La capitale del Sud è tutta... da mangiare! Abbiamo selezionato, dalla Guida di Identità Golose ai Ristoranti d'Autore, gli indirizzi che meglio raccontano Napoli: ristoranti dove il viaggio vale tanto per la bellezza della città quanto per ciò che arriva in tavola.
Deschevaliers dell'hotel de Bonart

Deschevaliers dell'hotel de Bonart
Da Ischia a Napoli, un viaggio breve eppure lunghissimo per
Nino Di Costanzo, che mette un piede nella metropoli portando nel ristorante di un grande albergo con vista sbigottente sul Golfo la sua generosità e una lettura ironica della cucina napoletana, sfacciatamente giocata su alcuni stereotipi celebrati e al contempo messi in discussione, e in equilibristico dialogo tra lusso e popolaresco. Con il resident chef
Antonio Autiero propone due opulenti menu degustazione, uno che rappresenta un viaggio colto nella storia gastronomica partenopea (Vide Napule e ppo’...), l'altro che porta sul tavolo argomenti più evoluzionistici (Arrecria…mmoce). I piatti da ricordare sono l'
Astice in parmigiana, il
Risotto al limone lavorato in sette parti diverse con sfere di gambero e zucchine e una versione stilizzata ma muscolare del
Ragù alla napoletana. Come sempre entusiasmante la parte dedicata ai dolci, a cui
Di Costanzo riserva da sempre cura e divertimento. La carta dei vini è digitale, una scelta che privilegia la praticità rispetto allo stile. Dentro c'è molta Campania
e molto blasone. Il servizio è napoletano nel senso migliore del termine, ovvero affettuoso ma professionalissimo.
Andrea Cuomo
George del Grand Hotel Parker's

George del Grand Hotel Parker's
Al
George Restaurant, Napoli si offre agli ospiti nella sua forma più luminosa: l'azzurro vivo del Golfo, il Vesuvio che domina il panorama e una cucina che sa restituire lo spirito della città con intelligenza e leggerezza. Qui lo chef
Domenico Candela - napoletano di nascita, ma con anni di esperienza nelle grandi maison d'Oltralpe - fonde con maestria i prodotti del territorio e le tecniche della cucina francese. I suoi piatti, come il
Riso carnaroli cotto in estrazione di foglie di limone, gambero rosso, dragoncello e jus di lampone fermentato o l'
Agnello Laticauda con ristretto di papacella napoletana e jalapeño, offrono inattesi giochi di contrasti che valorizzano le note amare care alla tradizione meridionale. E poi c'è il gran finale affidato a una sequenza di petit four ispirata ai simboli di Napoli, come il
Maschio Angioino o
il sangue di San Gennaro: un tributo dolce e poetico alla cultura partenopea. Il servizio, come la cucina, riflette la natura stessa dei napoletani: elegante ma spontaneo, rispettoso ma divertente, capace di far sentire a casa anche in un contesto raffinato come quello del
Grand Hotel Parker's.
Lorena Lombardi
Veritas
Sul Corso Vittorio Emanuele, con il Golfo di Napoli
come sfondo, il
Veritas è una finestra sulla città e sulla cucina contemporanea. Qui
Marco Caputi, originario di
Lapio (Avellino), porta una voce limpida e personale, un equilibrio tra radici e libertà creativa, rigore ed emozione. La sua è un’avanguardia concreta, fatta di nitidezza e misura, capace di sorprendere senza mai indulgere nella pura tecnica. Il vegetale non accompagna ma guida, diventa materia viva che sostiene e amplifica il piatto. La sala, luminosa e accogliente, è guidata da
Gennaro e dal suo team, mentre la carta dei vini - curata da
Cristina - è da sempre un ulteriore punto di forza caratterizzata da una selezione ampia e originale, dove si intrecciano piccoli artigiani e grandi territori. Diversi i percorsi di degustazione, tutti pensati come un ritmo sincopato, che dona dinamismo e complessità senza mai stancare. Tra questi da sottolineare il menu
Funky, pensato per avvicinare i più giovani a un’esperienza d’alta cucina, con ritmo, leggerezza e accessibilità; un segnale forte di apertura e contemporaneità. Una cucina che osserva, interpreta e racconta la Campania di oggi, con lo spirito mediterraneo a fare da faro.
