Addio a Ilija Pejic, lo chef che narrava l'Italia golosa a Tarvisio, lui che era nato in Croazia

Lo chef se n'è andato all'improvviso a 61 anni, un malore mentre faceva scialpinismo. Era una bella persona, oltre che un gran professionista. Come testimoniano i suoi colleghi

30-03-2021

Se n'è andato all'improvviso, colto da un malore mentre faceva scialpinismo sulle piste del Monte Florianca, 1500 metri di altitudine sopra Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia. Aveva solo 61 anni Ilija Pejic, chef dell’omonimo ristorante del Golf Club di Tarvisio: era nei pressi delle piste quando si è accasciato. A nulla è valso l’intervento dei soccorritori giunti sul posto in elicottero e ambulanza, intorno alle 16 di ieri pomeriggio, su richiesta della moglie, che era con lui. Sul posto sono arrivati il Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Sella Nevea, che ha recuperato il corpo per gli accertamenti necessari, i Vigili del Fuoco e i tecnici Cnsas di Cave del Predil.

Era nato in Croazia, Ilija, poi cresciuto in Slovenia e alfine "adottato" nel 1990 dall'Italia, dove aveva conseguito il successo. Nel suo ristorante di Tarvisio - aveva confidato tempo fa a chi scrive - aveva il solo problema di dover gestire le aspettative dei numerosi clienti provenienti dall'area tedesca: appena entrati in Italia, il loro immaginario li portava a desiderare uno stile di cucina quasi fossero già in Campania, o in Sicilia. Pejic li assecondava con charme e professionalità, proponendo anche il mare - a Tarvisio! - senza mai deflettere un secondo dall'imperativo della qualità.

Il saluto a Ilija di Eugenio Boer

Il saluto a Ilija di Eugenio Boer

Per il resto (ossia per quanti glielo consentivano) Ilija si faceva ispirare semmai dal territorio: «Amo molto la natura e faccio tanto sport: scialpinismo, arrampicata, golf. È a contatto con la natura che nascono i miei piatti, lontano dal lavoro, in totale relax. Di fatto è la mia vera fonte d’ispirazione», spiegava, con fare serafico.

Il suo pragmatismo derivava dall'esperienza: tanta ne aveva fatta, nel mondo. Parlava sei lingue e aveva avuto trascorsi professionali di gran livello soprattutto in Spagna, proprio negli anni d'oro, aveva lavorato in stage - eravamo a cavallo del nuovo millennio - da Quique Dacosta, Paco Roncero e anche Joan Roca, al Celler de Can Roca.

La testimonianza dei Cerea

La testimonianza dei Cerea

Era una gran bella persona, Ilija. Lo testimoniano le tante manifestazioni d'affetto che affollano in queste ore i suoi profili social. «Come un fulmine a ciel sereno ci hai lasciato, oggi. Ciao caro amico mio, che la terra ti sia lieve», dice Andrea Irsara. E Fabrice Gallina: «Io davvero non ho parole, solo lacrime. Sei tra le più belle persone che abbia mai conosciuto, lasci un vuoto incolmabile». Ana Roš, dell'Hiša Franko, scrive: «Se n’è andato uno degli uomini più gentili del pianeta. Con la montagna nel cuore. Resterai sempre nelle parole del mio libro Sun and rain, dove tu sei colui che apre la porta e il cuore a molte e grandi amicizie. Ti voglio bene, Ilija».

L'addio dei fratelli Costardi

L'addio dei fratelli Costardi

Le fa eco Antonia Klugmann: «Ci avevi ospitate nella tua cucina, sempre disponibile, gentile, premuroso. E ogni anno è stato così. Tutte le volte in cui abbiamo cucinato assieme. Non posso immaginare di tornare a Tarvisio e non trovarti. Ciao Ilija». Una testimonianza affettuosa anche dei Cerea: «Ilija Pejic è stato per noi tante cose: uno chef talentuoso, un visionario cittadino del mondo, ma soprattutto un amico con cui abbiamo condiviso pranzi e cene memorabili. Ci mancherà la sua ironia, il suo sorriso e quello sguardo sempre allegro e vivace. Ciao Ilija, il nostro è solo un arrivederci».

Ancora, i fratelli Costardi: «Ti salutiamo così, grande uomo Ilija. Ci hai aperto le porte di casa tua e con la tua personalità e generosità ci hai fatto sentire a casa. Oggi si spegne un grande cuoco ma soprattutto un grande uomo». Ed Eugenio Boer: «Ciao amico, da te era sempre tornare a casa era sempre festa c’era sempre il tuo sorriso contagioso. Non ti dimenticheremo mai»


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