Ognuno con il proprio accento

Sedici cuochi che da stranieri interpretano l'Italia, sedici storie di vita dedicata alla gastronomia

26-03-2016
Matias Perdomo, uruguayano, insieme al'argenti

Matias Perdomo, uruguayano, insieme al'argentino Simon Press (inquadrato in secondo piano), sono stati gli artefici del Piatto dell'Anno secondo Identità Golose (qui la presentazione e la ricetta). E hanno così fornito lo spunto per una carrellata di altri grandi artigiani della cucina che da non italiani, in Italia, interpretano il tricolore nel piatto

Il premio Piatto dell'anno di Identità Golose Milano è stato assegnato a Ricchezza e Povertà, creazione dell'uruguaiano Matias Perdomo per la carta del suo nuovo ristorante, Contraste a Milano. La storia di Perdomo, in Italia da ormai quasi vent'anni, non è certamente isolata: sono anzi sempre di più i cuochi stranieri che arrivano nel Belpaese per interpretare, con rispetto e un po' della propria creatività e cultura, la cucina italiana. L'ultimo di cui ci è capitato di parlare sulle pagine del nostro sito è il giapponese Takeshi Iwai, impegnato nelle cucine di una Cascina gourmet, a pochi chilometri da Milano. Qui invece abbiamo pensato di mettere in fila (in ordine rigidamente alfabetico) sedici esperienze più consolidate, prestigiose e golose, che arricchiscono la nostra scena gastronomica. 

Heinz Beck
E' nella capitale da ventidue anni, dal 1994, da quando l’hotel Cavalieri ha puntato su di lui per il ristorante sul tetto, la Pergola, da dove si gode un panorama unico della capitale. «Ho impiegato 3 anni a ragionare da italiano e da cuoco e non più da pastry-chef tedesco», ha confessato una volta. Ma il successo lo ha ripagato di ogni sforzo, in particolare con la consacrazione arrivata nel 2006, con la terza stella Michelin.

Christoph Bob
Il cuoco tedesco è arrivato nel 2012 al ristorante Il Refettorio del Monastero Santa Rosa Hotel & Spa, albergo di lusso che domina l’intero golfo di Salerno dall’alto di Conca dei Marini, a pochi chilometri da Amalfi. Prima era stato impegnato sul versante opposto della Penisola Sorrentina, al Relais Blu di Massa Lubrense, e prima ancora a La Pergola di Roma e al Restaurant Alain Ducasse au Plaza Athénée.

Roy Caceres
Colombiano, in Italia dal '93. Inizi da lavapiatti, poi cucine di albergo, più obblighi, schemi e grandi numeri che fantasia, fino a cambiare strada, con il ristorante visto come palcoscenico ideale per esprimersi in maniera più diretta. L'approdo è il suo Metamorfosi a Roma, ormai punto di riferimento per la cucina gourmet nella capitale, da poco oggetto di un restyling completo.

Roy Caceres

Roy Caceres

Alice Delcourt
Nata da papà francese e da mamma inglese, ha scoperto la passione per le pentole a veder cucinare la nonna di Bournemouth. Dopo gli studi in USA, arriva in Italia, dove si è formata al Park Hyatt, da Andrea Provenzani al Liberty e da Alice, con Viviana Varese. Poi l’incontro con Cesare Battisti e con quello che diventerà il suo compagno, Danilo Ingannamorte. Il sogno di aprire insieme un vero “orto con cucina” si realizza a giugno 2011, all'Erba Brusca, una bella e consolidata realtà milanese.

Annie Féolde
È il maggio 1969 quando la nizzarda, 25 enne, decide di imparare anche l’italiano. Arriva a Firenze e trova quasi per caso lavoro in un ristorante. Poco dopo incontra Giorgio Pinchiorri, che nel 1972 entrò nell’allora Enoteca Nazionale come direttore e sommelier. Fino a che Giorgio non comprò l’Enoteca nel 1979. E' la prima donna ad aver ottenuto tre stelle Michelin non solo in Italia (accadde con l’edizione 1993), ma nel mondo fuori dalla Francia.E' anche la prima ad averle riconquistate, nel 2004, dopo averle perse quasi dieci anni prima.

Oliver Glowig
L'”altro” tedesco di Roma, oltre al tristellato Beck. In Italia ha messo su famiglia, è passato dall’Olivo del Capri Palace, al Poggio Antico di Montalcino, per poi arrivare nella Capitale e conquistare due stelle Michelin con un ristorante che portava il suo stesso nome, all'interno dell'Hotel Aldrovandi. L'imperfetto è d'obbligo, dato che l'insegna ha chiuso a fine 2015, ma Glowig ha detto di voler restare in città.

