Ci sono cibi che sembrano aver già raccontato tutto di sé. Il Kebab, per esempio: popolare, globale, spesso destinato a un consumo veloce, senza troppe pretese. A Catania, però, c’è chi ha deciso di rimetterlo al centro della riflessione gastronomica, restituendogli una nuova identità. È l’idea da cui nasce Kebastard, il locale inaugurato a fine maggio in piazza Giuseppe Sciuti, nel cuore del centro storico, frutto dell’incontro tra l’imprenditore Andrea Graziano e Abdallah Dadi.

Un ambiente informale, ma accogliente e soprattutto, pop come lo sono le ricette proposte da Kebastard
Il progetto prende spunto da una delle preparazioni più riconoscibili al mondo per raccontare ciò che accomuna culture apparentemente lontane: la cottura sul fuoco, lo spiedo, il pane tirato a mano, le spezie, il gesto conviviale. Un filo rosso che attraversa il Mediterraneo, il Medio Oriente, l’Asia e arriva fino alla Sicilia, terra che da sempre vive di contaminazioni.
«Kebastard si rivolge a una generazione molto più sensibile all’autenticità che alla perfezione - racconta Andrea Graziano -. Parte da un cibo popolare, spesso banalizzato, e gli restituisce spessore, dignità e immaginario. In un panorama in cui molti locali tendono ad assomigliarsi, abbiamo scelto di affermare una visione precisa e riconoscibile».
Per Graziano, imprenditore catanese che da quasi venticinque anni interpreta la ristorazione anche come un fatto culturale, il nuovo locale rappresenta un ulteriore passo di un percorso iniziato anni fa con Fud Bottega Sicula.
Al suo fianco c'è Abdallah Dadi, nato in Tunisia e approdato in Italia ancora adolescente, che ha costruito la propria formazione professionale nelle cucine italiane fino a diventare oggi socio del progetto. «Quando sono arrivato in Italia non parlavo la lingua, non conoscevo nessuno. Ma in cucina è stato tutto più chiaro. Il fuoco, la carne, il pane non hanno bisogno di traduzione: sono il linguaggio più antico che esista», racconta. Una storia personale che si riflette nell’identità stessa di Kebastard, nata dall’idea che l’incrocio tra culture rappresenti un’opportunità per creare nuovi linguaggi gastronomici.

Alcuni degli spiedi proposti da Kebastard
Il menu proposto attraversa quattro continenti. I protagonisti sono gli
spiedi del mondo - dagli
yakitori ai
satay, dai
seekh ai
souvlaki - insieme alle diverse interpretazioni del
kebab, dal
döner allo
shawarma fino al
gyros. Non mancano i
tacos preparati con tortillas artigianali di mais e una proposta vegetariana che conferma la volontà di raccontare il fuoco e lo spiedo come tecniche prima ancora che ricette. E poi marinature, speziature e cotture.
Le carni sono italiane e certificate halal, la pita viene preparata quotidianamente con impasto tirato a mano, mentre le salse sono tutte artigianali. La Sicilia emerge nella scelta delle materie prime: dal sesamo di Ispica al sommacco siciliano, dall’aglio rosso di Nubia allo yogurt di bufala e al casocavaddu ibleo di Bubalus, fino alla provola delle Madonie.
Anche il format segue una logica essenziale. Nessun servizio al tavolo: si ordina al banco, si ritira il proprio piatto e si vive un’esperienza informale, accompagnata da una selezione di birre artigianali, kombucha e drink analcolici.
Kebastard riconosce la contaminazione come una condizione naturale del Mediterraneo: un luogo dove le culture si incontrano da secoli e dove il fuoco, il pane e lo spiedo continuano a parlare una lingua comune.