Serra Ferdinandea, un sogno in Sicilia. Planeta e i francesi Oddo Vins&Domains insieme in un nuovo progetto

Un bianco, un rosato e un rosso i primi vini della nuova azienda, nati da blend di uve siciliane e francesi. È stata avviata la gestione dei vigneti secondo i criteri della biodinamica

26-04-2021

Di che materia sono fatti i sogni? Di amicizia, passione e naturalmente vino rispondono gli imprenditori del vino Planeta e Oddo. E non potrebbe essere altrimenti per chi, come loro, conosce la storia e la cultura siciliana e francese, ne ha ben presente il legame plurisecolare, dai re normanni fino a Voltaire e Sciascia ed ha intuito quanta bellezza possa regalare una visione che nasce dal vino. Un sogno condiviso e complementare con un nome sospeso tra passato e futuro: si chiama Serra Ferdinandea ed è il nuovo progetto che unisce la storica azienda siciliana Planeta, che negli anni è riuscita ad affermarsi tra i fuoriclasse del vino siciliano, alla società francese protagonista di un progetto vinicolo internazionale di altissimo profilo (con realtà create Oltralpe e poi in Sudafrica, Spagna e adesso anche in Italia).

Foto con i protagonisti del nuovo progetto

Foto con i protagonisti del nuovo progetto

La prima joint venture Sicilia-Francia nasce così in provincia di Agrigento ed è voluta da Planeta e Oddo che si presentano con tre vini nati dall’unione di vitigni identitari dei propri territori: «Tutto ha inizio nel 2018, con l’incontro tra le nostre due famiglie – raccontano Lorraine Oddo e Alessio Planeta, entrambi a capo del progetto – innescato da Florent Dumeau, che da anni lavorava per le nostre aziende e che oggi é l’enologo del nostro progetto insieme». La nuova realtà prende il nome dalla sua collocazione in una serra montuosa (siamo a Sambuca di Sicilia tra i 400 e i 450 metri sul livello del mare) dalla quale, volgendosi verso il libeccio, si può osservare quel tratto di mare dove nel 1831 apparve per pochi mesi l’Isola Ferdinandea. Subito contesa da Francia, Inghilterra e Regno delle Due Sicilie, scomparve pochi mesi dopo sotto la superficie del mare, senza più affiorare.

L’isola, che appare-e-scompare, è riportata nelle belle etichette che raccontano questo sogno fatto in Sicilia: i vitigni che hanno fatto la storia della più grande regione vitata d’Italia come grillo e nero d’Avola si uniscono ai francesi sauvignon blanc e syrah per dare vita a tre vini icona della nuova azienda. Sono un rosso, un bianco e un rosè (gli ultimi due in uscita in questi giorni, a differenza del rosso che sarà commercializzato ad ottobre) i frutti di questo matrimonio italo-francese nato da 15 ettari vitati (che diventeranno 40 nel 2023) circondati da altri 60 in via di rimboschimento e che, in parte, ospiteranno colture a servizio del vigneto e aiuteranno la gestione del vigneto affidata all’agronomo Adriano Zago, secondo i criteri della biodinamica.

Altra novità assoluta riguarda la distribuzione affidata a DIVA, storico negociant di Bordeaux che distribuisce molti tra più iconici chateau francesi e un ristretto numero di aziende storiche dal resto del mondo. Teatro di questo nuovo racconto dell’isola è il bel borgo di Sambuca di Sicilia, nel cuore delle Terre Sicane e proprio a due passi dal palmento rupestre fenicio detto “della Risinata e dal Monte Kronio" (a Sciacca), dove è stato fatto quello che probabilmente è il più antico ritrovamento di vino di tutto l’occidente, datato 6.000 anni.

Un luogo dove la vite ha radici che sono tra le più antiche di tutto il Mediterraneo, se non addirittura le più antiche in assoluto, come testimoniano questi ritrovamenti archeologici. Scenario ideale per continuare a sognare e realizzare anche una cantina, che nascerà a breve.


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