Fosca Tortorelli
Casa Cinquanta
Un ristorante elegante nella bellissima zona di Mergellina, a pochi passi dal Lungomare di Napoli. Proprio di fronte la nota pizzeria
50 Kalò - è il nuovo progetto di
Ciro Salvo e
Alessandro Guglielmini. In cucina troviamo
Giovanni Sorrentino, nome noto nella ristorazione campana. Tanta cucina tradizionale partenopea, proposta con la mano leggera e precisa di uno chef di esperienza contemporanea. Dagli
spaghetti al pomodoro, al
peperone ripieno. Molto bello il banco intorno alla brace josper, che sforna carni, pesce, pannocchie profumate e verdure di stagione. Un grande orto sulle colline di Posillipo per completare il racconto dell'identità partenopea che ama i prodotti della terra e sa valorizzarli con abitità creativa. Il cocktail bar dà il benvenuto per l'aperitivo o per il dopo cena. Dalla cucina povera, il
Mezzanello allardiato diventa uno dei piatti più richiesti, nella sua estrema semplicità. Tutto può essere particolarmente gustoso se le materie prime sono ricercate con cura e in accordo con la competenza dello chef.
Marina Alaimo
Persika
Via Bausan è da sempre una tra le strade più vive della movida partenopea, costellata di locali e indirizzi diversi. Qui, da poco più di un anno, ha trovato spazio
Persika, un gastro-bistrot nato dall’amicizia tra Napoli e Svezia, il cui nome - persika in svedese e perzeca in napoletano - gioca sulla comunanza della parola nelle due lingue, simbolo di un incontro gastronomico originale.
Joar Torch in cucina unisce pescato del Golfo, verdure bio e carni di pascolo in piatti che cambiano quotidianamente, con proposte nuove ogni giorno, per un’offerta dinamica e stimolante. Da provare i
Crostini con pesce serra affumicato e il delicato
Crudo di mare con pere e cardamomo. Perfetta la tecnica nelle cotture, come nell'
Orata con cous cous di cavolfiore, pinoli, uva passa e olive nere. In sala
Bruno e
Chiara curano un’accoglienza autentica, supportati da
Timon con una selezione di vignaioli artigiani e molte etichette al calice. La musica, scelta con gusto, completa un’atmosfera giovane e rilassata, perfetta anche per cenare al banco. Un progetto giovane ma già maturo, che coniuga creatività e radici, capace di portare una ventata originale nel panorama gastronomico napoletano.
Fosca Tortorelli
177 Toledo
Il campagnolo
Giuseppe Iannotti si è fatto da qualche anno la seconda casa in città, al quinto piano di un palazzo della Napoli razionalista (esiste anche quella), anche se lui la metropoli proprio non la ama. Ma è un punto di vista prezioso per confrontarsi con una realtà più elettrica e viziata, irrobustendo la sua già potente poetica.
Iannotti ha bisogno di regole stringenti per funzionare, e qui sceglie di giocare molto seriamente con la smorfia napoletana, producendo tre menu in lingua (che noi gentilmente traduciamo): il
71 è "Il sazio non crede al digiuno", viaggio nelle radici della cucina partenopea con naturalismo eduardiano:
Sashimi di spigola, Scarola e noci. il
49, "chi mi dà il pane lo chiamo padre", è un azzardo vegetale ricco di sfumature e sapori (
Gazpacho di mandorle e friarielli). Il
22 ("chi non ha coraggio non va a letto con le donne belle") è il più sfrenatamente iannottiano:
Muso e gamberi, Coniglio e anguilla. Ci si può giocare il "terno al buio", con tre piatti scelti dallo chef. Il locale non cede a oleografie: design lindo, tavoli distanziati, luci soffuse. Accanto il vibrante bar
Anthill, qualche piano sotto
Luminist, l'idea del bistrot secondo
Iannotti.
