Vinifera, il sorriso dei produttori che "riabbracciano" gli appassionati

Un altro passo verso la ripresa: la mostra mercato di Trento si è dimostrata ricca di spunti e di buone cantina da provare

10-06-2021
Vinifera si è svolta a Trento nell'ultimo fin

Vinifera si è svolta a Trento nell'ultimo fine settimana di maggio

Vinifera ce l’ha fatta. La Mostra mercato dei vini Artigianali dell’arco alpino, che si è svolta a fine maggio a Trento, ha avuto il grandissimo merito, dopo un anno e mezzo di sofferenza legato alla pandemia e ai vari lockdown, di riportare i produttori faccia a faccia con i consumatori e con gli operatori del settore.

Merito ovviamente di chi ci ha creduto con forza, a partire dagli organizzatori dell’Associazione Centrifuga, nata nel 2017 con lo scopo di valorizzare quegli artigiani che puntavano su una produzione sostenibile del vino. Vinifera ne era la diretta conseguenza: una fiera nata nel 2018 per dare voce a queste realtà, legate territorialmente all’arco alpino.

La manifestazione ha visto tornare i produttori a confrontarsi con il pubblico di winelovers e professionisti del settore

La manifestazione ha visto tornare i produttori a confrontarsi con il pubblico di winelovers e professionisti del settore

Questa terza edizione (l’anno scorso non è stato possibile organizzarla) segna la svolta, la ripresa, il rilancio: al di là della qualità delle cantine o anche solo dei singoli vini presentati, la forza è stata quella di tornare a guardarsi negli occhi. Tornare a raccontare la propria realtà direttamente ai consumatori, uscendo dai canoni della degustazione fine a se stessa. Descrivere non tanto i procedimenti di vinificazione e affinamento, quanto la capacità di esprimere nel bicchiere la propria filosofia (anche di vita) e il proprio territorio.

Vinifera è stata la prima fiera che ha riaperto le porte al pubblico, ma anche agli operatori del settore, che per oltre un anno, in molte occasioni, sono stati costretti a degustare i vini a casa da soli, dialogando con i produttori attraverso un computer e una telecamera. I cosiddetti webinar, certo, sono stati un rimedio al periodo di lockdown, ma il “contatto” umano è tutta un’altra esperienza.

Tra i banchi della fiera di Trento si è assaporato soprattutto questo: la voglia irrefrenabile dei produttori di tornare a presentarsi dal vivo, e anche di accogliere critiche da parte di chi, il vino, lo consuma tutti i giorni, cioè i clienti, i winelovers che acquistano le bottiglie.

Certo, bisognava comunque rispettare le regole, mantenere le distanze e indossare le mascherine (ovviamente non per degustare), ma gli sguardi dicevano che il ritorno alla normalità, se non vicino, perlomeno si intravede. Ed è giusto brindare.

Danilo Tozzi, azienda VisAmoris

Danilo Tozzi, azienda VisAmoris

Da professionisti del settore, comunque, è anche necessario entrare nel merito dei vini, delle storie da raccontare. Facendo parlare proprio i produttori. Spingendoci leggermente fuori dall’arco alpino, partiamo dalla Liguria, per la precisione da Imperia, dall’azienda VisAmoris, con Danilo Tozzi che ha presentato i suoi vini da un unico vitigno: il Pigato.

«Siamo molto vicini al mare – spiega – Abbiamo circa 3,5 ettari, per una produzione di 25mila bottiglie». Tra vinificazioni classiche, macerazioni, metodi ancestrali e metodi classici, la nostra scelta è caduta sul Verum 2019, un Pigato che effettua una macerazione sulle bucce di circa 5 o 6 giorni e utilizza anche un 20% di grappoli interi. Vinificazione in acciaio, affinamento in bottiglia per 6 mesi, è un vino che riesce ad esprimere l’aromaticità immediata del Pigato ma anche una complessità notevole, che potrebbe avere anche piacevoli risvolti con un periodo di affinamento ulteriore.

Luca Moser, azienda MOS

Luca Moser, azienda MOS

Tra le aziende che invece ci hanno impressionato per entusiasmo e caparbietà c’è la MOS, piccolissima realtà della Val di Cembra in Alto Adige, che ha presentato i suoi primi vini realizzati. Tra questi la Schiava, che con soli due giorni di macerazione acquisisce un colore rosa carico (o rosso scarico) brillantissimo e vivo: il vino, come spiega Luca Moser, si chiama Para se, che significa “togliere la sete” e l’obiettivo è proprio quello, dissetante e piacevole senza troppi fronzoli.

Di ben altro spessore, invece, è il Riesling 2019, fermentato e affinato in tonneaux di rovere, con frequenti batonnage, per 10 mesi, a cui segue un anno di acciaio e poi bottiglia. Il risultato è sorprendente, perché riesce a dare un’interpretazione del Riesling complessa ma anche molto rispettosa del vitigno. E se questi sono i primi tentativi, c’è da ben sperare per il futuro.

Alessandro Fanti, cantina Fanti Viticoltori

Alessandro Fanti, cantina Fanti Viticoltori

Chi invece qualche vendemmia, alle spalle, ce l’ha, è Alessandro Fanti della Fanti Vignaioli. Il suo focus, durante questa edizione di Vinifera, è stato il Manzoni bianco, un vitigno che ricopre circa un terzo dei 4 ettari di vigneto dell’azienda. L’attenzione è finita in particolare sul vino Isidor 2018, che nasce da terreni a circa 600 metri di altitudine, e che riesce ad avere una grande finezza e complessità.

Stefano Turbil, azienda La Chimera

Stefano Turbil, azienda La Chimera

Assolutamente unici sono i vini di La Chimera, azienda che si trova in Val di Susa, con tre ettari e mezzo di vigneti a circa 750 metri di altitudine, dando la precedenza ai vitigni autoctoni. E vitigni quasi sconosciuti, come l’Avanà, che viene vinificato in purezza, come nel caso del metodo classico o del rifermentato in bottiglia, oppure insieme a Barbera e Dolcetto, come avviene per l’Azazel 2018, un vino che trova un grande equilibrio sia al naso che in bocca.

Siro Buzzetti, cantina Terrazzi Alti

Siro Buzzetti, cantina Terrazzi Alti

L’ultimo passaggio sull’arco alpino lo dedichiamo alla Lombardia, e per la precisione alla Valtellina, dove Siro Buzzetti con la sua cantina Terrazzi Alti da qualche anno si dedica, nel suo ettaro di vigneto rigorosamente su terrazzamenti, al Nebbiolo di montagna, cioè la Chiavennasca. Il suo Valtellina Superiore Riserva 2016 è davvero molto piacevole: complesso al naso, con varianti tra il floreale e il fruttato, con note balsamiche, e in bocca c’è tutta la verticalità dei vini di montagna. Un vino buono ora, ma che lo sarà ancora di più nel tempo.

Questi sono solo alcuni esempi degli artigiani del vino che si sono presentati a Vinifera. A dimostrazione che, oltre all’importante aspetto del ritorno in fiera, la manifestazione ha avuto il merito anche di dare spazio a piccoli produttori di qualità. E non è poco.