Il Milano Whisky Festival funziona anche online

I fondatori Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone non si sono fatti scoraggiare: la quindicesima edizione in digitale ha raggiunto 20mila appassionati di spirits

22-12-2020

Ci sono riti nascosti nel whisky, piccoli accadimenti silenziosi che lo fanno grande: la “porzione dell’angelo” non è forse uno di questi? Ecco allora che non ha avuto paura di attraversare il confine impalpabile della digitalizzazione per continuare a far esplorare vecchi e nuovi orizzonti.

Per la quindicesima edizione del Milano Whisky Festival si è dovuto infatti rinunciare al luogo di incontro e confronto traboccante di energie che era il Marriott a Milano e la nostalgia di quei momenti non è in discussione. Però, per dirla con le parole di Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone, fondatori della manifestazione, «questa edizione online ci ha insegnato che la passione non conosce barriere...».

Lo ha fatto con i numeri: 17 eventi con ospiti internazionali, 810 persone hanno partecipato via zoom alle masterclass e i talk che hanno spalancato altre frontiere. In tutto, 20mila i fans raggiunti dalle dirette sulle pagine social, e con migliaia di interazioni. L’appuntamento per il 2021 è già fissato, come una promessa che gli amici, uniti dalla comune passione, sentono più forte che mai: sabato 13 e domenica 14 novembre, sognando che la pandemia sia un ricordo o comunque un nemico domato, e si possano condividere anche gli spazi fisici.

Nicola Riske

Nicola Riske

Del resto, i due “padri” del festival non si sono fatti scoraggiare dal formato digitale, loro che sono stati guidati da quell’emozione inarrestabile di nome whisky da una vacanza in Scozia ormai parecchi anni fa. Il catalogo online ha guidato come di consueto attraverso conferme e sorprese tutte da (de)gustare.

Calcio di inizio dei talk, quello con Macallan e Nicola Riske . Un viaggio nello Speyside, che ha frugato tra le spiegazioni del successo di questo prodotto. Macallan rivendica una «ossessione per la qualità» e da questa conversazione ci portiamo a casa le pennellate precise di Nicola, che ci ha fatto sentire tutta la potenza delle piante, alleate cortesi del whisky.

Vincent Löhn

Vincent Löhn

La ricerca del legno è stata definita maniacale da Angelo Canessa, dalla ghianda alla costruzione della botte fino all’invecchiamento. È così che possono avvenire prodigi, come rintracciare in un prodotto profondamente scozzese la suggestione agrumata della Spagna. Le bottiglie si sono espresse con un’armonia, che Riske ha svelato così: «Assomigliano a fratelli: si vede che sono parenti, ma ognuno ha la sua personalità, il suo stile».

Intriganti anche le masterclass, ci siamo voluti soffermare in quella caccia al tesoro che è parsa la serata dedicata a Liquid Treasures con Vincent Löhn. Il fondatore e guida di questa società tedesca che seleziona singole botti di single malt whisky e di rum, ci ha fatto compiere un viaggio nel tempo.

Imbottigliatori indipendenti che sanno accompagnare in un mistero, perché non conosciamo il nome del produttore, bensì la zona: e forse questo grida ancora più forte l’identità. Un record spetta a una produzione di Jura del 1992, con 28 anni di invecchiamento. Ma possiamo anche incontrare un single malt di Ardmore, 2009, 10 anni di invecchiamento, un giovincello che sfoggia 61 gradi e la torba grande protagonista.


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