Franz Haas, il pioniere che c’era sempre. E rimarrà ancora a lungo

Nostro ritratto di uno dei grandi sognatori del vino, di quelli che vite e vita sono la medesima cosa. Ben sette generazioni alle spalle, sempre in prima fila nell’evoluzione del buon bere. Sudtirolese e non solo...

15-02-2022
a cura di Nereo Pederzolli
Franz Haas nella foto di Mauro Fermariello

Franz Haas nella foto di Mauro Fermariello

Lo ha tradito il cuore, in un momento di relax assieme al figlio, in seggiovia sulle nevi della val di Fassa, qualche decina di chilometri dai poderi della sua storica dinastia di vitivinicoltori, ben sette generazioni alle spalle, sempre in prima fila nell’evoluzione del buon bere, sudtirolese e non solo. Una morte, quella di Franz, che sconvolge la vasta, variegata schiera di quanti amano il vino più coinvolgente (leggi Addio Franz Haas, signore del Pinot nero).

Eravamo abituati a ritenerlo una certezza, un baluardo di una tradizione in splendida sinergia con tutto quanto è innovazione. In campagna come in cantina, pure nel modo di commercializzare il vino di qualità. Franz c’era sempre. E rimarrà ancora a lungo tra i moderni pionieri del vino, tra i sognatori, tra quelli che vite e vita sono la medesima cosa.

Dedizione certosina, caparbia, quasi maniacale. Con uno sterminato amore verso il vitigno più ostico, difficile e lezioso, sicuramente ritenuto il paradigma della perfezione: il Pinot nero.

Del vitigno sapeva ogni cosa. Tra storia ancestrale (ci sono voluti almeno 1500 anni di selezione per arrivare ai cloni di Pinot nero che coltiviamo oggi) e sfide imposte dal cambiamento del gusto e del clima, dall’evoluzione dell’enologia, da come la mano dell’uomo riesca a domare vigoria viticola, pigiature delle uve e le personalissime vinificazioni.

Lui conosceva ogni sfumatura. Annotava ogni riscontro vegetativo, dal vigore elevato delle vigne che complicano la gestione della chioma, la sensibilità alla botrite, la difficoltà di avere tra le Dolomiti la maturazione fenolica contemporanea nelle bucce e nei vinaccioli, indispensabile per caratterizzare i tannini, la mancanza di antociani che rende il colore poco stabile e che tende con l’invecchiamento all’aranciato.

E ancora - rimanendo strettamente in campo enologico e per una doverosa precisazione vanto di Haas - la facilità con la quale il Pinot nero accumula gli zuccheri nell’uva, che riduce il tenore acido nei mosti. Solo un mix di sapienza, tecnica e istrioneria riescono a rendere il vino memorabile. Vinificazioni minuziosamente studiate.

Agli amici enologi - da lui si sono formati alcuni tra i più importanti della nouvelle vague dolomitica, da Andrea Moser al promettente Stefano Tiefenthaler - confidava di aver "studiato" quasi 600 vinificazioni diverse di Pinot nero!

Quasi quarant’anni di vendemmie in prima persona, tra degustazioni, seminari e confronti internazionali, migliaia di ore di pratica enologica, l’uso del legno (tipologie diverse, come variegate anche le forme dei contenitori, sia inox che in rovere) per interpretare un vitigno affascinante quanto capriccioso, che si esprime in vini ineguagliabili solo in ambienti molto, ma molto particolari.

Franz Haas osava l’impossibile.

Ha piantato speciali barbatelle lungo il crinale della sua fascinosa cantina, Montagna il nome della località, spingendosi a mettere a dimora viti anche a quota decisamente montana, oltre mille metri di quota, sul pendio soleggiato verso Cavalese, la zona di Aldino, nel parco Monte Corno, vicino le forre suggestive del Rio Bletterbach.

Diversificare per coltivare il Pinot nero destinato pure a caratterizzare importanti bollicine. Da qualche anno elaborava uno spumante classico di grande personalità. Per caratterizzarlo ulteriormente ha acquistato un vasto podere in Trentino, sulla collina basaltica di Isera, in Vallagarina, territorio ideale per la spumantistica. Con riscontri subito entusiasmanti.

Franz Haas junior e Franz Haas senior

Franz Haas junior e Franz Haas senior

Ma l’innovazione in casa Haas non s’è fermata. E non si fermerà grazie ai figli, Franz (stesso nome dinastico, dunque con il rafforzativo VIII) e Sofia.

I due giovanissimi eredi, con la loro mamma Luisa Manna, sono costretti a superare il dramma di questo San Valentino e chiamati urgentemente a reimpostare la gestione delle loro tenute, la commercializzazione di una vasta gamma di vini, e del fascinoso Manna Resort appena inaugurato, situato a pochi metri sopra la cantina.

L’imprenditore - capace di conciliare l’assoluta qualità dei suoi vini con innovative joint venture vinicole extraregionali - ha davvero stravolto anche tempi e modi nella conservazione del vino in bottiglia. Abolendo - tra i primissimi in Europa - i tappi in sughero, optando per il tecnologico "vite", facile, sicuro, ideale per la conservazione del vino in vetro, anche se nettare frutto d’importanti quanto esclusive riserve.

Franz era orgoglioso di questa concreta innovativa "chiusura". Tappi a vite riservati a quasi tutta la sua gamma enoica, sempre più blasonata, conquistando massimi riconoscimenti in ogni comparazione, giudizi unanimi da tutte le bibbie della critica enologica europea e produzioni annoverate tra i must del bere bene mondiale.

Vini assolutamente identitari. Il logo disegnato dal compianto artista trentino Riccardo Schweizer, fama francese, stile inconfondibile, come compare su tutte le etichette incollate sulle bottiglie degli Haas.

Voleva essere giustamente annoverato nell’Olimpo mondiale del Pinot nero. Obiettivo centrato. Ma Franz Haas voleva fare ancora di più.

A noi rimangono memorabili selezioni. E preziosi insegnamenti.

I funerali giovedì prossimo alle 14,30 a Montagna, sopra Egna.


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