Io sono un cuoco

Klugmann: cucinare è un lusso da conquistare giorno per giorno. E la femminilità non è richiesta

18-12-2013
Antonia Klugmann, triestina di nascita, cucina al

Antonia Klugmann, triestina di nascita, cucina al Venissa di Mazzorbo (Venezia) e attende l'apertura dell'Argine di Vencò a Dolegna del Collio (Gorizia). Foto Scattidigusto

Penso che cucinare ciò che ci piace e ispira sia il lusso più grande della vita. Evidentemente lo è per me perché la ricerca del vivere felice nel mio caso passa attraverso la creazione di un piatto. Non ho mai avvertito quest’incredibile fortuna come un fatto scontato o dovuto. Ho sempre ritenuto che fosse invece da conquistare. E che facesse parte di quel percorso di autodeterminazione e definizione indispensabile per un’esistenza consapevole e in movimento.

Può questa ricerca essere solo maschile? Per gli uomini, così come per le donne, è difficile ritagliarsi una carriera longeva nel mondo della ristorazione. Per queste ultime, purtroppo, lo è un po’ di più. È solo da pochi decenni che si considera ammissibile che una donna insegua la propria soddisfazione fuori dalle mura domestiche. E questo aldilà delle impellenti necessità economiche che eventualmente le costringono a lavorare fuori casa.

Siamo ancora poche, in brigate a grande maggioranza maschile, ma è solo questione di tempo. La cucina è meritocratica: il piatto deve essere buono. Al cliente non importa se le mani siano femminili o maschili; mentre allo chef non importa che tu sia bello o brutto, conta che tu sia veloce, preciso, educato.

La femminilità in cucina come qualità intrinseca non è richiesta e non è obbligatoria. Diventa una scelta, anch’essa fonte di libertà. Non è importante che tu sia vestita alla moda o che tu sia curata nella scelta degli accessori o del trucco, l’importante è che tu sia brava. Posso dire senza dubbio che questo mi piace. Mi piace portare la divisa bianca per tante ore nel corso della giornata. Non nasconde, ma riflette me. Io sono un cuoco.

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