Andrea Cuomo
Aria
Aria è un ristorante concepito come salotto di charme e ogni dettaglio è pensato per offrire un’esperienza gastronomica intima e gratificante. La cucina è nelle mani di
Paolo Barrale, chef di lungo corso, siciliano di Cefalù
ma cresciuto e consolidato negli anni in Campania (tra le altre, con una lunga militanza nel ristorante dei
Feudi di San Gregorio). Ma il futuro è qui e adesso, in questa tavola elegante a pochi passi da piazza Giovanni Bovio e corso Umberto.
Barrale denota una grande personalità che intreccia radici mediterranee, creatività e sapienza tecnica. I suoi piatti hanno carattere, sono diretti, immediati e contemporanei, pur con richiami espliciti alla cucina classica. Ogni creazione racconta storie e sapori del Regno delle Due Sicilie, in un registro moderno e ricercato, con gusti intensi e avvolgenti che si alternano a contrappunti acidi, creando armonie capaci di sorprendere. Nell’autunno 2025 i menu degustazione sono 3:
“Aria di casa”, che erge a protagonista i sapori della memoria,
“Boccata d’aria”, un percorso tra i territori d’origine e d’approdo del cuoco e
“Campato in aria”, 3 portate a scelta dal menu alla carta.
Ruri Kaiseki
L'ambizioso progetto di
Giovanni D'Alessandro ha voluto portare a Napoli il rituale della cucina kaiseki, antica filosofia culinaria legata alle famiglie dell'alta società giapponese. Affonda le sue radici nel periodo edo, che va dal 1600 al 1800, incarna la celebrazione dello shum, il momento preciso in cui le materie prime raggiungono la massima espressione stagionale. Anni di preparazione in Giappone prima di inaugurare, affidandosi al maestro
Yanagi Hiroshi, custode del rito kaiseki. Altamente specializzato nella cucina giapponese e nel sushi, dopo una lunga esperienza di 40 anni, ha scelto Napoli come sua nuova sfida, insieme alla moglie
Miyako, che lo affianca nel servizio, così come il rito vuole. Un tavolo da 12 posti, di rovere ultra centenario, avvolti nell'atmosfera fedele all'ideologia giapponese. Se ne rispetta il ritmo, l'intimità, la misticità che viene mantenuta anche attraverso il racconto dei piatti e dei prodotti utilizzati, molti dei quali arrivano dal Giappone. Tre i menu degustazione, uno dedicato interamente al sushi, uno alla cultura kaiseki, e uno sho sushi - piccolo rituale di stagione.
Marina Alaimo
Alain Ducasse al Romeo
Arrampicato al nono piano del Romeo Tange, l’albergo napoletano che guarda il molo Beverello e registra l’entrare e l’uscire delle navi da crociera, e che conserva l’esprit del comandante
Achille Lauro, che qui aveva i suoi uffici, questo elegante ristorante è il primo indirizzo italiano del grande
Alain Ducasse. Il francese ha imposto la linea - naturalità, cotture brevi, Mediterraneo, tecniche francesci - e poi affidato la cloche all’ancor giovane
Alessandro Lucassino, suo allievo e soldato di molte battaglie parigine, che qui ha dovuto reimparare a essere profondamente italiano e soprattutto a maneggiare il monumentale paniere campano. La scalpitante intelligenza culinaria spicca in piatti come
Friarielli, sconcigli e limone nero,
Spaghetto al brodo di pesci di scoglio, cascara di caffé e cozze alla brace,
Costata di bufalo campano, zucca lunga fermentata. Una cucina che esplora i prodotti del territorio senza scegliere le scorciatoie dell’oleografia. Una nuova cucina napoletana, che preferisce la cadenza al dialetto, la contemporaneità a una storia impareggiabile sfidando la quale perfino
Ducasse uscirebbe sconfitto. Carta dei vini di grande lignaggio, servizio inappuntabile.
Andrea Cuomo