Esce la nona edizione della Guida alle Birre d’Italia: intervista con il curatore Luca Giaccone

La birra artigianale italiana? E' un movimento in continua crescita, che ha superato il periodo di crisi pandemica sapendosi rinnovare, ed è oggi uno dei più interessanti e apprezzati al mondo

29-05-2022
a cura di Niccolò Vecchia

E' uscita lo scorso 25 maggio la nona edizione della Guida alle Birre d’Italia pubblicata da Slow Food Editore, che quest'anno porta in copertina l'anno 2023, vista la cadenza biennale con cui esce l'unica vera guida alla produzione birraria artigianale italiana. La nuova edizione porta con sé diverse novità e una crescita complessiva dei numeri della guida: più pagine, 704 invece delle 624 dell’edizione precedente, e dunque anche una sensibile crescita dei birrifici recensiti, da 387 a 456, e delle birre, da 1917 a 2346. Per la prima volta, questa guida ha scelto di dedicare inoltre una sezione ai produttori di sidro e ai sidri.

Come d'abitudine per le guide Slow Food, anche in questo caso troviamo i riconoscimenti in forma di Chiocciola, per le aziende che si distinguono per la qualità e costanza dei loro prodotti, per il ruolo svolto nel settore, per i valori identitari e per l’attenzione al territorio e all'ambiente. Le Chiocciole della nuova edizione sono state assegnate a 38 birrifici e 3 produttori di sidro.

Fin dalla prima edizione di diciotto anni fa il curatore è Luca Giaccone, che dalla seconda è stato affiancato da Eugenio Signoroni (premiato quest'anno dalla Guida di Identità Golose come miglior food writer dell'anno). Nella nostra chiacchierata con Giaccone siamo partiti da uno sguardo al panorama della birra artigianale italiana. Quanto è cambiato quel panorama, da quando usciva la prima guida di Slow Food Editore a oggi?

«Moltissimo - risponde Giaccone senza esitazioni -. Quando, tra il 2007 e il 2008, abbiamo iniziato a ragionare sulla possibilità di fare una guida che non esisteva, ci siamo chiesti quanto potesse essere utile al comparto. Eravamo convinti, e lo siamo ancora adesso, che potesse essere uno strumento importante. All'epoca lo scenario era completamente diverso, non solo per i numeri di birrifici e aziende, ma soprattutto in termini di qualità. Il fenomeno è cresciuto tantissimo, diffondendosi sempre di più sul territorio. Questo ha cambiato anche il nostro modo di lavorare: se all'inizio era un impegno molto centralizzato a Bra, sede storica di Slow Food, da qualche anno il lavoro è sempre più decentrato, con una squadra di coordinatori che gestiscono gli assaggiatori sul territorio. A Eugenio e a me spetta il compito non facile di mettere assieme i vari pezzi del puzzle, bilanciare i vari giudizi, arrivando a una coesione finale».

Luca Giaccone

Luca Giaccone

Il movimento della birra artigianale in Italia è cresciuto quantitativamente e qualitativamente, ed è oggi uno dei più ricchi e interessanti al mondo. Quali sono dal tuo punto di vista le caratteristiche distintive di questo movimento?
E' vero, la birra artigianale italiana è tra le più interessanti a livello internazionale, per la capacità che abbiamo che abbiamo noi italiani di innovare. Sappiamo essere creativi, ma al tempo stesso abbiamo misura ed equilibrio, come dimostra la nostra sensibilità gastronomica. Quindi le nostre birre riescono a essere contemporaneamente creative, innovative, fini ed equilibrate. Una cifra stilistica che ci stanno riconoscendo sempre di più all'estero, non solo quando utilizziamo le materie prime del nostro territorio, e in questo senso va sicuramente citato il fenomeno dell'Italian Grape Ale, birre prodotte con l'aggiunta di uva, ma anche quando ci misuriamo con materie prime più classiche. Esempio perfetto sono le sempre più note, e imitate a livello internazionale, Italian Pilsner: cioè birre prodotte con materie prime tedesche, ma con quel quid di innovazione italiano che sta nell'aggiungere il luppolo a freddo, una tecnica di origine anglosassone che i tedeschi, almeno per ora, non hanno mai frequentato con convinzione. Oggi negli Stati Uniti ci copiano sempre di più: credo sia un segnale importante, un bel riconoscimento. 

Inoltre questo movimento sta diventando sempre più presente in ogni parte d'Italia.
Sì, è così. Il fenomeno che osserviamo e che emerge dalle pagine della guida è la grandissima crescita del Centro-Sud Italia, che numericamente è partito con grande ritardo. Fino a qualche anno fa c'era uno sbilanciamento enorme tra Nord e Sud: in termini numerici sussiste ancora oggi, ma in maniera minore, invece a livello qualitativo ci fa piacere notare come stiano crescendo sempre di più le aziende in quelle parti d'Italia, spostando l'asticella della qualità molto in alto. Non è un caso che almeno due delle nostre nuove chiocciole provengano proprio dal Sud.

Questa edizione 2023 ne segue una prodotta durante il pieno della crisi pandemica: questi due anni difficili quali effetti hanno avuto sul comparto della birra artigianale italiana?
L'edizione 2021 fu molto complessa: la realizzammo nel 2020, quindi nel pieno della pandemia, e non nascondo che ci chiedemmo a più riprese se fosse il caso di farla, in un momento in cui tutti i locali di mescita erano chiusi, in cui i birrifici non producevano, in cui erano tutti fermi. Poi ci siamo detti che era un segnale di speranza per il futuro. Ma la cosa importante è che il comparto ha resistito bene, non è solo sopravvissuto, senza grosse perdite numeriche in termini di aziende e locali di mescita. Qualcuno ha chiuso, naturalmente, ma complessivamente c'è stata addirittura una crescita nel numero dei microbirrifici italiani in questo periodo così difficile. Sarei molto positivo in questo senso: sono state tante le realtà di questo mondo che hanno utilizzato il periodo di rallentamento per riflettere sull'impostazione del lavoro aziendale, per cambiare e innovare.

Chiudiamo parlando di sidri, nuovo ingresso tra le pagine della guida. Da dove viene l'esigenza di raccontare un fenomeno in crescita, ma ancora di nicchia nel panorama italiano?
I sidri, ma forse dovremmo parlare in modo più ampio di fermentati di frutta, sono una frontiera molto intrigante. Devo sottolineare il lavoro eccellente fatto da Marco Manfrini, che ha curato tutta la sezione della guida. Che crediamo sia interessante per come può portare un dinamismo nuovo nel movimento, rappresentando un'identità in parte ibrida, tra birra e vino, con sensazioni che spesso si avvicinano a quelle di certi vini naturali, ma anche caratteristiche più proprie delle birre. Se osserviamo la Gran Bretagna, tutte le guide e i festival dedicati alla birra hanno sezioni per sidri e perry (il sidro di pera, ndr): ci siamo detti che era la scelta giusta, anche perché ormai sono molti i birrifici che producono almeno un sidro.