alle fermentazioni spontanee, che donano una complessità maggiore al bouquet aromatico.

Uno dei grandi “segreti” della freschezza è la tecnica di vinificazione, la semi macerazione carbonica.  Una tecnica per estrarre colore ma non tannino, dove la frutta è talmente definita da risultare croccante. Così è Combes aux Jacques, un Beaujolais Village dove le uve vengono prese da 3 diversi village, tra cui anche il cru Réigné. Un vino dalla freschezza invidiabile nonostante i 13 gradi, con note di lampone e marasca, leggermente candite (tipico della tecnica produttiva) e una speziatura di chiodi di garofano. In bocca una bella acidità che ben si sposa con il profilo esclusivamente fruttato. Ottimo abbinamento con un hamburger con una bella maionese al curry.

Chiara Mattiello


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo