Riso Buono, tradizione, passione e bontà

A casa di Cristina Brizzolari Guidobono Cavalchini per ripercorrere la storia del Carnaroli più amato dagli chef, frutto di secoli di amore per la terra, rispetto per la natura e tensione all’eccellenza

16-12-2021

A sentir parlare Cristina Brizzolari Guidobono Cavalchini sembra che queste lande del novarese le abbia vissute fin dall’infanzia, e che questa terra le sia sempre appartenuta, così come l’arte e l’abilità di prendersi ‘cura’ dell’azienda agricola La Mondina di proprietà della famiglia Luigi Guidobono Cavalchini: 86 ettari di terreno coltivato a riso che producono uno dei migliori Carnaroli nel Belpaese. 

Romana di nascita e piemontese d’adozione, Cristina ha cominciato a seguire l’azienda del marito Vittorio ormai sette anni fa, seguendo giorno dopo giorno la ristrutturazione della dimora storica di Castelbeltrame, un paesino di un migliaio di abitanti, restituendole il fascino e il calore di un tempo. Non solo. Ridando vita e vigore ad una tradizione secolare iniziata sul finire del Seicento e continuata, a seguito di successioni ereditarie, prima con i marchesi Cuttica di Cassine e, attualmente, con i baroni Guidobono Cavalchini. Luigi Guidobono Cavalchini fu un uomo di peso della diplomazia internazionale, già ambasciatore d’Italia a Parigi e rappresentante della Farnesina all’Unione Europea a Bruxelles, con diverse proprietà in Piemonte, che amava ‘rifugiarsi’ con la famiglia in questa quieta residenza di campagna sulle rive della Sesia. 

Tornando alle origini del Riso Buono prodotto nella tenuta La Mondina, si va a ritroso fino al XVII secolo, appunto, quando la nobile famiglia dei Gautieri, lasciata la contea di Nizza, decise di stabilirsi in provincia di Novara. Da allora furono apportate importanti ristrutturazioni, soprattutto nei metodi d’irrigazione e nelle forme di coltivazione. Il meticoloso e duro lavoro di secoli di tradizione ha permesso di ottenere un prodotto di altissime qualità organolettiche e nutrizionali, favorito anche dall’area agricola di appartenenza, insignita del titolo di CittàSlow in virtù della particolare attenzione nel preservare il territorio, dal punto di vista ecologico e sostenibile.

Qui la terra sembra aver tratto forza e ‘nutrimento’ dal sacrificio di generazioni, dall’attaccamento alle proprie radici, mutuati dal rispetto e dall’amore per la natura. Valori che in Cristina si fanno dedizione assoluta, passione, energia ed instancabile tensione all’eccellenza di un prodotto riconosciuto e scelto dai migliori chef del mondo e dai gourmand più esigenti. Oggi è anche possibile partecipare a visite guidate della proprietà, per conoscere gli aspetti e gli angoli più nascosti e autentici di un luogo che il tempo non ha voluto in alcun modo violare: Cristina accoglie i suoi ospiti nella casa di famiglia, perfettamente conservata e restaurata, mentre all’esterno continuano i lavori di valorizzazione del terreno, così come la ricerca sulle varietà di Carnaroli ed Artemide, per una produzione di circa 6.500 quintali di riso l’anno. ‘Riso Buono’, naturalmente.

Per ottenerlo? “Bisogna usare esclusivamente il vero seme di Carnaroli senza ‘mischiarlo’ con altre qualità”, racconta la padrona di casa. “È inoltre necessario scegliere concimi organici, preferire la semina in acqua e non in asciutta, in modo che la pianta guadagni più nutrimento dal terreno. La sbiancatura del riso è un passaggio molto importante: un riso troppo bianco non è sinonimo di bontà”, continua, “perché è indice che è stato privato delle sue qualità organolettiche”.

I prodotti di punta? Sono il Carnaroli Gran Riserva, che viene fatto invecchiare un anno per fissare l’amido nel chicco senza alterarne il sapore e poi pilato a pietra, come una volta. Il chicco è consistente, compatto e di eccellente tenuta alla cottura. E poi l’Artemide Gran Riserva, che in Italia producono in esclusiva: nasce dall’incrocio tra il Venere e il Basmati bianco italiano, che gli conferisco il profumo intenso e la caratteristica forma allungata. È un riso integrale, aromatico, di colore nero. Tra i più sani sul mercato per l’apporto di calcio, zinco, magnesio, ferro e antiossidanti. Senza dimenticare le farine, create dalle rotture del Carnaroli e dell’Artemide, per evitare così sprechi, realizzando farine di riso genuine, artigianali e gluten free. Nel segno dell’autenticità e della bontà, qualità che contraddistinguono questa terra, i suoi prodotti e le persone che se ne prendono cura.


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