Visellio 2016, estratto di puro Salento

Finezza sbarazzina, sentori di frutta matura e spezie, una bella sapidità. Radiografia del Primitivo di Tenute Rubino

10-07-2021
a cura di Marilena Lualdi
Tommaso e Luigi Rubino, padre e figlio, titolari d

Tommaso e Luigi Rubino, padre e figlio, titolari di Tenute Rubino a Brindisi

Tre annate in cui leggere un richiamo e una promessa. Che cioè il Primitivo è capace di attraversare il tempo, mettendo a fuoco la propria personalità, fiero di quella sua definizione originaria: il vino da offrire all’ospite che conta. In occasione della quindicesima vendemmia, Romina e Luigi Rubino hanno riservato una parte del 2016 per celebrare la storia e la coerenza di questo “estratto di puro Salento”. Come? Leggendo attraverso l’identità di questo Primitivo Igt Salento nelle annate 2010, 2012, 2016, insieme a Luca Petrelli, enologo di Tenute Rubino, e Giuseppe Baldassarre, referente regionale Puglia della Guida Vini Ais e membro della commissione didattica nazionale Ais.

Parola magica, Visellio, Primitivo in purezza, la cui storia sboccia all’avvio del nuovo millennio, tra le vigne di Uggìo. Primo Nativo: un arrivo che celebra la ricchezza di gusti e cultura di questa terra. «La mia famiglia da metà degli anni Ottanta si occupa di vini nell’Alto Salento – racconta Luigi – l’abbiamo fatto grazie all’intuizione di papà, che ha creduto nelle potenzialità della viticoltura salentina, investendo i proventi di altre attività nell’acquisizione di splendide tenute agricole. A partire dal 1998 mi sono avvicendato nella sua figura, fondando nel 1999 le Tenute Rubino».

L’azienda oggi produce 16 tipologie di vini, principalmente rossi, e il 50% della produzione è esportato in diversi Paesi; le uve sono lavorate in una cantina baricentrica rispetto alle altre della società, ma se ne sta realizzando una ulteriore. Il Primitivo protagonista in questo round - senza dimenticare il “fratello” Susumaniello - nella prima tenuta acquistata dal padre Tommaso, a Uggìo, un altopiano a metà strada tra Ionio e Adriatico, in un’area molto ventilata e con terreni di medio impasto e buona presenza di scheletro, con importanti escursioni termiche, in particolare in estate, sottolinea ancora Luigi Rubino.

Visellio 2016

Visellio 2016

Grappoli di Primitivo

Grappoli di Primitivo

Trent’anni fa, si volle appunto ripiantare il Primitivo: «Un tempo si servivano i cosiddetti vini dell’ospite importante che ci veniva a trovare a casa, a lui volevamo offrire un prodotto straordinario».

Ecco allora il viaggio nelle annate in cui è stato prodotto Visellio, così differenti da aiutare a cogliere le sfumature non soltanto legate allo scorrere del tempo. Una premessa sul nome: si riallaccia a quello dell’antico proprietario del fundus che durante l’Impero Romano qui aveva le fornaci utilizzate per realizzare le anfore, contenitori del vino pugliese già diffuso con apprezzamento nel Mar Mediterraneo.

Nel 2016 sono state prodotte 18.500 bottiglie e 230 magnum. Una buona annata, con produzione nella media: le uve sono state raccolte il 5 e il 6 di settembre. Le piogge di media intensità tra aprile e giugno, sono state serene alleate. Dopo la macerazione, 8 mesi di affinamento in acciaio, quindi in barrique nuove per 9 mesi e ancora l’imbottigliamento con ulteriore sosta di dodici mesi. La caratteristica che dà il benvenuto è il color rubino brillante, che acquisisce sfumature di eleganza più antica e discreta nel 2010, annata dalle caratteristiche climatiche simili.

Del 2016 abbiamo apprezzato in particolare la finezza che sa essere a tratti anche sbarazzina, sprigionando sentori di frutta matura e spezie. La sapidità si avverte dalla carezza del mare. Un ambasciatore poderoso del territorio, ma non prepotente, come si ribadisce nell’annata 2010. Un’immagine complessa, eppure immediata. E immediato era stato il riconoscimento della Guida “Duemilavini Ais 2003” che premiò la vendemmia 2001 con il massimo punteggio: i 5 Grappoli.


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