Un Raboso che sa di Raboso: la famiglia Cecchetto a Tezza di Piave, Treviso

Identikit e declinazioni di un'azienda che si batte per ristabilire i pregi del vitigno a bacca nera, simbolo del Piave: grande acidità e presenza importante di tannini

13-01-2023
a cura di Stefania Oggioni

Un Raboso che sappia di Raboso; questa la filosofia che caratterizza la produzione dell’azienda Cecchetto di Tezze di Piave, Treviso. Sembra un’affermazione banale, ma non lo è affatto. Tutta la produzione della cantina pone particolare attenzione, a rispettare ed esaltare le caratteristiche di questo vitigno autoctono, dalla vigna alla bottiglia.

La famiglia Cecchetto arriva a Tezze di Piave nel 1968 gestendo i terreni a mezzadria, ma è con il diploma del figlio, Giorgio Cecchetto, e l’acquisto dei terreni nel 1985 che inizia il percorso di vinificazione e vendita diretta dell’azienda e nel 1994 esce la prima annata di Raboso Piave. La famiglia si espande e così anche l’azienda: Giorgio, titolare, e la moglie Cristina, accogliente padrona di casa e fantastica pasticciera (le sue torte e i suoi biscotti sono davvero irresistibili!) hanno tre figli: Marco, Sara e Alberto. Oltre alle tenute di Tezze di Piave e Cornuda, nel 2005 danno vita alla sede di Motta di Livenza, zona scelta per la produzione dei bianchi.

Nel 2012, poi, inizia il “rinvigorimento delle vecchie vigne”, come lo definisce Marco, che segue in prima persona la produzione fino all'imbottigliamento, con l’obiettivo di preservare un vecchio vigneto di 60 anni a Mareno di Piave. “Dopo anni di ricerca e giri intorno al mondo”, prosegue Marco, “nel 2017 arriva la certificazione di sostenibilità, dunque è per noi un anno molto importante. Abbiamo seguito un’agricoltura biologica per alcuni anni, ma ci risultava molto difficile preservare l’uva vista l’umidità che caratterizza questo territorio e dunque abbiamo preferito trovare soluzioni sostenibili diverse. La certificazione è dunque stata una conferma positiva delle nostre scelte”.

Le buone pratiche attuate lungo tutto il percorso di produzione, dal controllo dell’irrigazione, alla scelta di bottiglie in vetro riciclato; dall’utilizzo in vigna di materiali biodegradabili, fino al riciclo di tappi ed etichette, fanno si che l’azienda possa porsi l’ambizioso obiettivo, entro il 2026, di divenire una realtà climate positive e che possa dunque catturare più emissioni di quelle che emette.

Sara si occupa in prima persona della sostenibilità, oltre che della comunicazione, ed è particolarmente sensibile e coinvolta in merito, tanto da essere portavoce di questa scelta: “È giusto porre l’attenzione su metodi di produzione che siano sostenibili, ma la vera domanda è quanto ambiente distruggiamo per produrre i nostri vini? Che cosa possiamo fare per ricreare equilibrio?” Da qui l’impegno nel misurare le performance e gestire le emissioni dell’azienda, calcolare carbon e water foot print, coinvolgere e sensibilizzare le realtà locali, gli istituti e le persone che vivono in questo territorio.

 “Tu terra mia o fiume dolce amaro ci avete donato Raboso del Piave, profumo di storia, nostrana tradizione, orgoglio e passione”, inizia così l’inno al vitigno trevigiano, cantato dalla voce del tenore Renato Zuin. Una lode che racchiude nella sua essenza l’amore che lega Giorgio alla sua terra e al vino che ha scritto la sua storia nelle terre del Piave. La sfida dell’Azienda Cecchetto sta dunque nel far rivalutare e far conoscere il Raboso, rispettando il vitigno autoctono ed esaltando le sue caratteristiche principali: grande acidità e indiscussa presenza di tannini.

Numerose le vendemmie, le prove, le strategie di vinificazione attuate per raggiungere l’eccellenza del Raboso: appassimenti per ammorbidire la durezza e le asperità di un vitigno storico, affinamenti in legni di acacia, gelso, ciliegio e castagno, nuove selezioni clonali (Vcr19, Vcr20, Vcr43) create assieme ai Vivai Cooperativi Rauscedo per valorizzare questo vitigno.

Questo percorso ci porta oggi a poterne degustare quattro declinazioni: il Raboso Piave, emblema dell’azienda, che nel colore rosso rubino e nelle note organolettiche, dimostra tutto il suo carattere “forte e rabbioso”, come viene definito; l’innovativo Gelsaia, realizzato con l’appassimento di una parte delle uve, precursore della Docg Piave Malanotte; il rosè Rosa Bruna, progetto dedicato alla mamma di Giorgio, è un metodo classico 100% Raboso, pas dosè che lascia ampio spazio al “carattere indomabile del vitigno”, come lo descrive Giorgio Cecchetto; il passito RP, Giorgio e i suoi collaboratori – supportati da tecnica ed esperienza – assemblano almeno quattro annate che si siano distinte per qualità, affinandole poi per 3 anni in rovere, restituendo così un passito di grande pregio.

Giorgio Cecchetto

Giorgio Cecchetto

Anche se la produzione dell’azienda è soprattutto rivolta al Raboso del Piave e alle sue interpretazioni, non mancano interessanti vini ispirati al mondo enoico nazionale e internazionale. Tra questi spiccano il Sante Rosso - Marca Trevigiana I.G.T., dedicato al fondatore Sante Cecchetto, padre di Giorgio, e il Manzoni Bianco - Marca Trevigiana I.G.T., un incrocio tra Pinot Bianco e Riesling Renano che ha trovato la sua perfezione nei terreni di Lorenzaga (Motta di Livenza, Treviso).

Il rientro in azienda, dopo un percorso di studi economici, del figlio più piccolo Alberto, che si occupa della parte commerciale e delle vendite, definisce il totale coinvolgimento della famiglia nella crescita di questa realtà eo lascia presagire nuove interessanti sperimentazioni ed evoluzioni nella produzione e nel vino stesso. Resta però bene a fuoco l’obiettivo di rispettare l’ambiente, la natura, i vitigni e soprattutto il Raboso, vitigno tanto difficile e duro, ma che è in grado, con la sapienza dei suoi produttori, di regalare sfaccettature travolgenti e racchiudere nei suoi assaggi la storia e le peculiarità di un territorio.