Il viaggio di Terlano nel Pinot Bianco: dal Vorberg al Rarity, il segreto è la longevità

Il direttore commerciale Klaus Gasser e il kellermeister Rudi Kofler raccontano: «Con il tempo i nostri vini si aprono, migliorano»

05-05-2022
a cura di Raffaele Foglia
Tre annate di Vorberg in degustazione: il Pinot Bi

Tre annate di Vorberg in degustazione: il Pinot Bianco di Kellerei Terlan migliora negli anni

Quello di Cantina Terlano è un incredibile viaggio nel mondo del Pinot Bianco. E su una cosa il direttore commerciale Klaus Gasser e il kellermeister Rudi Kofler non hanno molti dubbi: «È probabilmente la varietà più importante per noi, che è anche alla base del Terlaner I».

Per comprendere la qualità elevata del Pinot Bianco realizzato da Terlano, bisogna un po’ addentrarsi nelle caratteristiche dell’area, sulle montagne dell’Alto Adige: «Ci sono molte particolarità di terroir e climatiche – spiega Gasser – Abbiamo un terreno a base di roccia vulcanica, non molto ricco e il silicio domina per il 60% nella composizione del vigneto. La nostra realtà è legata da sempre a questo tipo di terreno: i vigneti, in queste condizioni, hanno rese basse e le uve portano ad avere vini che hanno un grande potenziale di evoluzione».

Rudi Kofler, kellermeister di Terlano

Rudi Kofler, kellermeister di Terlano

Rudi Kofler ha poi aggiunto: «Qualcuno considera il Pinot Bianco una varietà di “serie B”, preferendo lo Chardonnay. Ma noi qui a Terlano abbiamo questo territorio particolare che riesce a valorizzarlo».

«È una varietà non facile – prosegue l’enologo, da oltre 20 anni in azienda – Perché è molto produttiva e il grappolo è abbastanza grande, e può dare problemi di sanità. Da noi, invece, è più piccola e spargola, mentre i vigneti hanno un’esposizione a sud e sud-ovest con tante ore di sole, che aiutano la maturazione. Così abbiamo un’espressione di Pinot Bianco di altissima qualità. E soprattutto con una finezza e una delicatezza che si esprimono ancora di più nel tempo. Possiamo definirla un’eleganza attraverso gli anni».

Il vigneto Vorberg

Il vigneto Vorberg

La chiave di lettura, oltre alle caratteristiche uniche del terroir di Terlano, è il tempo. «I vini, con gli anni, si aprono – spiega Klaus Gasser – Ed è una caratteristica comune a tutte le nostre bottiglie. Ci vuole tempo».

Per comprendere il potenziale del Pinot Bianco, il focus ha riguardato la Riserva Vorberg, il vino della Linea Selection che prende il nome dall’omonimo vigneto. Si tratta di un’area di circa 20 ettari tra i 450 e i 900 metri di altitudine. Piccole parcelle vengono utilizzate per il Rarity e il Terlaner I, mentre per la Riserva vengono “scartate” le aree più alte e più basse del vigneto. Un vigneto che è per l’85% a Pinot Bianco, con piccole parcelle a Sauvignon Blanc e Chardonnay.

L'ingresso della cantina

L'ingresso della cantina

Il Pinot Bianco Riserva Vorberg viene realizzato con una fermentazione in botti di rovere e una successiva maturazione in legno, sulle fecce fini, per 12 mesi. Poi ha un periodo di stabilizzazione in cemento e infine un periodo in bottiglia, prima di essere immesso sul mercato.

Una mini verticale di Vorberg ci ha permesso di comprendere il potenziale di questo vino. L’annata 2019 ha avuto una vendemmia abbastanza tardiva, finita a metà ottobre: il prodotto finale risulta avere una ottima struttura, ma anche una piacevole tensione e freschezza. Detto questo, è ancora molto giovane: come detto, il Pinot Bianco di Terlano ha bisogno di tempo per potersi aprire ed esprimersi al meglio.

Il direttore commerciale Klaus Gasser e il kellermeister Rudi Kofler durante la degustazione

Il direttore commerciale Klaus Gasser e il kellermeister Rudi Kofler durante la degustazione

Già con l’annata 2016 si comprende l’evoluzione del Vorberg: un millesimo molto equilibrata, che riesce ad esprimersi non solo in freschezza, ma anche in complessità olfattiva, con note anche speziate e balsamiche, con una nota di erbe di montagna.

Il 2011 rappresenta la maturità, data anche da un’annata più calda. Mantiene sempre la freschezza, ma c’è una maggiore ricchezza, con frutta matura, abbastanza calda, e note anche di spezia dolce. Vini profondi e complessi.

Il Rarity continua il suo lungo affinamento in cantina

Il Rarity continua il suo lungo affinamento in cantina

E poi c’è il Rarity. Un vino unico, dove si punta soprattutto al suo sviluppo durante gli anni. Il tutto è nato dalla lungimiranza di Sebastian Stocker, che già nel 1979 comprese il potenziale di invecchiamento dei grandi vini bianchi della Cantina Terlano, utilizzando quel “metodo Stoker”, rivoluzionario per quegli anni, che prevede la lunghissima permanenza sui lieviti, per anni e anni, senza avere paura del tempo. 

«In questo momento – sottolinea Rudi Kofler – abbiamo altre 16 annate in affinamento sui lieviti, nelle vasche d’acciaio». E che diventeranno i Rarity del futuro. Non c’è una “formula matematica” esatta: ogni Rarity ha una vita a sé, una sua storia, come l’annata 1991 che uscì dopo 25 anni di permanenza sui lieviti.

Il Rarity 2009, realizzato con Pinot Bianco in purezza, appena presentato

Il Rarity 2009, realizzato con Pinot Bianco in purezza, appena presentato

L’ultimo Rarity, invece, è l’annata 2009 dedicata al Pinot Bianco, in purezza. E proprio il vigneto Vorberg è il protagonista, individuando la zona tra i 550 e i 600 metri di altitudine, con piante che hanno oltre 50 anni. Un anno di botte grande, poi 11 anni sui lieviti in acciaio e infine bottiglia: nonostante sia stata un’annata decisamente calda, il vino ha una grandiosa finezza, ovviamente complesso al naso, e con un sorso leggermente cremoso, pienamente sapido e con un finale che ricorda la pietra focaia.

E per questa volta il viaggio alla scoperta del Pinot Bianco si conclude così. Ma ogni bottiglia aperta è una scoperta nuova, un’emozione che si rinnova.


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