Guido Haverkock
Un altro chef teutonico, passato dalla cucina del "capostipite" Heinz Beck, per poi approdare a Bologna, a I Portici, nel 2008, dove ha conquistato una stella nel 2011, la prima dopo molti anni della città emiliana. L'anno successivo la separazione, poi l'arrivo a Castellina in Chianti, in provincia di Siena, dove dirige la cucina del ristorante Tavola, presso la Locanda le Piazze.

Nabil Hadj Hassen
Il cuoco tunisino ha 52 anni e vive a Roma da quasi trenta, ormai è più italiano di tanti che sono nati qui. Da dieci è il signore dei fornelli di Roscioli, che anche grazie a lui continua a confermarsi luogo mitico e inossidabile della gastronomia romana. Per il grande pubblico Nabil è assurto agli onori delle cronache per aver vinto, qualche anno fa, un referendum sulla migliore Carbonara della città.

Philippe Léveillé

Philippe Léveillé

Philippe Léveillé

Nato a Nantes nel 1963, ha frequentato l’alberghiero di Saomure prima di avviare una girandola di peregrinazioni in giro per il mondo. In Italia arriva chiamato dalle Maschere di Iseo, dal 1987 al 1991. Poi l’antico ristorante Ponte di Briolo e ancora nel 1992 approda al Miramonti di Caino presso la famiglia Piscini, che nel 1994 seguirà nella nuova e definitiva stazione del Miramonti l’Altro. Un rapporto lungo e felice, che ha portato due stelle Michelin.

Matias Perdomo
Uruguayano, lavora in cucina da quando aveva 14 anni. A Milano arriva per dare una mano all’amico chef, uruguayano come lui, che lavora già al Pont de Ferr. Perdomo cambierà la storia del ristorante di Maida Mercuri, fino a conquistare la stella Michelin. Da settembre 2015 ha aperto il suo ristorante, Contraste, con Simon Press in cucina con lui (un altro perfetto esempio di chef straniero affermatosi cucinando italiano in Italia) e Thomas Piras in sala.

Alba Esteve Ruiz
Questa spagnola ventisettenne è arrivata in Italia dopo essere cresciuta professionalmente a Girona, alla mitico Celler de Can Roca. Dopo una prima esperienza in Abruzzo, sono stati i due siciliani Mario Sansone e Angelo Parello a portarla a Roma, per aprire insieme a loro un luogo, chiamato Marzapane, partito con vocazione multifunzionale e diventato un locale elegante segnato dalla maturità culinaria di Alba.

Vinod Sookar
Quarantenne chef mauriziano, arrivato in Italia nel 1998. Vinod ha sposato Antonella Ricci, una delle colonne femminili del Fornello da Ricci a Ceglie Messapica in provincia di Brindisi. A parte la loro grande interpretazione dei sapori pugliesi, nel ristorante c'è la possibilità di prenotarsi per un profumatissimo viaggio nei sapori dell'Oriente.

Yoji Tokuyoshi
Il cuoco giapponese, ex numero due di Massimo Bottura, a inizio 2015 è stato protagonista di uno dei debutti più attesi a Milano, con un ristorante aperto nei locali che ospitavano il Wicky's di Wicky Priyan. Qualche mese dopo, la soddisfazione di vedere arrivare, subito, una prima stella Michelin. Nei suoi piatti si trovano sia la cultura gastronomica giapponese, che le sue grandi esperienze italiane.

Alois Vanlangenaeker

Alois Vanlangenaeker

Eduardo Vale Lobo

Lo spagnolo è arrivato nello stivale chiamato da un italo-americano, dopo una lunga permanenza negli States. E' stato infatti Joe Bastianich a chiamare Eduardo, dopo averlo apprezzato nel newyorchese Del Posto, per quello che fu il suo primo ristorante italiano: Orsone, a Cividale. Qui l'iberico si è trovato benissimo nell'interpretare un efficace mix di cucina friuliana e internazionale.

Alois Vanlangenaeker
Classe 1966, il belga dal 2003 dirige con piglio mediterraneo e risultati squisiti i ristoranti Zass e Carlino del San Pietro Hotel di Positano (Salerno). Prima dell'esperienza in Costiera Amalfitana, il cuoco è stato responsabile di cucina del Don Alfonso di Sant'Agata sui Due Golfi per 8 anni (1992-2000), guadagnando la terza stella nel 1997, poi persa nel 2001.

Andreas Zangerl
Lo chef di origini austriache, classe 1962, ha fatto di Taormina la sua seconda casa. Prima diversi anni di collaborazione e una stella Michelin a Casa Grugno, poi il Ristorante Bellevue dell'Hotel Metropole. E dopo una breve pausa, in cui Zangerl ha pensato di lasciare la Sicilia per girare il mondo, il richiamo di Taormina l'ha portato ad aprire il suo Andreas Restaurant, vicino ai giardini della Villa Comunale.


Rubriche

Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose