Sabrina Rodelli e Settimo Pizzolato, pionieri del vino vegano

A colloquio con i viticoltori dell'azienda di Villorba, nel Trevisano. Nei giorni del Covid-19 non si sono mai fermati

07-06-2020
Sabrina Rodelli e Settimo Pizzolato, Cantina Pizzo

Sabrina Rodelli e Settimo Pizzolato, Cantina Pizzolato, Villorba (Treviso)

Rivoluzionare un’azienda agricola con 5 generazioni alle spalle. È stata la grande sfida di Settimo Pizzolato. Affiancò il padre nel 1981 occupandosi, primariamente, di coltivazione ortofrutticola. Siamo a Villorba, a nord di Treviso. Il tema della sostenibilità è nel Dna di questo pioniere che ottenne certificazioni biologiche già nel 1991.

Al giovane Pizzolato serviva un nuovo progetto con l’asticella della qualità puntata in alto. Pur avendo le idee chiare su come produrre un grande vino sostenibile, ha avuto un fondamentale incontro con Sabrina Rodelli, compagna di vita e, ancora oggi, deus ex machina dell’azienda, con una grande competenza in materia, ottimo intuito manageriale e amante dei particolari.

Spiega Sabrina: «I nostri consulenti in cantina ci hanno guidato per ottenere grandi vini. Noi abbiamo il dovere di curare i dettagli di una bottiglia. Dall’etichetta al tappo, senza trascurare la comunicazione. Occorreva sviluppare una bottiglia sostenibile al 100%. Per esempio, la nostra linea Muse ha promosso un nuovo concetto di vuoto a perdere. Dopo aver gustato la bollicina, il vetro può trasformarsi in un’originale vaso per i fiori, un porta-spezie o una base trasparente per una lampada da tavolo».

La tenuta

La tenuta

La barricaia

La barricaia

Barba Rossa Malanotte Docg, 100% Raboso Piave

Barba Rossa Malanotte Docg, 100% Raboso Piave

Pizzolato ha iniziato a produrre vini biologici vegani all’inizio degli anni Novanta, cioè nettari che escludono l'utilizzo di qualsiasi sostanza di origine animale. Per esempio, per chiarificare il vino usano la bentonite, materia argillosa che svolge la stessa funzione dell'albumina o della colla di pesce e cioè quella di attrarre sul fondo delle botti i residui e le sostanze grossolane. «In queste settimane la nostra azienda non si è mai fermata», ci spiega, «Abbiamo adeguato gli spazi secondo i protocolli di sicurezza, sia in cantina sia negli uffici. In campagna la natura è in continuo movimento. La vendemmia non ci spaventa perché noi lavoriamo con delle cooperative locali. Il lavoro è esattamente lo stesso del passato. In cantina, in verità, abbiamo aumentato i turni di lavoro perché il nostro fatturato si sviluppa per un 10% in Italia e il resto all’estero. Lavoriamo moltissimo con i monopoli del Nord Europa e il Covid 19 ci ha fatto registrare un notevole incremento di fatturato».

Chiosa Sabrina: «I nostri dipendenti avrebbero voluto fermarsi. Sappiamo di aver chiesto loro un grande sforzo per portare a termine le consegne. Un lavoro importante. Pur in tempi difficili, abbiamo raccolto quello che negli anni 90-95 abbiamo seminato in quei paesi. È un area europea dove la qualità elevata, il tema bio e le certificazioni sono un segno distintivo. Ci siamo fatti assistere da 8 esperti consulenti della scuola di enologia di Conegliano per creare vini biologici vegani di alto livello. Ed eccoci qui, oggi, a raccontarlo con orgoglio. Un lavoro durissimo. Non abbiamo mai mollato».

Tra i vini ci ha colpito moltissimo il Barba Rossa Malanotte Docg, 100% Raboso Piave con un’identità che esemplifica le tradizioni in chiave moderna. «È il nostro vino d’ autore», spiega Settimo, «Abbiamo voluto misurarci con un vino che, dalle nostre parti, ha origini antiche. Forse con una buona dose di coraggio abbiamo sfidato la tradizione per attualizzarlo. È un vino vegano, naturalità estrema. Ti piace oppure lo detesti. Noi lo amiamo alla follia. Pensiamo sia una sintesi perfetta del nostro modo di fare il vino». E il Prosecco Rosato? «Ci stiamo lavorando, per ora non possiamo dire di più».


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