«Evoluzione e non rivoluzione»: il rilancio del Brunello di Biondi-Santi

L'Ad Bertolini racconta i progetti della storica azienda e lancia le prime magnum: «In futuro anche la cantina nuova»

20-10-2021
Le Riserve di Brunello di Montalcino di Biondi-San

Le Riserve di Brunello di Montalcino di Biondi-Santi: simbolo di eleganza

Quella scrivania con tanto di giacca appoggiata alla sedia ancora presente tra le botti della Tenuta Greppo a Montalcino, non è un semplice “pezzo da museo”. Guardandola, chi lavora alla Biondi-Santi sa che non deve deludere chi, quella scrivania, l’ha occupata: il dottor Franco Biondi-Santi.

Il sentimento deve essere una dirompente combinazione tra orgoglio, responsabilità e stimolo a fare sempre meglio.

Giampiero Bertolini, amministratore delegato della Biondi-Santi

Giampiero Bertolini, amministratore delegato della Biondi-Santi

Chi lo sa bene è Giampiero Bertolini, da qualche anno amministratore delegato della Biondi-Santi: c’è la consapevolezza di lavorare su un nome che è la storia del vino in Italia.

«Noi ci sentiamo la responsabilità molto grossa di andare avanti – spiega Bertolini, durante un incontro avvenuto a Milano su una splendida terrazza affacciata su Santa Maria delle Grazie – e per questo continuiamo a fare evoluzione e non rivoluzione».

Prime magnum della storia per la Biondi-Santi: qui la Riserva 2013

Prime magnum della storia per la Biondi-Santi: qui la Riserva 2013

La storia parla da sola, ma bisogna accompagnarla nel futuro. «Vogliamo investire soprattutto nella produzione, nel vigneto, in particolare con l’acquisto di nuovi terreni e con lo studio approfondito dei terroir e delle vigne. In tal senso abbiamo un team che sta lavorando molto bene. Già dalla vendemmia 2019 abbiamo identificato 12 differenti parcelle dove si capiscono le differenze dei suoli, all’interno delle 5 zone di Montalcino che caratterizzano la Biondi-Santi. In cantina cerchiamo di lavorare con attenzione: avevamo delle vecchie botti del 1800 che ora abbiamo sostituito. L’obiettivo è mantenere lo stile Biondi-Santi».

L’eleganza del Brunello di Montalcino. «La risposta della clientela è stata ottima – sottolinea Giampiero Bertolini - abbiamo avuto un aumento sopra le aspettative. Vuol dire che stiamo facendo le cose giuste. Con i nostri vini usciamo a marzo, ma a fine luglio avevamo allocato il 94% delle bottiglie. Questo significa che c’è la voglia dei consumatori di ritrovare Biondi-Santi».

Giampiero Bertolini durante l'incontro a Milano

Giampiero Bertolini durante l'incontro a Milano

Eppure, dopo l’arrivo come proprietari del gruppo Epi (Européenne de participations industrelles) di Christopher Descours, c’è stato un cambio di rotta sui mercati. «Abbiamo azzerato la distribuzione – evidenzia Bertolini - I rapporti con l’Italia sono ripartiti subito, sull’estero abbiamo ricostruito. Ora ci troviamo in 54 paesi nel mondo, mentre prima eravamo in 32 paesi. E abbiamo registrato un incremento durante il Covid».

Con un pensiero che va proprio a chi ha permesso questa “ripartenza” della Biondi-Santi. «Siamo fortunati: la proprietà di Biondi-Santi non è un fondo di investimento, ma una famiglia che crede nel mondo del vino e ha una visione di lungo periodo. E questo è un messaggio positivo per noi, ma anche per il cliente. Il dottor Descours è voluto venire alla Tenuta Greppo per vedere l’andamento della vendemmia, con grande entusiasmo e passione. Inoltre, per il futuro, ha in mente di realizzare una nuova cantina».

Una immagine storica: Franco Biondi Santi con una bottiglia di Riserva del 1888

Una immagine storica: Franco Biondi Santi con una bottiglia di Riserva del 1888

Sono traguardi importanti, per la Biondi-Santi, da festeggiare con una novità: i grandi formati. «La Riserva 2013 rappresenta una svolta. Prima di tutto si tratta della prima dopo la 2012, che era stata l’ultima vendemmia del dottor Franco Biondi-Santi. Ed è la prima volta che escono anche le magnum e i grandi formati: non ne erano mai state fatte. A oggi, comunque, la Riserva 2013 è più venduta rispetto alla 2012».

Ricordiamo che la produzione della Biondi-Santi si attesta attorno alle 95mila bottiglie annue, con la possibilità, ogni vendemmia, di poter scegliere tra la produzione dei suoi 47 ettari. «Le vigne? Noi pensiamo che debbano vivere 70 anni, e non 35 come la media della zona».

Il Rosso di Montalcino, un vino da non sottovalutare

Il Rosso di Montalcino, un vino da non sottovalutare

Sui vini c’è poco da aggiungere: lo stile, l’eleganza e la finezza Biondi-Santi sono il tratto che contraddistingue anche la Riserva 2013. Una nota particolare la merita il Rosso di Montalcino 2018: «Noi non lo consideriamo affatto un vino “di risulta” – tiene a precisare Giampiero Bertolini – Anzi, crediamo che sia un vino molto importante. Vogliamo ridare dignità a un vino che molti altri produttori lo considerano di seconda fascia e non gli danno il giusto interesse».

Ovviamente meno complesso e strutturato del Brunello, si tratta di un’espressione di Sangiovese netta e pulita, che trova proprio nella facilità di beva e di abbinamento al cibo il suo punto di forza.

Emozioni con la Riserva Storica 1983

Emozioni con la Riserva Storica 1983

Un’ultima nota è per la Riserva 1983, la Storica: alcune bottiglie sono infatti conservate alla Tenuta Greppo per poi uscire con molti anni di affinamento, a dimostrazione della longevità di questi straordinari Brunelli di Montalcino. La Riserva Storica 1983 ne è l’esempio più fulgido: un vino vivo, complesso ma non stanco, profondo e lungo, e al sorso sorprende per l’acidità. Ricchezza senza sfarzo, la nobiltà. Un vino al quale bisogna approcciarsi magari con un po’ di rispetto, ma che poi dimostra la sua grande bevibilità: d’altronde i grandi Brunelli, invecchiati, diventano delle opere d’arte, da bere con i giusti abbinamenti

E per l’occasione è stato lo chef Paolo Griffa del Petit Royal del Grand Hotel Royal a proporre i suoi piatti, convincendo con le sue idee innovative.