17-01-2026

Com'era, come sarà: la seconda vita di Gattullo, storica pasticceria milanese

Dopo 65 anni, si apre un nuovo capitolo: la famiglia fondatrice passa la mano. Una svolta che riguarda un luogo iconico: ha rappresentato un’idea precisa di città, misurata, costante, legata a un quotidiano sussurrato

Pasticcini da Gattullo a Milano

Pasticcini da Gattullo a Milano

Ci sono passaggi di proprietà che fanno rumore.  E poi ce ne sono altri che richiedono silenzio, rispetto, attenzione. Quello di Gattullo appartiene a questa seconda categoria.

La storica pasticceria milanese passa sotto la guida di Vincenzo Dascanio. Una notizia rilevante, perché riguarda non solo un’insegna, ma un’idea precisa di città: misurata, costante, legata a un quotidiano sussurrato, che non ha mai sentito il bisogno di spettacolarizzarsi. Gattullo non è mai stato un luogo pensato per sorprendere. È sempre stato un luogo da abitare. Un indirizzo in cui la pasticceria ha trovato la sua forma più naturale: quella del gesto quotidiano, dell’appuntamento che si rinnova nel tempo senza dover essere dichiarato.

Tavolini da Gattullo

Tavolini da Gattullo

Il passaggio di proprietà segna un cambio di fase, non una frattura. Affidare Gattullo a Vincenzo Dascanio - imprenditore nel mondo degli eventi, del lifestyle, del lusso e del gusto, con una visione internazionale - apre le possibilità a una nuova visione capace di muoversi, con misura, tra ospitalità, estetica e senso del luogo. Non un’operazione nostalgica, ma un percorso di continuità consapevole, in cui comprendere cosa preservare viene prima di immaginare cosa possa evolvere.

Il valore di Gattullo, infatti, non risiede soltanto nella qualità dei prodotti — sempre riconoscibili, mai urlati — ma nel ruolo urbano che il locale ha saputo costruire nel tempo. Un banco diventato punto d’incontro, una pasticceria che ha saputo farsi spazio condiviso e ha accompagnato Milano con discrezione, senza mai mettersi in posa. In una città che cambia rapidamente, Gattullo cambia guida. E in questo passaggio silenzioso, fatto di memoria, gesti ripetuti e fiducia nel futuro, c’è tutto ciò che Milano chiede ai suoi luoghi più amati: non di restare uguali, ma di continuare a far sentire a casa chi li attraversa.

 

LA STORIA

Giuseppe “Peppino” Gattullo

Giuseppe “Peppino” Gattullo

1926–1960: il ragazzo di Ruvo e la “Milano delle grandi pasticcerie”
La storia inizia lontano da Porta Lodovica: Giuseppe “Peppino” Gattullo arriva a Milano nel 1926 da Ruvo di Puglia e fa gavetta nelle pasticcerie importanti della città (tra cui San Babila, Sant’Ambroeus, Besana), costruendosi una reputazione da artigiano vero. È l’epoca in cui Milano “ti forma”: laboratorio, disciplina, mano ferma, e quell’idea quasi lombarda che il dolce sia una cosa seria.

1 maggio 1961: nasce Gattullo, in piazzale di Porta Lodovica
Il salto arriva con una data precisa: 1° maggio 1961, apertura della Pasticceria Gattullo in piazzale di Porta Lodovica. Da subito non è solo una pasticceria: è un posto dove si entra per comprare e si finisce per restare.

Anni ’60: il locale diventa “salotto” (e lo diventa sul serio)
Secondo il racconto di famiglia, Gattullo diventa presto uno dei locali preferiti da artisti e cantanti. È qui che si stratifica il mito: un banco che vede passare mondi diversi – studenti, professionisti, teatranti, giornalisti – e li tratta tutti con lo stesso linguaggio: bignè, cannoncini, brioche.

«C’erano Beppe Viola, Enzo Jannacci, Renato Pozzetto, questo era il magico trio. Venivano soprattutto di sera, prima del derby, dalle otto alle undici. Erano appassionati di cannoncini e bignè, che mio padre preparava sul momento. Sai che diceva Beppe quando divorava un goloso panino? “Al confine del palato”… e sorseggiando qualcosa di davvero buono finiva dicendoti: “Il gozzo gode"». (Tratto da un’intervista di Domenico Gattullo su Gourmode)

«C’erano Beppe Viola, Enzo Jannacci, Renato Pozzetto, questo era il magico trio. Venivano soprattutto di sera, prima del derby, dalle otto alle undici. Erano appassionati di cannoncini e bignè, che mio padre preparava sul momento. Sai che diceva Beppe quando divorava un goloso panino? “Al confine del palato”… e sorseggiando qualcosa di davvero buono finiva dicendoti: “Il gozzo gode"». (Tratto da un’intervista di Domenico Gattullo su Gourmode)

