VENI VIDI DAJE, Roma senza sbroccare

Antonello Colonna a Identità Golose Milano ha cucinato per Carolina Venosi e il suo dizionario romanesco-inglese

27-02-2020
Carolina Venosi tra Antonello Colonna e Paolo Marc

Carolina Venosi tra Antonello Colonna e Paolo Marchi a Identità Golose Milano

Antonello Colonna è molto probabilmente lo chef, al pari di Moreno Cedroni, che ha fatto più spesso capolino nelle cucine di Identità Golose Milano fin dall’inaugurazione del settembre 2018. L’ultima volta l’abbiamo appena lasciata alle spalle. Martedì scorso 25 febbraio, ha preso possesso delle cucine assieme al suo più stretto collaboratore meneghino, Alessio Sebastiani, tra l’altro conosciuto proprio nell’hub di via Romagnosi quando l’idea del ristoratore romano di aprire a Milano era ancora una ipotesi e non una certezza.

Motivo di una cena dai tratti originali è stata la (mancata) presentazione di un libro davvero simpatico che avrebbe meritato una signora conferenza come era previsto prima dei divieti a tenere eventi causa la diffusione del coronavirus. Tutti subito a tavola seguendo Colonna e la sua e nostra ospite, Carolina Venosi, romana anche lei.

Carolina, che in Instagram ha scelto di presentarsi come @biondaconlasmart, è la mente di Rome Is More, sito, ma non solo, dedicato al dialetto della capitale, pittoresco come pochi altri. La Venosi ha curato infatti Veni Vidi Daje, “dizionario romanesco-inglese per cavarsela a Roma senza sbrocca”, e Antonello l'ha voluta con sé a Milano.

Ha scritto l’autrice: «Nel brusio internazionale di tutte le lingue del mondo, una sola nota non passa inosservata, quella che rimbomba forte e chiara tanto in piazza Navona quanto alla Garbatella, all’EUR come sotto al Colosseo: AHO’! L’ironia di VENI VIDI DAJE nasce proprio dalla pretesa di dare un aspetto formale a qualcosa che per sua natura non lo sarà mai».

Cavatelli ragù di agnello e broccolo romanesco

Cavatelli ragù di agnello e broccolo romanesco

E, attenti, non si tratta di un autentico dizionario, tanto che le singole voci non sono nemmeno riportate in ordine alfabetico. Questo perché ci si imbatte «nel racconto di una città e delle persone che vi abitano, fatto attraverso le parole usate nella vita di tutti i giorni, lo spirito più autentico del romano: sornione, espressivo, certamente un po’ cinico ma anche confortante».

Mancando un vero momento di presentazione e di confronto, l’autrice ha dato il buon appetito ai presenti facendo due esempi, classicissimi: me cojoni e ‘sti cazzi. «Che non sono affatto sinonimi. Me cojoni esprime stupore, il wow degli inglesi davanti alla maestà del Colosseo. ‘Sti cazzi invece serve per non dare importanza, per sminuire qualcosa che ci viene magnificato come quando un milanese magnifica il Duomo e tu gli rispondi pronto ‘Sti cazzi, noi c’avemo er Colosseo». E con questo un romano intende chiuderti la bocca. E sovente vi riesce.

Quanto alla cena in sé, tanta tradizione pensata in chiave contemporanea. Prima però un piccolo omaggio a Milano: Mondeghili, polpette nel resto d’Italia. Quindi Porchetta e puntarelle; Cavatelli ragù di agnello e broccolo romanesco; Pollo alla cacciatora; Zeppole e piccoli maritozzi. Come si dice nella capitale che bontà?


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