Il Brunello di Montalcino in vetta, ma non bisogna sedersi sugli allori

La Denominazione ha raggiunto la massima popolarità e altissima qualità: ma deve essere un punto di partenza

09-12-2021
a cura di Raffaele Foglia
Una splendida immagine di Montalcino

Una splendida immagine di Montalcino

La qualità va a pari passo con la popolarità. Ma l’importante, per ora, è quella di mantenere i piedi per terra, guardando al futuro come si è fatto durante gli anni passati.

Il Brunello di Montalcino, soprattutto in questi anni, è diventato il portabandiera del vino in Italia e nel Mondo, espressione di eccellenza ai massimi livelli. Il dato che meglio esprime questo concetto, lo fornisce il report annuale di Wine Intelligence, dove il Brunello risulta essere il vino più conosciuto, citato dal 67% degli intervistati, piazzandosi davvanti a Prosecco, Chianti, Chianti Classico e Montepulciano d’Abruzzo.

Il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci

Il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci

«L’indagine – ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci - restituisce un risultato per nulla scontato, se si considera che il nostro vino rappresenta meno dello 0,2% della produzione annuale nazionale ed è la denominazione che esprime meno volumi tra le top 20 in classifica. Il risultato è un riconoscimento della qualità e della forza di un marchio collettivo che sino a oggi credevamo più forte all’estero che in Italia». Un tema che è stato al centro delle riflessioni del Benvenuto Brunello che si è tenuto a novembre.

Popolarità e qualità. Perché il lavoro maggiore, in tal senso, lo hanno fatto proprio i produttori, che negli anni sono riusciti a innalzare sempre di più l’asticella, portando il Brunello ai massimi livelli dell’enologia mondiale. E questo fattore è riconosciuto in tutto il mondo. La dimostrazione arriva da un altro dato, con un aumento esponenziale (+1.962% negli ultimi 30 anni) del valore del vigneto.

Un momento del Benvenuto Brunello a fine novembre

Un momento del Benvenuto Brunello a fine novembre

Se infatti nel 1992 un ettaro di terreno vitato di Brunello di Montalcino valeva 40 milioni di lire (36.380 euro attuali secondo il coefficiente Istat per l’attualizzazione dei valori), oggi il prezzo è circa 20 volte superiore, pari a 750.000 euro, con una rivalutazione record del +1.962% che raggiunge il +4.500% se si allarga l’orizzonte temporale al 1966, quando un ettaro di terreno vitato costava 1,8 milioni di lire. Stando alle stime 2020 del Consorzio, il “vigneto Brunello” vale oggi circa 2 miliardi di euro complessivi, e continua ad attrarre investimenti.

Il valore aggiunto di questo territorio è stato quello di riuscire a mantenere la sua conformazione, di non aprire indiscriminatamente il riconoscimento dei vigneti per il Brunello a tutti i terreni della zona, a tutelare il patrimonio boschivo e di biodiversità.

Lo splendido territorio attorno a Montalcino

Lo splendido territorio attorno a Montalcino

Montalcino è questa: un po’ selvaggia, ma estremamente viva. Di pari passo al valore dei terreni dovrebbe salire anche il valore delle bottiglie di vino, cosa che al momento non è sempre vera. Il Brunello di Montalcino deve essere pagato per il suo valore effettivo, con prezzi che vadano a sottolineare sempre di più il livello qualitativo e, soprattutto, l’esclusività di un prodotto unico in Italia e nel Mondo. Un po’ come avviene per l’alta moda, altro simbolo del nostro paese.

In questo momento i produttori di Montalcino stanno vivendo un momento di grande richiesta del loro vino, al culmine di una ripresa lenta e difficoltosa dopo quel famoso scandalo del Velenitaly che aveva travolto il Brunello nel 2008, legato più che altro ad accuse di frode (ma senza alcun “veleno”).

La qualità dei vini è altissima: serve la costanza

La qualità dei vini è altissima: serve la costanza

Gli scandali - è vero - è meglio evitarli, ma da allora il lavoro è stato continuo per ricostruire una reputazione, tanto che quell’episodio rimane un’ombra lontana e, per fortuna, non particolarmente fastidiosa.

Giusto, quindi, cavalcare il momento positivo, ma è fondamentale evitare speculazioni: bisogna evitare di sedersi sugli allori, perché è necessario pensare di essere a un punto di partenza e non di arrivo. Per questo è necessario stare molto attenti all’evoluzione dei mercati, evitando situazioni di staticità: guardarsi sempre attorno è fondamentale e ce lo ha insegnato, purtroppo, il Covid, che in breve tempo ha rivoluzionato non solo il mondo del vino, ma le vite di tutti. Anche per questo è fondamentale restare uniti, anche da un punto di vista di Consorzio, perché affrontare le emergenze e le difficoltà da soli e sempre più difficile. E infine serve evitare gli autoincensamenti: l’umiltà è un’arma grandiosa, forse anche migliore di un bicchiere di qualità.


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