Cantina Caldaro, la rivoluzione silenziosa di Andrea Moser

La presentazione della Linea Selezioni e il futuro della più grande cantina cooperativa dell’Alto Adige: «La differenza sta nei dettagli»

14-01-2022
a cura di Raffaele Foglia
Andrea Moser, kellermeister di Cantina di Caldaro,

Andrea Moser, kellermeister di Cantina di Caldaro, presenza la linea Selezioni

Quella fatta dalla Cantina di Caldaro nel 2014 si è rivelata una scommessa vincente. La scommessa ha un nome preciso: Andrea Moser, il giovane kellermeister (non ha ancora 40 anni) scelto per rilanciare l’importante società cooperativa ad alto livello e portare avanti quella che, in questi anni, si è rivelata una rivoluzione fatta da piccoli passi. Da dettagli.

Attualmente la produzione di Cantina di Caldaro, o meglio di Kellerei Kaltern, è del 52% di vini bianchi e del 48% di vini rossi, ma solo nel 2016 i rossi rappresentavano invece il 55%. La cooperativa può contare di 450 ettari suddivisi tra i 650 soci, una media di 7mila metri quadri a famiglia.  «Praticamente un campo da calcio» precisa Moser.

I vigneti attorno al lago di Caldaro

I vigneti attorno al lago di Caldaro

Nell’ultimo periodo Caldaro, che è la più grande cantina cooperativa dell’Alto Adige, ha puntato molto sulla linea Selezioni, che sono i vini di fascia medio alta, tra la linea Classica e i Quintessenz. Questi ultimi rappresentano le 5 migliori espressioni, in monovitigno, della cantina.

Ma linea Selezioni permette di capire esattamente che cos’è la realtà di Caldaro: «L’area più in montagna è ideale per i bianchi – racconta Andrea Moser - mentre i rossi possono sfruttare la vicinanza del lago di Caldaro. Ci troviamo a 220 metri sul livello del mare, e quello di Caldaro è il lago glaciale più caldo delle Alpi. Per i bianchi, invece, saliamo anche a 700 metri di altitudine, sfruttando la vicinanza della Mendola. Oltretutto beneficiamo dell’Ora del Garda. Il Pinot Nero è il più alto dei rossi, a 550 metri di altitudine, mentre poi realizziamo anche Merlot, Cabernet, Lagrein e soprattutto Schiava. Per i bianchi, a salire, abbiamo Pinot Grigio, Gewürztraminer, Chardonnay, Sauvignon e Pinot Bianco. Il Kerner, invece, è fuori zona, lo abbiamo in valle Isarco a un’altitudine tra i 750 e gli 820 metri».

La barricaia di Kellerei Kaltern

La barricaia di Kellerei Kaltern

«A parte il Kerner, abbiamo tutto in 10 chilometri. Siamo la cantina più grande dell’Alto Adige, ma cerchiamo sempre di andare nel particolare. Si tratta di micro appezzamenti, tutti seguiti da famiglie, per una produzione annua attorno ai 4 milioni di bottiglie».

E poi si entra nello specifico: «La linea Selezioni rappresenta tra il 20 e il 25% della produzione. Si tratta di vitigni già selezionati da noi, che hanno almeno 8 anni di vita. Cerchiamo sempre di dare valore all’aspetto umano, cercando di impostare insieme ai soci un lavoro in vigna che possa soddisfare».

I continui assaggi di Andrea Moser: qui i recenti test su Merlot e Cabernet 2020

I continui assaggi di Andrea Moser: qui i recenti test su Merlot e Cabernet 2020

Per fare questo c’è dietro un grande impegno: «Personalmente – racconta Moser - io assaggio tutto l’uva che in vendemmia arriva in cantina, per scegliere poi quella che farà parte delle Selezioni o della linea Classica».

I vini della linea Selezioni, assaggiati poche settimane fa, hanno dato tutti un’ottima impressione: vini immediati, subito bevibilissimi, ma che celano grandi qualità di affinamento. Buoni subito, più buoni tra qualche tempo. Ed è una filosofia che è stata sposata dalla stessa Cantina di Caldaro: «L’annata 2020 ha avuto una pioggia importante a fine agosto che ci ha complicato un po’ la vita. Ma alla fine siamo soddisfatti. Proprio con questa annata abbiamo deciso di uscire sul mercato, per quanto riguarda i vini bianchi, nel periodo di settembre/ottobre e non più in primavera, quindi con qualche mese di “ritardo” rispetto al solito».

Tutti i vini della linea Selezioni

Tutti i vini della linea Selezioni

Tutti i vini della linea Selezioni meritano una menzione, con il denominatore comune di avere un grande rispetto per il vitigno di riferimento e un’ottima finezza fin da giovani. Ma soprattutto una semplicità di beva davvero notevole.

Ma forse la vera rivoluzione, o meglio la grande evoluzione, è iniziata proprio nel 2014. Cioè dall’arrivo di Andrea Moser come kellermeister. Bisognava superare alcuni scetticismi, a partire dalla giovane età. E poi c’era un fattore campanilistico: l’enologo infatti non è altoatesino, si andava a sfatare un tabù. Eppure si è fatto conoscere dai fatti, a partire proprio da quella vendemmia 2014 che si preannunciava terribile. «Era stata una vendemmia molto difficile, ma a distanza di anni mi sono sbalordito per la qualità dei vini, in particolare dei bianchi».

Una bella immagine del lago di Caldaro

Una bella immagine del lago di Caldaro

Un aspetto che, evidentemente, non è sfuggito all’assemblea dei soci, che ha dato carta bianca a Moser. Che, a sua volta, ha lavorato per quella che è stata una “rivoluzione dei piccoli passi”. «Siamo arrivati a una riforma strutturale della Cantina di Caldaro. Si lavora insieme, con i soci, per arrivare al giusto equilibrio tra le diverse esigenze. Da quando sono arrivato ho introdotto i punteggi di qualità, affinché il produttore stesso fosse stimolato a raggiungere i livelli più alti. E poi abbiamo cercato di andare sempre più nei dettagli, in tutti i frangenti, dalla vigna fino alla cantina. Per la vinificazione, per esempio, adesso abbiamo 571 vasche differenti. E poi etichette, bottiglie, tappi… C’è massima attenzione per tutto, dal primo all’ultimo passaggio». Sono i dettagli che fanno la differenza, questa ne è la dimostrazione.


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