Anni '60 e l’aneddoto del derby: cannoncini “al volo” e battute che restano
Il “capitolo cabaret” è uno dei più belli. Nelle ricostruzioni compaiono spesso Beppe Viola, Enzo Jannacci e Renato Pozzetto (il “trio magico”), con visite serali “prima del derby” e cannoncini e bignè preparati al momento. Nel racconto di Domenico, Viola aveva anche le sue frasi da intenditore (brevi, fulminanti) – quelle che ti fanno capire che lì dentro si rideva e si mangiava con la stessa serietà.

Anni ’70: il boom e l’allargamento naturale
Domenico Gattullo racconta che all’inizio era un locale piccolo, poi ci si ingrandisce e arriva “il boom”. Non è solo crescita di metri quadri: è la nascita dell’identità “Gattullo = Milano”, un indirizzo che diventa abitudine.

1980: l’Ambrogino d’Oro e l’“offelè” di Porta Lodovica
Nel 1980 arriva l’Ambrogino d’Oro. È anche il periodo in cui la figura di Peppino viene ricordata con soprannomi affettuosi da città (“l’offelè di Porta Lodovica”), a testimonianza di quanto fosse entrato nell’immaginario milanese.

1985–fine anni ’80: la Bocconi, i panini, la “paninologia”
Gattullo è lì, a due passi dalla Bocconi, e diventa un punto di riferimento anche per quella geografia umana. Domenico riceve persino una “laurea honoris causa” goliardica in paninologia e pasticceria dai professori della Bocconi (1985): un dettaglio che racconta l’atmosfera più di mille descrizioni. Sul fronte “titoli”, il sito ricorda anche riconoscimenti e medaglie della Camera di Commercio (tra cui la Medaglia d’Oro 1988).

1997: scompare Peppino, resta il rito
Nel 1997 scompare Peppino; la pasticceria però continua a vivere come rito quotidiano, con la seconda generazione (Domenico) ormai centrale.

2000–2010: tra tradizione e riconoscimenti civili
Nel 2008 arriva il Premio Milano Produttiva, e in quegli anni Domenico viene ricordato anche per una nomina a Cavaliere della Repubblica (2009). Intanto il locale consolida la sua doppia anima: dolce “classico” e salato da bar milanese, senza perdere l’impronta artigianale.

Beppe Viola, al centro, da Gattullo

Beppe Viola, al centro, da Gattullo

Il capitolo “personaggi”: quando la clientela scrive la leggenda
Le liste di frequentatori celebri sono lunghissime (dal mondo del cabaret al calcio): Cochi e Renato, Abatantuono, Gaber, Bindi, Rivera, Rocco, Pizzul. E poi ci sono gli aneddoti da film: Cochi e Renato entravano “con le pinne”, Bruno Pizzul cucinava spaghetti per Jannacci... Sono dettagli che possono sembrare eccessivi finché non capisci che la funzione di Gattullo, per decenni, è stata anche questa: essere un posto dove succedono cose.

2021: i 60 anni (e l’idea di “landmark”)
Nel racconto dei 60 anni viene definita un’insegna “identitaria”, un landmark al pari di altre storiche pasticcerie milanesi, con un repertorio riconoscibile (brioche, panettoni, mignon) e una ritualità intatta.

Vincenzo Dascanio e Giuseppe Gattullo

Vincenzo Dascanio Giuseppe Gattullo

2026: il passaggio al gruppo Dascanio, con Giuseppe “ambassador”
Gennaio 2026 è il nuovo spartiacque: dopo 65 anni la pasticceria cambia asset e passa al gruppo di Vincenzo Dascanio, con l’idea dichiarata di continuità e valorizzazione del marchio. Giuseppe Gattullo (terza generazione) resterà come ambassador, proprio per non rendere lo shock troppo brusco per la clientela storica.


Dolcezze

Anticipazioni, personaggi e insegne del lato sweet del pianeta gola

Matilde Sirch

di

Matilde Sirch

classe 1999, dopo una laurea in comunicazione alla Iulm sceglie di passare dalla teoria alla pratica: prima la cucina, poi la pasticceria, che oggi rappresenta la sua quotidianità. Si forma tra la scuola di cucina e un diploma in pasticceria francese all’École Ducasse. In ogni tappa resta costante la passione per le parole e per il racconto, strumenti con cui cerca di dare voce al gusto e alle storie che può raccontare

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