Chianti Classico: la fiducia nel Sangiovese dà buoni frutti

I nostri appunti dalle Anteprime di Toscana: la qualità premia. Ecco chi sta lavorando meglio, almeno secondo noi...

15-02-2019
Uno scatto dalla Chianti Classico Collection 201

Uno scatto dalla Chianti Classico Collection 2019, che si è svolta alla Stazione Leopolda di Firenze nell’ambito delle Anteprime di Toscana

Fiducia nel Sangiovese e sostenibilità: questi i fattori sui quali stanno puntando i produttori di Chianti Classico. E lo si è visto, non solo sulla carta ma anche nel bicchiere, alla Chianti Classico Collection 2019, che si è svolta alla Stazione Leopolda di Firenze nell’ambito delle Anteprime di Toscana.

Due fattori indicati direttamente dal presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, che ha spiegato come la strada della qualità e della valorizzazione dei vini e del territorio rimanga la miglior strada possibile da percorrere per la denominazione. «I produttori hanno sempre una maggiore fiducia nel Sangiovese, nella consapevolezza di poter fare dei grandi vini che abbiano un forte legame con il territorio». Un legame che si traduce anche in rispetto, in una visione sempre più “green”, con progetti nelle aziende sempre maggiormente legati alla sostenibilità.

Scelte che stanno premiando, secondo Manetti, visto che si registra anche un aumento delle vendite per valore del Chianti Classico che, comunque, resta sempre molto legato ai mercati esteri, dove si piazza il 77% delle bottiglie, e gli Stati Uniti ricoprono il 34%. «Anche il Canada ci sta dando soddisfazioni - spiega Manetti - Una zona dove c’è davvero una buona crescita». Insomma, la qualità premia. E soprattutto premia il Sangiovese, sempre più declinato in purezza e meno “contaminato” da vitigni internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon.

Le annate di riferimento in questa Chianti Classico Collection sono in sostanza tre: la 2018, per la quale in realtà ci sono solo ottime aspettative, ma per i vini bisognerà aspettare l’edizione 2020 della manifestazione. Poi c’è la 2017, con 65 campioni presentati dalle aziende. «Annata difficile - ha spiegato il presidente Manetti - rappresentata dalla gelata primaverile ad aprile e successivamente da un periodo siccitoso in estate. Abbiamo perso in media il 30% della produzione».

Dagli assaggi è emersa l’effettiva difficoltà dei produttori a gestire una vendemmia così complessa, cercando di non stravolgere l’essenza dei loro vini. In media, la 2017 ha riservato comunque una qualità superiore rispetto alle aspettative, anche se in alcuni casi ci si è trovati di fronte a vini spigolosi, con tannini accentuati e certe volte anche sovrastanti, e anche un po’ “corti”. All’opposto, invece, ci sono realtà che hanno saputo distinguersi per eleganza e piacevolezza. Tra questi piace segnalare Cinciano, Castagnoli, Riecine, Castello di Querceto, Fèlsina, Nardi Viticoltori e il Retromarcia di Monte Bernardi.

Alessandro Campatelli di Riecine

Alessandro Campatelli di Riecine

La terza annata di riferimento è la 2016, con le anteprime di Riserva e Gran Selezione. «Una delle migliori vendemmie degli ultimi anni - ha sottolineato il presidente Manetti - che si presta a lunghi invecchiamenti».

In effetti la 2016 è davvero stata ottima: la media qualitativa è davvero molto alta, dove i punti di forza sono eleganza e longevità. Se dobbiamo trovare un difetto, dobbiamo dire che alcune aziende si sono per certi versi limitate a fare il “compitino”, cioè a realizzare un buonissimo prodotto senza però esaltarne l’annata. Ma sono davvero tanti quelli che invece hanno realizzato bottiglie da segnarsi e soprattutto da mettere in cantina.

Giacomo Nardi di Nardi Viticoltori

Giacomo Nardi di Nardi Viticoltori

In alcuni casi, con alcuni produttori, ci dobbiamo ripetere:  è il caso delle Riserve di Riecine, un riferimento per l’eleganza dei vini prodotti e per la capacità di esaltare le caratteristiche del Sangiovese, e di Nardi Viticoltori, con il giovane Giacomo Nardi che ci aveva stupito lo scorso anno e che ora si ripete, con vini fruttati ed equilibrati, con una piacevole nota balsamica. Sempre per le Riserve, ottimi sono anche il Gallule di Gagliole, il Levigne di Istine (campione da botte), Maurizio Borgioni e il Bugialla di Poggerino. Poche le Gran Selezioni 2016 già presentate (solo 12 campioni), tra queste interessante il Vigneto Bellavista di Castello di Ama e il Vigna Contessa Luisa di Conti Capponi/Villa Calcinaia

In conclusione, lo stato di salute del Chianti Classico è buono: vini che sanno farsi valere nel mondo grazie al Sangiovese. Senza troppi compromessi.


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