Cantina Toblino punta a rilanciare il Vino Santo del Trentino

Focus sulla Nosiola, vitigno autoctono ingiustamente dimenticato: una produzione di nicchia per vini di grande profondità

22-07-2022
a cura di Raffaele Foglia
Tra gli obiettivi di Cantina Toblino c'è quel

Tra gli obiettivi di Cantina Toblino c'è quello di valorizzare la Nosiola

Un diamante incastonato tra le montagne del Trentino: è il Vino Santo, prodotto nella Valle dei Laghi, dal vitigno Nosiola.

Un diamante raro e prezioso, che la Cantina di Toblino, fondata da un piccolo gruppo di viticoltori nel 1960 a Sarche, sta cercando di tutelare, difendere e valorizzare.

Giovanni Luigi Brumat, brand manager di Cantina Toblino, con i vini degustati

Giovanni Luigi Brumat, brand manager di Cantina Toblino, con i vini degustati

«È fondamentale in questo caso spiegare la realtà di questo territorio – spiega Giovanni Luigi Brumat, brand manager di Cantina di Toblino – La cantina cooperativa è nata attorno al lago di Toblino, che fa parte della Valle che racchiude otto laghi e che è caratterizzata da un clima mite e, soprattutto, dall’Ora del Garda, il vento che proviene tutte le sere da sud, ma anche dalle brezze che arrivano da nord, dalle montagne, che sono più fredde. Hanno entrambi funzioni molto importanti: l’Ora del Garda evita le gelate, il vento da nord è fondamentale in maturazione perché ci permette di avere un’ottima escursione termica».

Il focus, in questo caso, è sulla Nosiola, vitigno autoctono che rappresenta circa lo 0,2% delle uve del Trentino. «A fine anni Settanta – sottolinea Brumat – si producevano ogni anno circa 35mila quintali di Nosiola, mentre oggi siamo a 3,5, distribuiti sui circa 50-55 ettari complessivi».

La Nosiola era stata pian piano abbandonata dai viticoltori trentini a favore di uve bianche più “redditizie”. Ma si rischiava di andare a perdere quel patrimonio storico che era rappresentato da questo vitigno autoctono, anche e soprattutto nella sua versione dolce, grazie al Vino Santo del Trentino, prodotto ormai da pochissime cantine.

L'appassimento della Nosiola

L'appassimento della Nosiola

«Per fare capire quanto sia prezioso questo vino – riprende Brumat – da cento chili di uva, dopo l’appassimento, si ricavano tra i 20 e i 25 litri di mostro che poi, dopo fermentazione e affinamento, diventano 12 o 13 litri di Vino Santo».

Senza contare che storicamente la Nosiola viene allevata con il sistema della Pergola Trentina, «che è più difficile da gestire, ma che è particolarmente adatta a questo vitigno».

I vigneti di Nosiola di Cantina di Toblino si concentrano sopra l’omonimo lago, a circa 350 metri di altitudine, suddivisi in 5 appezzamenti diversi. Il Vino Santo prende il nome dal fatto che l’uva lasciata appassire veniva tradizionalmente pigiata in primavera, proprio nella settimana santa. Questo lungo appassimento porta, quindi, a una grande concentrazione di zuccheri e a una perdita quantitativa di mosto.

Alcuni vigneti dell'azienda

Alcuni vigneti dell'azienda

L’ingresso nel mondo della Nosiola, tramite una degustazione guidata proprio da Brumat, è stato dato dal Largiller 2013, che è la particolare selezione di questo vitigno che, dopo la fermentazione in legno, prosegue l’affinamento in botti grandi per almeno sei anni e successivamente sosta ancora in bottiglia per stabilizzarsi. Una Nosiola importante, dalla grande complessità, con una notevole struttura in bocca che però è ben equilibrata da un’acidità non invadente.

Poi il Vino Santo, nelle annate 2004, 2000, 1995 e 1970. È un vino che, di certo, ama i lunghi affinamenti: se il 2004 risulta essere molto ricco e pieno, dolce ma mai stucchevole (situazione che caratterizza in generale tutti i quattro campioni), il 2000 è più fresco e verticale, con anche alcune note maggiormente speziate. Note terziarie si notano nel 1995, con una complessità olfattiva che varia dalla frutta gialla matura, passando dall’albicocca disidratata fino ad arrivare alla frutta secca, per poi arrivare a un sorso profondo e piacevole.

Il 1970 è, invece, un’emozione: dopo 52 anni dalla sua vendemmia, riesce a essere un vino ancora vivo ed energico, ovviamente dalla grandissima complessità, senza essere “seduto” al sorso, ma mantenendo ancora quella leggera freschezza che gli dona l’indispensabile bevibilità.

Tutti vini che meriterebbero il giusto abbinamento a formaggi erborinati, o anche assaggiati da soli, escludendo per una volta il mondo della pasticceria.

Quello di valorizzazione del Vino Santo è sicuramente un lavoro molto interessante portato avanti da Cantina Toblino che, ad oggi, conta di 900 ettari complessivi suddivisi tra i 600 soci, moltissimi dei quali hanno solo un ettaro di vigna da lavorare.


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